domenica 30 dicembre 2012

Sonno o son Destro?

























La Russa molla Berlusconi. Non gli ha teso il braccio.

Fonda un partito assieme alla Meloni. E dire che nel PDL in giro se ne vedevano di notevoli.

"Lanciamo il nuovo Centrodestra italiano". "Linciamo" era più credibile.

Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto per la nuova destra: l'annuncio su Fez-book.

Un partito nato dalla scissione dei colonnelli di AN. Purtroppo, senza spargimento di sangue.

"Una scelta lunga e tortuosa", a sentir Crosetto. O il suo enorme swanstuck.

Puntano a rinnovare la destra. Ecco perchè al progetto è interesssato anche Renzi.

venerdì 28 dicembre 2012

TELE CAMURRIA






















  


"Ogni società ha i criminali che si merita" (Alexandre Lacassagne).

Telecamurria, per historia patria di banconote pallottole e dominio tribale, posizioni e rendite, mistura sempreverde quando di criminalità organizzata trattasi; e la terra infelix all'ombra vesuviana è coltura per bacilli resistenti e proteiformi, in Campania è da qualche lustro che han piantato vessilli ed antenne le cricche ormertose della medialità virale, risilienza muscolare per etere criminogeno a profitto para-imprenditoriale.
Terza Regione del Belpaese per numero di licenze, in cui nidificano ben 77 tv locali e 165 radio a media frequenza, la Campania ha subito l'assalto fenomenico e neoliberista di melodie a suon di kalashnikov e guapparia, "onore" e malavita, per noumenon sostanziale ad alto frequenziale malavitoso.

Dal boss che si iscrive alla Siae come autore, all’editore in diretta società con la zuppa del Casalese, al capoclan o al suo prestanome utile alla gestione della tv e del canale via etere: la Regione trasmette  questo e molto altro ancora, le trasmissioni radio e tv sono utilizzate per inviare messaggi agli affiliati, attraverso onde anomale sparate nell'aere come fossero proiettili, potenze fuori scala o su frequenza abusive, rubate allo Stato; un danno per la collettività stimato in almeno 500 milioni di euro, tendente al rialzo. Antenne trasmutate in sciabole puntute per fendere l'etere al ritmo di neomelodie metropolitane pronte a minacciare, intimidire, sfruttando il canale della pubblicità per giustificare il racket delle estorsioni, con cantanti pedine ed alfieri sul proscenio, per scambi cifrati di codici ed enigmi a "parlesia", per scacco matto al boss di turno.

Minime realtà, di vicolo e quartiere, divenute gruppi editoriali di caratura regionale: in ballo ci sono contributi pubblici per circa 12 milioni di euro annui, migliaia di spot, soprattutto elettorali, utilizzati per ottenere protezioni politiche, per allagare il refluo bacino di scambio per voti ed appalti, affari a tinte fosche; il controllo dell’informazione e la gestione dei posti di lavoro dell’indotto sono fetta complementare alle attività dei clan, cui si aggiunge direttamente la milizia neomelodica, con la fureria a rimorchio dei sedicenti maghi e taroccatori professionisti a complemento. Un’illegalità diffusa e tollerata, un sottobosco che sopravvive indenne, nonostante esposti, denunce, ed inchieste della magistratura: realtà proteiforme e fruttuosa, afferente alla parcellizzazione delle cosche napoletane e della provincia, un barnum a compagnia risalente ai primi anni '90, sempre in chiave neo-melodica.

Una chiave pseudo- musicale diventata poi colonna sonora di strati sociali dell’intero Mezzogiorno, genere che valica i confini rionali, divenendo traccia distonica, sottofondo per  "gruppi di fuoco" dei clan, coi guaglioni caricati a molla tra una striscia ed acuto, prima dei raid a spedizione; omicidi al ritmo trash di amorucoli ancestrali e vite in latitanza, boss e pentiti, 'nfami e malamenti : e quello dei cantanti è bussinesse  fin troppo redditizio, quantificato in 200 milioni annui, una perdita netta per l’erario stimata in 80 milioni di euro netti. Mercato in grado di generare un consenso e comunanza, promuovendo in tutta Italia la sottocultura camorristica, creando posti di lavoro ex novo, con estorsioni continue ai commercianti per gli spazi pubblicitari via etere imposti, e il sostegno delle società compiacenti (quando non strettamente controllate dai boss), che si declina in raffica di televendite "consigliate" sulle emittenti della Camorra S.p.A.

E se un tempo per creare consenso sociale, serviva avere ville hollywoodiane, con serraglio di bestie esotiche a complemento libere di ruggire nell'aia, i nuovi boss 2.0 guardano ai media come a nuove frontiere per impiegare peones e manovalanza, "pali" ed antenne, sentinelle ed affiliati, con i cantanti neo in prime time e fila nella recherche spasmodica di profitto e rispetto: la fiction napoletana si arricchisce di crime time, con serenate calibro 9 a gorgheggiare sempre più dalla parte del crime.  
Benvenuti, Gomorra is on demand.

domenica 23 dicembre 2012

ANTENNA PATTA

























"Ci sono due categorie di televisione: la televisione intelligente che fa dei cittadini difficili da governare, e la televisione imbecille che fa dei cittadini facili da governare" (Jean Guéhenno).

Antenna Patta è tornato,  redivivo  ed e-rettile all'abbisogna, gastaldo priapesco ad eiaculatio ritardata, precoxemente smitizzato, per mitopoiesi mediale a tinte fosche e di cerone, tacco dodici e poppute al seguito: nulla sfugge al margravio plutocrate mascellonico e plastico, nessuna televisione, rete, canale, rivolo, frivolo, per il frugolo ottuagenario, Fregoli manigoldo ovviamente e pedissequamente in fregola diuturna. Ave, nell'alto di SKY, in MEDIASET stat virtus, RAI e ti sarà rato, e consumato il matrimonio, tra il Cainano e le sue ancelle e vestali, chè la TV è "robba" sua e le sue antenne vispe per vespidi in abito lungo e chaise longue svettano puntute e imperiture sul Montecitorio più alto.

La campagna è marziale, anti-montiana e ferale, i marziani voglion sbarcare a Roma, per prossima sventura, legislatura a futura memoria, memores domini  d'un PDL in reflusso gastro-esofageo da sbornia post-tennica, col Monti candidato e politicante, una nuova favella distonica rispetto all'abaco dell'A-B-C uber alles, dell' ormai svenata consiliatura a strascico; dunque è tempo di rimonta, del Mida alla Goldman and Sex, di antenne pazze, di marcatura ad uomo, col nano da giardino fossile pressurizzato a dovere e pronto a spectaculare eruzione come Tappo di champagne, come budello di cerone, prono all'auditel, coi servi sciocchi e meno grevi adulanti, questuanti, postulandi, per domande scoscese come galosce inumidite, per sicuro passo nella leccata di regime, che il Re è tornato e non vuole scrofole tra le palle, per tocco sicuro dall'umidiccio al sacro (nel senso d' osso).

E prima la D'Urso, cammellata di sicuro, e poi le consuete truppe, i Vespa, i Giletti, i TG4, TG5 e TG6, gli studi aperti come le notti di cabiria in quel d'Arcore, cosce contrite quanto sacrestani in chiesa, turibuli ed aspersorio per riti e lupercalia, gossip e malabolgia, e giù fino al girone dell'inferno più vero, per una diretta lunga un disadorno, crudo, e posticcio sogno, per l'election day after, e noi dislessici ed amorfi, a raccogliere le briciole del Belpaese, trasformato all'uopo nell'ennesima sagra di vinello, tarallucci e braciole affumicate. Il Drago non disdegna bastioni e merli, torri e torrette, passando senza sosta dall'ammiraglia alla scialuppa, ed approdando financo a Julie Italia, microbiotica emittente locale partenopea, satellite semi-oscuro dell'empireo Mediaset: la televisione appartiene a Lucio Varriale, storico patron di Telelibera 63, tv alle vongole allevata nelle vibrionica acque di Mergellina, epigono infinitesimale del Berlusca meneghino.

Il Cavalier Bananoni non s'è lasciato sfuggir occasione, prestando il suo cerato volto per una intervista sbottonata come una finanziera in ambasce: il figlio di Varriale, Livio, ha condotto a termine il grato compito porgendo assist al nostro Nanoleone, come nemmanco Ronaldinho ai tempi d'oro; e giù un florilegio di percentuali vincenti, con l'annoso problema rifiuti neapolitano rispolverato per l'occasione, ovviamente risolto dal Governo targato Hardcore, tra un Bertolaso uber alles, che quando non era occupato coi massaggi defaticanti delle coccottes, si ricordava d'esser capo della Protezione Civile (nel senso che metteva su i preservativi con un certo garbo), un Surdato 'Nnammurato, un pulcinella d'oro, ed una pizza a forma di mandola (o un culo a forma di mandolino?), etc. etc.

Se non fosse ben chiaro, Lo Hobbit è tornato sugli schermi, sempre alla recherche dell'Anello del Potere con cui infibulare un Paese intero per i suoi personali intrallazzi sessual-finanziari: il Regno di Montor è baluardo invalicabile, o solo cavalluccio a dondolo di frisia, per il Cavaliere e le sue Amazzoni? Sperando in un colpo di mano del destino, o al minimo un colpo apoplettico che se li porti tutti all'inferno, non resta che auguraci buone feste, spegnando adoranti come Magi gli schermi al plasma per almeno 48 ore. 

venerdì 21 dicembre 2012

Assessoroscopo per De Falco, Urbanistica Uber Alles




















"L'architettura è l'arte di sprecar spazio" (Philip Johnson).


Architetto di poca favella il De Falco, ex segretario di “Italia Nostra Campania”, strettamente legato al Piano Regolatore Generale per Napoli, approvato la prima volta nel 2004; da allora l'approccio bassoliniano alla materia è mutato come tufaceo sacello, e se prima era un imperativo categorico simil kantiano il nulla mutare, col tempo s'è avviato un carnascialesco barnum d'interventismo metropolitano, grandi opere e vento in poppa (sarà lo spirto dell'America's?). Quale il presente, per Urba-Napoli e De cata-Falco?

Diversi i PUA (Piani Urbanistici Attuativi) sul tablet dell'assesore, due per la periferia, Ponticelli (riqualificazione abitativa e commerciale per un'area di 8.506 mq) e Bagnoli (e lì se ne vedranno delle belle), uno per il Centro Antico (Patrimonio Unesco): oltre 50 milioni il valore degli investimenti, e mica cotiche direbbe il salsicciaio. ma qui non siam a scotennare cotechini, al massimo di goniometro oliamo il gomito, a scandagliar il metro cubo, e perchè no, a scrutar sfera di cristallo.  Meglio palla da calciare, visto che nei piani rientra anche la riqualificazione dello Stadio San Paolo, il tempio pallonaro, ma lì tocca sondare gli umori di De Laurentiis, e gli appetiti imprenditoriali in loco; un tempo si cianciava di riqualificazione un tanto al metro, d'una nuova tecno-struttura a copertura velica, per un costo previsto, dai 50 agli 80 milioni.  Come dire? Pay per view.

Ma torniamo alle periferie post-industriali e simil-lunari. Da ultimo, si prevede la costruzione di due palazzi con parcheggio interrato in quel di Ponticelli : Saint James Palace Hotel rilascia uti privatorum il placet per costruire,  approvando nell'afa del  luglio scorso il progettino, a firma dell’architetto De Falco: i  proprietari dell’area presentano il piano, anch'esso a firma De Falco. Mon dieu! Vedo doppio! L'ubiquitas non fa per noi...o forse sì? Il lavoro è firmato dall'attuale assessore in veste di privato, e nel progetto è prevista anche la possibilità di ampliare la strada sul confine est dell’area realizzando un marciapiede per servire meglio i palazzi. Si veda la data del piano: 29 aprile 2011, con firma in calce di Garruletta Iervolino.

Passano i sindaci come fossero evi, e col Cocozzaro in Comune tra noi siede anche De Falco, architetto-assessore con delega (ovviamente) all'Urbanistica: il piano ricicccia  sul tavolo e l'assessore si affretta a dichiarare di non aver nulla da chiarire in merito: "Non c’è una mia incompatibilità,  quel progetto l’ho portato a termine 4 anni fa, quando non ero ancora assessore. Ho interrotto tutti i rapporti professionali con privati quando sono diventato assessore", e poi del resto,  "non ho votato quel piano in giunta". Ed in vero nel verbale del 12 luglio 2012, presenti 11 assessori su 12, De Falco manca all'appello. Questione d'opportunità politica.

Invero par di rivivere i fasti, seppur in ridotta misura, del Cavalier Bananoni, in arte Silvio da Arcore, che lasciava deserto in loco lo scranno decisorio, quando il Consiglio delle Minestre doveva impegnare carta, calamaio e penna per l' imprimatur reale atto a scaldare il cuore ed il portafoglio dell'ex Premier, per misure regolamentarie e normative che prevedevano qualche ritocco migliorativo alla televisioni, nel gran ballo di favoritismi a frequenza variabile e sempre costante per il nostro eroe diversamente alto, ma pur sempre all'altezza. Anche in qui casi il diletto interessato lasciava le sedute, a verbale mai risultando.  

Assessoroscopo fiacco, 5 -
Amore. Avrai voglia d'intimità, e perciò riscoprirai le gioie della casa. Ma solo fino alla prima rata del mutuo. Il tuo piano regolatore è efficiente e controllato, purtroppo anche un pò inclinato, e la partner se ne lamenta. Troppo stress, curati che sembri una cariatide romana (e se scavi per la metro, trovi pure quella).

Lavoro. La mole di lavoro affidatati non ti spaventerà; a quello ci penseranno i debiti del Comune.
Il tuo entusiasmo ti darà il coraggio di scelte difficili, finalmente butterai dalla finestra dell'Assessorato quel vecchio catafalco smollato dei tempi della Iervolino. Assicurati di non aver defenestrato proprio la Iervolino, in visita di cortesia.

Salute. Cura l'alimentazione, molti solidi, pochi liquidi (soprattutto in cassa). Starai attento ai segni che ti invia il tuo corpo, ti sentirai pesante come cemento, ma niente che un condono tombale non possa curare. Definitivamente.

giovedì 20 dicembre 2012

Lodo Alfano, ma può andare a cagare.

























Il PDL si divide: a Berlusconi spetta la parte di sotto.

L'ex Premier punta al 40%. Quando sei cliente fisso hai diritto ad uno sconto.

Pare che si sia fidanzato. E con una sola donna alla volta.

Il partito è scosso. E' che nelle camere mortuarie fa sempre freddo. 

Alfano ha puntato al cuore del partito. Ma Berlusconi non aveva il portafoglio con sé.

Situazione drammatica: i fedelissimi resistono. Ma nel bunker non c'è abbastanza viagra per tutti.

Berlusconi invade le tv con la sua presenza. In sovraimpressione dovrebbe comparire la scritta "vietato alle minori di 18 anni".

In Parlamento è' iniziata la diaspora dei parlamentari PDL. Oppure hanno aperto quel nuovo night club?

Settantasette anni e una politica nuova, che guarda al futuro. In caso di vittoria, toglierà l'IMU sulla prima cassa.

Dice che non teme la Sinistra. L'unico a cui dà ancora fastidio è D'Alema.

Ha ricominciato con lo stesso spirito del '94. Non siamo ancora riusciti a dargli fuoco.

La satira lo aspetta al varco. Come la satiriasi.

Comunque vada, Berlusconi è sempre sorridente e disteso. Devono aver esagerato col botulino. 







martedì 18 dicembre 2012

IL GIUDIZIO ELETTORALE

























(Nel riquadro, Berlusconi che azzanna nuovamente l'Italia)



"Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli" (Apocalisse, 12, 9).


Fuoco, fiamme e reflussi acherontei, d'essenze palustri, nel medioevo italico 2.0, i millenaristi preparano fughe iconoclaste, con ventiquattrore alla mano, per refugium in baita campestre, in scia dei Monti, e biglietti da piccolo taglio, per tagli di corda che fanno una resa, una ressa a strascico, e sursum corda, che l'immagine international è compromessa, torna il Drago, i lacchè, le pire poppute e le sue schiere: il Cavalier d'Apocalisse arma il  cavallo, sella il Dell'Utri e non teme il iudicium, nè di Dio nè Di Pietro, che i critici son serviti e la critocrazia è politicante per davvero, con le toghe rosse, arancio, cocozza e arcobaleno che scendono il crinale, cavalcano la crisi; ex p.m. nell'ora del meriggio, dei pubblici misteri divengono turiboli, incensando l'agone per elezioni d'antan, col Vecchio Faggio che dispensa moniti e frutti, lassù sul Qui rinale, in attesa dei maya o al minimo, dei soliti maiali.

"La Peste! La Peste!", s'ode a grida, tra fumisterie alchemiche di politicanti a mezza via, con l'osceno del villaggio che indica la S.C.I.A. dei fumi catramosi in bella vista, mille le bocche dell'ILVA da sfamare, e non basta il sacrilego tributo a baccanale, degli operai impilati come preci, su rosario sgranato, un tanto a pezzo, che il bubbone s'arrossa, s'esalta, s'ingrossa; tumor acqueo, di bolle ardenti, di morti avvilenti, di vite alla catena, di condicio sine qua non, tra lavoro e salute; di Sinistra afasica, vergognosa e senza voce in capitolo, al massimo capitolato, e Destra persa dietro la sorte mirabolante triste solitaria y final del Gran Ciarlatano d'Arcore, dei ritorni impossibili a scalare la sorte, in IMU signo vinces, dei processi ventennali ad un Paese decotto e alla sbarra, sfrantummato ed invecchiato senza l'umana speranza che il futuro sia arrivato, perchè più giovane significa invero più precario che mai.

Medioevo Italia, annus domini 2012, coi giullari servi dell'Io a promenade, prometei delle bolgosfera, armati di cinque stelle come ninja ieratici ed incazzosi, movimenti che rompono argini a borborigmo, montando rabbia sacrosanta e sedimentando a raggiera, per civismo politico prossimo venturo; adepti osceni adulanti del Grande Centro, leviatano convergente verso cameratismo moderato d'albagia borghese, screziato d' accenti anglofili e tabacco da pipa, e buone entrature, da bocconiani alla buvette; sinistrati di slavine passate, trapuntine ideologiche essiccate, figli del liberismo e del mercato, figli trapassati d'un remoto appartenere, sfumato e bruciacchiato, inutili piddini alle primarie, quando la scuola politica è già defunta, e da un pezzo ormai (e che qualcuno lo dica a Bersani); laboratori politici per ex magistrati vanesii e balbettanti, tra un Di Pietro in caduta libera, un De Magistris in ascesa solo virtuale e mediatica, ed un Ingroia palermitano, magistrato di valore in trattative deviate e gnommeri sciasciani, accalappiato alla causa per un flop semi annunciato, una purea cocozza allo 0,5 % su scala nacional.  

"Grande è la confusione sotto il Cielo", e grande è la fuga dei Ciellini di Formigoni, la piccola vedette lombarda, dei Proci della Polverini, dei margheritini delle API, dei Futuri disoccupati senza Libertà,  invereconda la ruffianeria, per anaconde partitiche che ancora sbuffano e si contorcono, dilatando muscolari il ventre, per le abbuffate in conto, e di contorno; per i Lumbard coi Maroni fumanti, adesso evanescenti, per i Marxisti per Tabacci, che almeno la satira rimane sacra, per tutte le liste, i listini, i renziani, i capponi, gli azzeccagarbugli, i  Ghedini, i gradini d'un pantheon a ruciuliare, come pantegane rasenti ai muri, zoccole da palingenesi, immortali e replicanti. 

E' giunta l'ora del Giudizio Elettorale.

"Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo". (Apocalisse 21, 1 – 2).

Eppure noi siam viepiù prosaici e parsimoniosi, ci basterebbe almeno non veder discendere la Pascale da Palazzo Chigi, pronta come una sposa adorna per il suo Sposo, in tacchi alti, cerone e sorriso suadente (e parliamo dello sposo, ovviamente).
 

lunedì 17 dicembre 2012

Il Maire non Bagnoli Napoli

















"Napoli è una città che non conosce se stessa". (Ermanno Rea).



Paiono laschi e vaporosi i sogni neapolitani di trasformare Bagnoli in novella Goitzsche teutonica (la regione mineraria di oltre 60 km quadrati di miniere di lignite a cielo aperto, riconvertite in laghi e parchi a misura d'uomo): azzerati i vertici del C.d.a. della Bagnoli Futura e sostituiti con altri nomi assisi a poltrona, la società Bagnoli Futura rimane ancora un carrozzone vuoto, barnum periferico che ha ingollato proditoriamente negli anni circa 340 milioni d'euro, con previsioni di spesa lievitate come porcini all'ombra dello Sterminatore; circa l'86 % in più rispetto alle prime ottimistiche previsioni. Sarebbero 31 i milioni di euro impiegati solo per la bonifica, vexata quaestio per baloccamenti ventennali, mentre nel totale sarebbero circa 259.358.195 euro, i fondi stanziati per il recupero dell' ex area Italsider. Gratta e vinci, ma è il Prence Cocozza al kommando, che comanda: "Quivi sarà ricapitalizzazione, qui sarà futuro e rinomanza".

E già, perchè in campagna marzial-elettorale De Magistris si beccò perfino una querela dall'amministrazione della Bagnoli Futura, tuonando contro gli sprechi di pubblico denaro succedutisi nell'arco di più lustri all'ombra delle ciminiere ad archeo-trave industriale: ex voto per miniere amiantifere, scintille e polvere rossa, polmoni saturi di particelle deformi, ad imperitura memoria, per l'eternit dei secula seculorum.
Scoccava l'ora delle decisioni irrevocabili, la Bagnoli Futura andava sciolta ed azzerata, per preservare un futuro a Bagnoli e a mezza Napoli; tramontava l'idillio cementifero di chi è padrone d' ampia sacca in area (Caltagirone docet), e si puntava alla maxima riqualificazione in loco, per riprogettazione in chiave ambientale ed eco-sostenibile. Poi, di grazia, che fu?

Fu che il Cocozzaro cambiò verso, sistemò chi di dovere nei punti chiave e volle fortissimamente volle la ricapitalizzazione della società, dando in pasto alle banche beni interamente pubblici, quali la Porta del Parco, il Parco dello Sport e l’acquario tematico delle tartarughe, attraverso un atto di liberalità indiretto, e cioè trasferendo la proprietà degli stessi alla Bagnoli Futura, permettendo alla società di disporne in funzione creditizia, ponendoli a garanzia dell'elargizione del credito; un mezzo obrobrio giuridico, che incontrò le perplessità degli stessi revisori contabili, ma che non fermò il Maire che non bagna Napoli, permettendogli di rinnovare la sua rivoluzione sbrindellata. Ergo, la società diviene 'na meza S.T.U.( Società a Trasformazione Urbana), con obblighi in capo al pubblico per la bonifica ed il cambio di destinazione dei suoli, ed introiti sicuri per il privato che dovrà poi edificarci sopra e vendere gli immobili; ed in questa ubriacatura di nuovi volumi e cubature, la bonifica finisce in fondo al mare, a far compagnia agli idrocarburi aromatici et similia.

Nuovi strumenti e risorse per implementare l’influenza della Bagnoli Futura su tutto il bacino territoriale nell’ottica di una progettazione ampliata e di gestione d’un volume di beni e risorse che invece di diminuire, fino alla prevista estinzione della società come previsto, punterà al rafforzamento d’una azienda che finora ha ingollato finanziamenti europei e nazionali per una cifra ormai vicina alle iperboli matematiche.
Alla faccia della coerenza e della politica oculata e di risanamento. Alla faccia del bene comune e della democrazia.

Una politica mediatica fatta di "libbberazioni", quella del Giggino Murat, passando per il Lungomaire Caracciolo, tra Z.T.L. abnormi e malsane (il volume di traffico aumenta nelle zone limitrofe congestionando polmoni e lamiere), Movimento Arancio-ammuffiti e finendo con la liberalizzazione definitiva dei beni pubblici della collettività, posti sul mercato per bene-comunismo distorto, trasfumato in affarismo preferenziale per carrozzoni comunali in perdita perenne.

Nulla di nuovo sotto al Sol dell'Avvilir, basta portarsi dietro un ombrellino per ripararsi dai raggi della rivoluzione cocozzara, sperando poi che il medesimo non ci finisca dietro per davvero, laggiù dove non batte sole. Altan docet.

domenica 16 dicembre 2012

LA VITA E' BALLA

























E' la più bella addormentata del mondo, a sentir il Toscanaccio.

No, non Dante, che ai suoi tempi ancor di Gran Ducati si discutea, del Benignaccio nazionale, quello che prendeva in collo Berlinguer.

Quello che dopo "La vita è bella", pare essere in sollucchero per tutta la poesia italiota, fin dagli albori.

Quello che negli anni berlusconidi si è inabissato meglio d' U-boot teutonico.

Quello che nella guerra degli spread teutonici, delle politiche repressive tecnocratiche, mai espresse battuta o satirica opinione.

Quello ormai buono per tutte le stagioni, al di là delle correnti che spirano.

L'Arci-italiano.

Quello del "tengo famiglia".

E non vorrete mica che prenda freddo, no?

Dunque pronti con la maglia della salute, che il tempo è passato, ed anche il Comico rischia il raffreddore.

A meno che non abbia sana e robusta Costituzione.




venerdì 14 dicembre 2012

Il Marchese del Grullo















"Roma è tutta un vespasiano". (Alberto Sordi, ne "Il Marchese del Grillo").

Massi sulla scesa, come prole, spacciata al novello Cronos, fiero pasto-ne mediale, per il Grillo Grande Twittatore, passando per i gorghi del Casaleggio come fosse Timoniere, guizzando come otaria in quel di Scilla speculum di Cariddi: grande è la confusione sotto i Monti, con s-partitocrazia alla deriva, in cerca di refugium certo per peccatori impenitenti, e cosa accadrà dopo la fine dei Maya, nel prossimo venturo medioevo italico 2.0?

Bruciante lo scatto, il capo dà di matto, ardente e scaltro, col militante five stars che si fa lu mazzo: i territori son rade e lande da conquista, Movimento in resta, e non ci resta che ridere, ché di Comico parliamo, o piangere, che di strali para-bellici trattiamo: quali le regole, ove posa la corona, sua Maestà Democrazia? Di certo, non sul Capo, tricoricciuto marchese grillesco a nido di hirundo rustica, al più è duello rusticano, tra dissidenti, discernenti, discepoli e jedi, guru e mentore: e la mentula, dove la mettiamo, che di scrotar l'orizzonte mai siam sazi?

Fosche nubi a presagio, con diaspora da bar, ieratico scazzo da blog, vulcano eruttò sententia: "Fuori dalle balle", disse il Grillo, come bulla fulminante, scarlatto marchio, di meglio logo, con le cinque stellette precluse a chi alla tempra del guru puntò il fuoco sacro dei rovelli: Voltaire è fuori gioco, fuori onda, oscurato a giorno, col Genovese pronto al pesto, pur di non rovinare il giocattolo a pochi mesi dall'elezione; e dunque via all'Epuration Day, con vaffanculo ad personam al dissidente-consigliere di turno.

E se pria fu Tavolazzi, ora tocca a Salsi e Favia mangiarsi il fegato e senza contorno, che il Marchese tuonò senza ritorno, coniando refrain a ritornello: "Non venite a rompermi i coglioni (a me!) sulla democrazia. Io mi sto stufando. Mi sto arrabbiando. Mi sto arrabbiando seriamente. Abbiamo una battaglia, abbiamo una guerra da qui alle elezioni. Finché la guerra me la fanno i giornali, le televisioni, i nemici quelli veri va bene, ma guerre dentro non ne voglio più". 

Ergo, è verde e genovese, pronto al pestello, sbatacchiando i bastian contrari, sbarrando la sua fortezza fin dai bastioni: fuori, e andate a scocciare qualcun altro, che qui si va à la guerre comme à la guerre, lo scudo non è crociato, la ma la crociata è già partita, sicuri d'incornare la partitocrazia sull'uscio, incrociandone il passo in quel di Montecitorio, nel 2013 prossima sventura.

Cosa buona e giusta , eppur non basta barba a vestire il filosofo, ed il Grillo rischia di perdere la cappa per un sol punto: "porta patens esto nulli claudatur onesto ", e basta segnare il  ".com" nel verso in-giusto per cambiar seme e segno a destino e parole. Si spera che il passo sia segnato, e non sia marziale, che di guerre in testa già troppe qui ne abbiamo. Ma di regole, e democrazia reale, e di rispetto, di ciò siam ancora bisognevoli, et a iosa.

Chè se il Marchese addiventa del Grullo, nessun voto segnerà la sua scheda, al massimo una croce; da metter sopra, e senza titubanza o tema alcuna di beccarsi l'ultimo, definitivo e sonoro, "vaffanculo".





giovedì 13 dicembre 2012

FACCE RIDE

























E' tornato.

E' sempre lui.

E' sempre più puzzone.

E' sempre più Rubacuori.

E' sempre più Leader Maximo.

E maxima è anche la sua prostata.

E' Berluscloni, il clone che non muore mai.

Perchè ha visto cose che voi umani non potete nemmanco immaginare.

Facce molli come culi ai cancelli di Arcore, veline mezze nude attaccate ai pali di lapdance, depilazioni brasiliane che nemmanco un trans di Bahia.....

E tutto questo andrà perso, come viagra sciolto nella pioggia.

lunedì 10 dicembre 2012

Re George




 

"Finché possiamo dire: "questo è il peggio", vuol dire che il peggio ancora può venire".(W. Shakespeare, "Re Lear").


Sipario. S’apre la scena, l’emiciclo è come  yurta di mongoloidi, i torrioni d'Italique restan lontani, i Monti lascian spazio alle fole Napolitane; ed è subito steppa. Re George è gran khan khan al centro del consesso, la progenie e servitù è assisa tutt’intorno: c’è da spartire il Regno, momento solenne. Il clan è in attesa: le istituzioni saran divise, chi tra i figli godrà di maggior conto e beneficio? 

Pone il Re il suo triste rovello, “ditemi miei figli, quale di voi diremo che ci ama di più?”. Bersani e Casini son tosto pronti a giurare eterno amore al padre abdicante; Alfano no, il maggiordomo non giura, non alliscia il vecchio Sire con parole vuote e altisonanti: sincero e fedele, pagherà il vezzo alla catena del Silvio con esilio dalla segretria e spoliazione, come concubina senza dote del Fool d'Harcore. Sorte e ripudio che tocca a mezzo PDL, che il Drago è tornato, lasciando la sua fortezza, a sfidare l’ira del khan khan Napolitano: Monti discenderà il crinale, eppur non degradando l’essenza reale d’un potere ormai vacuo e senza scettro, pagando il prezzo d’una sciocca trama, che disfece in zavorra colui che prima era in giusto peso. 

Frolle e cascanti le ghirbe del Re, che per senescenza e vanità pagò il dazio più gravoso: perduto il Regno, il caro Monti non volle perder il rispetto, rassegnando impettito il mandato: e chi ce l'ha mandato, se non l'E-rettile Immortale?  Le tavole del Qui rinal divengono somma scacchiera per battaglia ferale, di summa teodicea; le truppe son schierate, da una parte il Bene, drappello esiguo di sodali del Re: Bersani, Casini,  Passera e affini; dall’altra, le truppe del Caimano Nano, l'infido Alfano, e truci dame di s-compagnia: e in mezzo, canna alla mercè della tempesta, Re George, che mantiene il senno, spannando il lume, follia anti-teutonica e tenebrosa ad oscurarne il destino. 

Il Bardo rivive, respira nuova linfa nella querelle del Palazzo, Re George è dramma barocco, intriso d’albagia e vanagloria; eppure la colpa non acceca il tapino e Cavaliere, questa sorte tocca al maggiordomo siculo, ed il vecchio Sire poco ci manca che non diventi folle, pazzo di febbre per l’incapacità di riconoscere d'esser stato turlupinato, che il sacrificio imposto a nulla servì, il coup de théatre bocconiano non sortì; il tradimento degli effetti lo spiazza, lo annienta, annerendo il suo spirto, eppure il settennato è in scadenza, non tocca a lui saldare il conto, riannodare l’ordito d’una ragione che gli è sfuggita: i numi di lui si baloccano, perché “come mosche per ragazzi sfrenati, siamo noi per gli "schei"; quelli c’ammazzano per loro giuoco”. 

Quale il prezzo tra Goldman & Sachs, e King George che farà? Quale giustizia per un vecchio ormai nudo, i fieri moniti ridotti a simulacro, triste postiglione d’un corricolo di folli? Solo le elezioni, come crudo sudario, potranno asciugarne le lacrime, perché Berlusconi e Monti, tutti, “al peso di questo triste tempo noi dobbiamo obbedire”. Plauso agli interpreti, la compagnia degli Instabili al Potere non si smentisce mai,   non risparmia sudore per il regale Napolitano: chi il più bravo? Difficile dirlo, giganteggia lo spettro del Nano, Silvio non delude le attese: medaglia al valore alla persistenza, basta il sol nome e lo spread s'impenna, ombre e luci s’incastrano a meraviglia, gli attori son pedine ben mosse: strategia perfetta. 
Scacco al Re, King George è servito.

sabato 8 dicembre 2012

Il Sindaco di Saviano













"Ciò che sia la camorra, ciò che ella fosse almeno non è molto tempo, io dirò in due parole: era un'associazione di uomini del popolo, corrotti e violenti, che ponevano a contributo coll'intimidazione i viziosi e i vigliacchi" (Marc Monnier).



“Il segreto dell'esistenza non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per cosa si vive”(F. Dostoevskij).  

E quale l’essenza vivida dell’esser camurrista, generato da terra livida, miasmi qual guizzi di sibilla, fiumane carsiche di sangue e cemento, punte nella carne, avvelenate?
Quale il conto d’ esse fluido di Mater Gomorra , replicanti inscatolati, pelati di senso, assenso di morte, sordidi colpi per banale ingiustizia? Cui prodest?,  a citar “Robberto” Saviano, il vate del meta-mondo criminale, dal mediatico eloquio, l’esser figli di Gomorra, quando l’orrore del reale devasta e sbrana, tra rigurgiti amorali di turbo-capitalismo asettico, kalashnikov come artigli a sbreccare il piano di superfici riflesse, bagliori che illuminano notti da bunker sommersi, e non rischiarano, non riscaldano mai? 

Giova il comando, il kommando, per greagri e comparse, pali e vedette manager e capi, boss e capesante, il budello limaccioso dell'esser camorrista fattura a largo raggio, stupefacente è l'introito criminoso: circa dieci milioni d'euro al mese rende una piazza, un crocicchio di spaccio, centinaia di migliaia i milioni nell'arco annuo; e allora via col tourbillon di girati, scissionisti, padrini, padroni e prodromi del deliquio a baratro catramoso, è sei “fatto”, morto ammazzato, innocente o meno, in strada, da sicari attinto, oppure in gabbio, da sirene capto. Tunnel di carta, televisivo, da riprese a reporter, da cancellate e Case Celesti, Vanella Grassi e malaciorta, da percorrere in apnea, una Gomorra ingombrante, e milioni le copie, migliaia d’occhi voluttuosi, a narrare le vicende dei replicanti e dei visitors, dei voyeurs e delle vittime, colpevoli a prescindere se sei nato in terra ammorbata, a scipparne i dettagli grotteschi e macabri; una pioggia di bossoli, dagli ’80 in avanti: e Cutolo, Bardellino, Nuvoletta, Giuliano, Quartieri, Scampia, cobret, coca, mignotte e Casalesi, bufale annerite da cemento e monnezza, vite di scarto che risalgono l’empireo fulgente, di una finanza “fottibile”.  


Un girone d’affari magmatico d’oltre 12 miliardi d’euro per anno, economia alchemica e trasmutata, appalti e usura, stupefacenti e rifiuti, oro percolato: “L’orrore del reale è nulla contro l’idea dell’orrore” , come Macbeth di Casale, tribù provincialotte e rurali con masters alla Bocconi, armati fino ai denti per farsi la pelle, lancinante profitto da ululare alla luna, conti in Borsa e pistole alla cintola: la filiera è vorticosa, prossima fermata Nord Italia. “E’ lì che i clan fanno affari, è al Nord che vincono”, Saviano ammonisce, e la scena è polverosa, cantiere in disfacimento perpetuo, Napoli è solo una tavola sbreccata, quella d’una zattera nel gorgo, quella d’una cassa funerea e lignea, un tanto al “pezzo”, per ogni omicidio portato a termine, puntato alla gola d'una cittadinanza asfissiata, perché “il male è il prodotto dell'abilità degli uomini”, Sartre docet, e la camorra incarna 'o bussiness, incarta, cuce-scuce i pensieri di chi è sospeso e compresso; perchè i sogni degli uomini sono rovelli distorti nell’iniquità d’una vita in rincorsa, ed un “fatto” irreversibile.


Ed in questa trama s'inserisce la mera querelle posticcia da sceneggiate mediali, d'arte e fattura medievale, nell'era del 2.0: Saviano versus De Magistris, rimbrotti da facebook, scazzi da twitter, fesserie a mezzo stampa, col primo che rimprovera il Maire che non bagna Napoli d'esser bravo solo a liberare i borghi vista mare, dal traffico d'auto e motorette e nulla più, tralasciando le periferie lunari, inghiottite da ben altri traffici, come novello "Stecchino" benignesco, mentre di stecchiti dall'altra parte ce ne son a iosa, e pure negli asili comunali, a due passi dai pargoli; e l'altro che risponde piccato al giovine intellettuale transfuga, sempre a mezzo cartaceo, reo d'esser un ottimo parlatore e null'altro ormai: e dunque Robbè, "perchè non vieni a Napoli? Perchè non ti metti a disposizione della squadra? Perchè non lavori con noi? Penso che questo vorrebbe la città”. Già, ma Napoli davvero cosa vuole?


Forse vorrebbe che il suo universo-mondo si conformasse alla normalità, all'abitudinario, alla civiltà viepiù banale prosaica e quotidiana; forse vorrebbe non esser tessuto per trame farlocche e mediatiche, per parlatori professionisti adusi al trampolino, letterario o politico; forse vorrebbe non vender milioni di copie per fatti di sangue, appalti e malavita; forse vorrebbe vivere, e non più sopravvivere a sé stessa, come lacerto strappato a morsi da un soma sfatto e sbattuto, e costretto a replicarsi all'infinito. 

Forse Napoli vuol esser solo una città comune, e non un luogo per parlesia vacua ed insensata, palco ligneo per guarattelle infantili: di questo siam certi di non aver bisogno.

venerdì 7 dicembre 2012

CAIMANI e PASSERE

























"Cercava la verità nella fica: e tutto quello che otteneva era di addormentarcisi sopra − dopo" (Ennio Flaiano).


Terremoto politicante, nella palude italica, con Tecnici a guatar con sospetto e viva e vibrante preoccupazione le falde del Qui rinale, col Vecchio Faggio piantato in loco a blandir nani da giardino e maggiordomi flosci e senza "quid", atti a spolverare galosce, ma non le redini del vapore, chè il Padrone è ancora tosto, e palpa a destra e un po' a manca, in cerca di riscossa, riscatto, abbrivio e al minimo polluzione. Pollicino, lui, un po' per celia e un po' per non morir, che di Passera ci si schianta, a forza d'abusarne, ma il Corrado è borghese inamidato, ormai politico tout court, e non teme il rimbrotto; eppur non passa il cagotto, al prono fischio del vapore, col Governo che arranca, e coi Tecnici quasi all'ultimo predellino:  la maggioranza è andata, come sogno agostano evaporato, lo spread s'impenna come pudenda illividita e viagresca, ed il conto è presto fatto: 330 o poco più, ed i teutonici ringraziano.

Nessuna fiducia per lo Sviluppo, alla Camera son fioche le luci, che il margravio allunga le mani, alla recherche di sode alleanze, sodali pretoriani, col maggiordomo che ritira la fiducia in lavanderia, che il Capo s'è allargato: basta coi Monti, è tempo di Cayman, ancora una volta, una volta di più. Segnali crepuscolari di fumisterie incendiarie, per aggregati partitici in disfacimento, ma i barbari son lungi dal mollare, poltrone, prebende ed intrallazzi; "Morto Monti? Viva Monti!", col Segretaire Bersani ringiovanito dalle Primarie, chè di sinistra sente il Profumo, noi di Passera l'afrore, e pur non entrando "nelle dinamiche dei singoli partiti, come Italia dobbiamo dare la sensazione che il Paese va avanti" , la mota sale, gli interessi incalzano, il vuoto è anticipato, e la palude torna fluida e vaginale per il nostro E-rettile semi-ottuagenario. 


Il pistòla è fumante, le bombe son armate, amate, la controffensiva del Cavalier Strangelove è pronta all'abbisogna: niet più maggioranza, tornano le maggiorate, i Governicoli son senza fiducia, la clava che impugnano è cartapesta, torna Re Carnascialone, i titoli son carta straccia, pioggerellina fitta di cotillons e coriandolons  per mercati impazziti come lucciole contro lanterna; "Ave Caesar, Carfagna te salutat!".
E tanti saluti alla sobrietà in formaldeide, sui Monti è tornata la brina, il Paese è già pronto a dichiararsi ostaggio dei Alemagna- kartoffen:  e sia chiaro che per il Nano Arcoriano siam pronti a pagare, purchè se lo tengano a Berlino, magari murandolo vivo, in attesa di mummificarlo, consegnandolo ai posteri, o al massimo al suo mausoleo egizio, quel cacaturo a firma Cascella.

Intanto, nell'attesa, innalziamo allo spread la nostra prece: "Goldman (Sachs) bless Italia!".






giovedì 6 dicembre 2012

Le Divin Peracottaire




















"La vanità è come l’idiozia: non ha limiti". (Giovanni Soriano)

Il Divino Peracottaro è ratto dal desìo, e fiero schiera lista, con schierani a riporto, per halloween italico in odor anti-capitalista: l' election day è limen valicabile, avrà pensato il Nostro De Magistris, dunque perchè non esser volitivo Annibale, in testa a pachidermi nani, per la reconquista del Regno di Montor? Che di anelli da baciare ve ne son a iosa, del potere in quel di Roma anche un'intiera sporta; ed il piccolo Giggino fila dritto, come fosse maruzzella, con bavetta fine ed arancione per giungere in Transatlantico sbarcando alla buvette: ergo, non facciamolo aspettare, che tempo è mannaro!

"Hanno trasformato i normali in deviati - e lui se ne intende - in Italia è sovversivo chi cerca di "scassare" il potere costituito":  fine concetto, ca va sans dire, figlio d'episteme e filologia politicante e teoretica da Sorbona Grandi Scuole, per chi ha studiato un tanto al pezzo, fermandosi al primo brano (nel senso di lacerto); dunque all'imbarcadero, benvenuti all'arrembaggio, tra una strizzata alla FIOM, una toccatina al Movimento Viola, una palpatina robusta ai No Tav, ed una rivoluzionaria slinguazzatina con Fed. Sinistra e delusi di SEL. Il Movimento Arancio-Cocozza è vascello altisonante per solcare marosi e Maroni, Monti e Tremonti, senza dimenticare la sempiterna sosta al santuario della Vergine Pidina, ad accender ceri, lustrando l'obolo, per liturgie paraninfe e para-cool per canti gregoriani da intonare allu Governo prossimo venturo, che Bersani val bene una messa.

Per le prossime elezioni di marca sinistra, Giggino Murat ha prenotato il Frecciarossa per gli Arancio-cremisisi, l'hard discount della politica italica ha approntato nuovo sotto-prodotto, con marchio da rodare e novello come nettare in acidosi andante: come Grillo salterino, il Nostro eroe tenta la scalata, per amor di sé  e nulla più (al massimo del Germano Dioscuscuro, il Divin Claudio, da piazzar in Parlamento dopo averlo parcheggiato in divieto di sosta in Comune tra noi); dopo l'Europa, la fermata è stata Napoli e la prossima chissà, forse Termini (O Roma o Orte!), ma non s'arresta la sua corsa, anzi di più, una poltrona per due, ed il cool ( famosa ormai l'allure del Nostro) sempre in caldo per me!

Prossima fashion victim, sull'altare a sacello augustale, per riti e liturgie da paragnosta gigginesco, l'ex procuratore di Palermo Ingroia, che se non l'avesse ancor capito, è solo l'ennesima pedina mediatica per l'arrocco final: poche le speranze di addivenir allo scranno Governativo, il Premierato è corsa ad ostacoli, seppur partitici, dunque la polena servirà per l'ingresso in porto e nulla più. Eppur si muove, Giggino Bello, e da Palazzo (per ora Saint James Palace) detta tempi e rivoluzione: almeno quattro gli assessori da candidare sul nazionale : Sergio d'Angelo (Welfare), Bernardo Tuccillo (Patrimonio), Pina Tommasielli (Sport) e Alberto Lucarelli (Beni Comuni); assessori papabili e candidati che saranno perciò sostituiti con mega-rimpasto dirigista in quel di Neapoli, tra fine anno e inizio gennaio.

Il Maire bagna Napoli, ma ancor per poco: stocco, stola e spadino cocozza sono in rotta, con feluca e calamari al seguito verso il Tevere, a cercar felice insula dove svernare da leader maximo, al minimo Ministro: spizzichi e bocconi, tra Napoli e l'Europa, una sindacatura riluttante e semi-inconcludente, feste farina e forca, e poca o niuna veritas in sorte: esser Sindaco è sicuro vanto, i media son serviti (quando non asserviti) e le copertine son da conto: esser Uomo-Vogue è cosa giusta, ma esser uomo-vago dà sui nervi e nulla apporta, se non alla propria boriosa imago

Roseo è il futuro del nostro retore e demiurgo, roseo come il culetto d'un lattante: ma sta all'elettore scegliere se tributargli carezza, o come auspicabile, allungargli muscolare calcione a rotolare. 
Nell'attesa, lucidiamo gli anfibi.

mercoledì 5 dicembre 2012

MR. MONT, Lo Specialista

























Disoccupazione giovanile ai livelli più alti di sempre: 11,2 %.  Monti-bis!

Ragazzi inoccupati tra i 15-24 anni: 36,5 %.  Monti-bis!

Ore di cassa integrazione utilizzate: 39,2 ore ogni mille ore lavorate, con un aumento di 8,7 ore ogni mille rispetto al settembre 2011.  Monti-bis!

Produzione industriale: a settembre 2012 l’indice diminuisce dell’1,5% (su agosto) e del 4,8% su base annua.  Monti-bis! 

Prezzi al consumo:  si registra una diminuzione dello 0,2% su ottobre, e un aumento del 2,5% in un anno.  Monti-bis!

Fiducia dei consumatori:  a novembre 2012 l’indice del clima di fiducia dei consumatori diminuisce da 86,2 a 84,8%.  Monti-bis!

PIL:  Per il 2012 si prevede un calo del Pil pari al 2,3%, per il 2013 la diminuzione sarebbe pari a -0,5%.  Monti-bis!

Per favorire l'ambiente coprolaico, al netto delle jastemme dell'italiano medio, serve un professionista. Meglio ancora, un Tecnico. 

E vai col florilegio, come fosse Antani, con scappellamento dove vi pare, a partire dall'evergreen: "L'IMU-rtacci loro!".

martedì 4 dicembre 2012

QUATTRO PEZZI FACILI su NAPOLI



















A noi che siamo nati dopo la fine di tutto, non resta nemmeno la freschezza del decadere" (Mario Andrea Rigoni).

"Stupor mundi" metropolitano, di federiciana memoria, memento imperituro per una societas tribale in senso lato, come iato in modernità genuflessa, pasolinianamente napoletani come tribù afferente ai tuareg, eppure siamo in società creditizia, del T.A.E.G., dei tassi in percentuale, della morte a debito, chè di crediti le banche avare son all'osso; Napoli irredenta, sopravvive all'iconografia mediale, e Pasolini può star certo: al peggio ci si fa il callo, da condire con abbondante trippa ed acido citrico, giù nei budelli della Capuana.
Ma veniamo al conto, che qua i pezzi son un tanto alla sporta, e ne contiam quattro da metter in bella mostra, che il bancone è pieno: avanti marcia! Chè di vermi di Mastriani, siam stanchi a contarne...

Quattro pezzi facili per capir Napoli e Napoletani.

PEZZO N° 1.
Figli della melodia, di Pulcinella e del pacco da tirare, scansare, o consolare, il Napoletano dell'avvenire s'industria ancora, pur in terre d' archeologia post-bellico-industrale: l'arte è d'arraggiarsi, ma nun ce facimme 'o sanghe amaro, che poi si guasta il coffee break: degno di "pacco, doppiopacco, etc.", comparsa a meterora  del firmamento cinematografico, tale Gerry Gallo, eponimo di cotal Nunzio, fiero cantore, e germano degli attori Gianfranco e Massimiliano, intorta il prossimo, e avanti un altro che la truffa è a la carte:  assieme ad altri sodali mette su un barnum niente male, facendo trapelare in giro che una cooperativa, tale GNA Service  per servizi di guardiania e vigilanza privata, cerca giovani per contratti a tempo lungo. Per lavorare si paga, e per contratto i giovani devono versare un 15.000 euro a capite: è solo una tranche di pizzo, che ne sforniamo sempre di ben cotte; e com'è finita la storia a sceneggiatura, per tacer di sceneggiata criminosa? Con i giovini neoassunti vestiti di tutto punto, con divisa scintillante, a vigilare sui negozi e sui clienti della Galleria Principe di Napoli, pagati con assegni a vuoto, falsi e senza copertura, ed i negozianti che carinamente rispondevano al saluto, credendo che la vigilanza fosse un servizio all inclusive offerto dal Saint James Palace Hotel: quisquilia e pinzillacchera a raggiro, ammontante a circa un mezza milionata d'euro; e meno male che Tototruffa è del '62!

PEZZO N°2.
Napoli città tribale, s'era detto, ma quivi van di moda i clan, meglio se di mala e camurrìa: ergo, che speranze hai se sei immigrato, onesto, volenteroso ed imprenditore in questa terra vesuviana? Denunciare i tuoi estorsori, del Cavone e della Sanità, grassatori strozzini come humus stantio, e puzzo pestilenziale: è quel che ha fatto un piccolo eroe moderno, Joseph Sumith Fernando, per tutti Nando, cingalese "canchiere" coraggioso di anni 33, come Cristo in croce, solo che lui ha preferito una corda, impiccandosi a vico Miracoli; e nessuna moltiplicazione di preci e liturgie è riuscita a preservarne la vita, scostare il baratro. Arresosi alla protervia, dopo aver fatto arrestare gli aguzzini: troppi i debiti per la sua macelleria, come tacche sulla scorza, poco choosy Nando, eppur la solitudine ti strozza poco a poco; le intimidazioni, le minacce, carte bollate e denari sonanti, la speranza te la devi impegnare, e dil banco non dà resto. Per proteggere la famiglia ha scelto la strada più atroce, la sola che vedeva: una corda come abbraccio, ed un respiro, l' ultimo, a carezzarne il volto. Napoli crudele, non guarda razza, sesso o identità; la ruota gira, e gira ancora, come pallottola in camicia.

PEZZO N°3.
Gente affannata a rincorrere pensieri, musi lunghi e alea bellicosa: vampe sopite, ma basta poco ed incendio divampa; Caronte è in scipero, il servizo è inservibile, lacerti di zeppelin ferrosi su binario, la Circum non naviga più: troppi i debiti, pochi i pezzi nuovi, e tra scioperi e sindacati, creditori ed addetti malmenati dalla disperazione passeggera, i treni campani son fermi e la città è immobile, come gigante d'argilla ed ingessato.
La rete di rame e cavi, ferro e bulloni, l'anaconda arrugginita che attraversa i comuni vesuviani fino ai limoni di Sorrento, lambendo Salerno ed Avellino, più tutte le falde neapoltane, è implosa come pilone, pitone, tarlato e sfatto. Miscela esplosiva, dinamite pura, per sfide all'O.K. Corral diuturne e quotidiane, alla faccia dei passeggeri e di chi vuol bene loro (alcuni famigli chiamano Chi l'ha visto?, in preda allo sconforto più nero, non vedendo i cari tornare). E' ormai più d'un mese che macchinisti e capistazione saltano sui treni come avessero singhiozzo, le officine trasportano, consegnano i macchinari come nuovi o giù di lì, e gli addetti marcano visita, considerandoli insicuri: di sicuro c'è che non ricevono stipendio da mesi, i debiti accumulati dalla compagnia, anzi dalle compagnie di trasporto in Campania, ammontano a svariati milioni : EAV, Cumana, Metro di Napoli Est sono al palo, ed il caos primigenio imperat, dividendo non gli utili, ma gli ultimi, che poi son sempre i pendolari.  Ed il girone infernale ricomincia, con i passeggeri che aspettano i treni, i treni che aspettano la Regione, la Regione che aspetta il Governo,ed il Governo che ci attacca tutti al tram, in partenza dal binario tre (finchè ce sta 'a salute).

PEZZO N° 4.
"Corto circuito": alla fine il pacco doppio pacco etc, ce l'hanno fatto, e a nome di tutti i Napoletani, ringraziamo ed incartiamo, portando a casa. Crolla la produttività, collassa la mobilità, tutti a piedi e così sia, tanto l'aria è buona, le ztl ingrassano, le multe le incassa San Giacomo, e le bestemmie il Padreterno: ormai il biglietto è UNICO per davvero, che a contenderselo è un lacerto a testa, tornano i vecchi modelli, quelli "un tanto a metro" che poi bus (quando passano), funicolari e filobus s'attaccano anche loro al tram, come già chiarito testè più sopra. E mentre ad Afragola, che con Don Antonio Bassolino valeva più d'una messe (di voti), il cantiere del lemure TAV (forse abbreviazione di Tavoliere, che in Puglia ancor si giunge a dorso d'utilitaria) è fermo, sul Lungomare Libbberato dal bluff-one arancio-cocozza, il Murat gigginesco che tutti c'invidiano, fa bella mostra di sé, tutto rosso come cerasiello a punta di chiappa, suppostone inverecondo, il nuovo supercalifragigginspichespiaralidoso superveloce Frecciarossa, pronta a piantarsi nella piccola apple annurca del Sud, scoccata da Guglielmo Tell in doppiopetto: e Giggino Bello in bella mostra con l'A. D. delle Ferrovie, Moretti, stringe mani, benedice pargoli, guarisce scrofole, più veloce del superveloce.
Il lemma "Città metropolitana" rimane vuoto simulacro per babbioni all'acquapazza, che il camminare a piedi è l'ultima risorsa, tra piste ciclabili da nausea vomito e capogiro, macchine ingolfate a sputacchiare nel magma di lamiere, e treni volanti fermi come scooter nella ZTL del mare all'or di punta, conficcata nel costato del povero cittadino, e il tutto senza Freccia
Rimane la feccia, che quella non manca mai.




lunedì 3 dicembre 2012

SALVE, SONO MATTEO RENZI...

























Primarie. Ha perso Renzi, il candidato giovane, spavaldo, sicuro e figo. Praticamente, Bersani gli ha dato un calcio in "cool".

Appena saputo il risultato, Renzi ha chiamato il vincitore: "Ciao Mario, per Natale il solito loden?".

Poi ha fatto il numero giusto, ed ha beccato la segreteria del PD. Se n'è accorto dallo scazzo alla risposta.

"Torno a fare il Sindaco", ha detto a caldo, o come piace dire a lui, "quella cosa con finestra su Piazza Signoria, a scaccolarmi quando nessuno mi vede". 

Perdere non è mai bello. Ma passare dalle copertine di "Chi" a "Chi l'ha visto?" sarà anche peggio. 

"Sarò leale verso Bersani". E tornando a casa, ha dato uno sganassone ai suoi bambini.

Primarie finite, sarà Bersani il candidato Premier: "Profumo di sinistra". O è la merda del tacchino sul tetto.

Vince "l'usato sicuro" . L'elettore si sente più tranquillo, anche se quel catorcio ti costringe a fare rifornimento alla pompa del padre ogni due per tre.

Il segretario vince 60 a 40. Giusto le misure dell'urna contenente le ceneri della sinistra.

Bersani 2013: "Bere birra da soli all'osteria non sarà mai così figo come adesso".

Berlusconi si congratula:  "Bene così. Per sfidare Renzi sarei dovuto passare dal pannolone al pannolino".

Comunque sia, una pagina politica da ricordare. D'Alema non si ricandiderà al Parlamento.





sabato 1 dicembre 2012

Ricomiciare dalla Carta

























Art. 1
L'Italia è una Repubblica a volte democratica, affondata sul lavoro.
La sovranità appartiene agli arrufa-popolo, che la esercitano nelle forme e nei limiti della Costituzione, ma più spesso come cazzo gli pare.

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo? Avete dieci secondi per rispondere, ma non potete chiedere l'aiuto da casa.

Art. 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Ma se sei ricco aiuta.


Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro, ma lo sportello del collocamento chiude alle dodici e dopo son cacchi vostri.


Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; e se ti dipingi la faccia di verde, rutti e scorreggi come Linda Blair nell'Esorcista, ti facciamo pure eleggere in Parlamento nelle fila della Lega Nord.

Art. 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche, mandandole a cagare nelle loro lingue madri (pater incertus).

Art.7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. Ahhahah, scusate ci voleva il momento comico.


Art. 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.Ma per quelle con a capo l'Omino Bianco con le scarpette rosse di Prada, ci sono otto per mille ragioni per tenercelo buono. In fondo in Vaticano il segreto bancario vale ancora, no?
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, ma se non hanno una croce sopra, ce la mettiamo noi, facendogli pagare l'IMU.

Art. 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Lo dimostra Renzo Bossi, a suo tempo  eletto al Consiglio Regionale lombardo.


Art. 10
L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute, ma se è per questo ripudieremmo anche la guerra, ma chi cazzo glielo dice agli americani?
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali, anche se per evitare lungaggini burocratiche li respingiamo a cannonate d'acqua e richiudiamo gli apolidi in centri detentivi tipo lager (ma solo perchè siamo dei gran burloni).

Art. 11
L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali: ve lo dicevo che siamo dei burloni, no?

Art. 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso,triplo strato doppio velo, anche per i culi padani più delicati.

venerdì 30 novembre 2012

Gigginem et Circenses















"Pane e feste tengon il popol quieto" (Lorenzo il Magnifico).

 "Il cittadino crucciato fa alleanza col nemico... " (W. Shakespeare, Re Giovanni, atto IV, scena II).

Forse che sia crucciato il Primo tra i cittadini, dell'andazzo scenico in città, col consenso neapolitano che scema, il nazionale che preme, le primarie che incalzano, le prime file già prese, e la fortuna che gira, come fosse colpo gobbo di mano Sinistra?
Avanti c'è posto, panem ne abbiamo un tocco, ed è cafone, di circenses a iosa, e quand'anche non bastassero, i balocchi li cacciamo ex novo e alla rinfusa: che ci si prepari ai giochi antichi, come fossero Flavii, e se sotto Nerone ri-suonava l'arpa, sotto l'Arancione rulla la grancassa; ma un momento, Alt!, fermate il giogo, dov'è la giostra? Qui manca il molosso, colosso, Colosseo! E dov'è il progetto, che carta canta, la Giunta stona, e il cemento scalpita?

Chi tira la corda della cordata amica ed imprenditoriale, che di capitali pubblici quivi non ve ne sono?
E' Marilù Faraone Mennella, moglie di Antonio D'Amato, la prima della filiera, imprenditrice "arancio-cremisi" per mutate esigenze di filantropia politica, che sin dai tempi iervolinici pare avere uno spiccato interesse per la zona di Napoli Est, refugium peccatorum per anime prave adoranti il deus cementifero, il grigio moloch che sovverte i canoni dell'archeologia industriale, mutando cubature ed architravi per riconversioni repentine sull'altare dei penati commerciali: perchè dove c'è Penati, è subito cassa. Colate di cemento ad inondare le periferie, che 'a famme dell'inferno lunare, è fame di appalti e costruzioni.

E se prima era  il "Pala-ponticelli" la posta, mega-centro per commerci e grandi eventi in zona ex industriale, da riconvertirsi  precipuamente "a servizi ed attrezzature pubbliche", adesso è nuovo colosseo il giochino da tre palle e un soldo, stadiotto tosto per sports, music & events targati Giggino, la cui giunta rivoluzionaria dichiara che l'opera sarà da costruirsi in «project financing», ergo con oneri tutti a carico del privato interessato. Tutto il cucuzzaro commercial-sportivo avrà un'estensione di riguardo, superando i 38.000 metri quadri, ed a garanzia dell'operazione v'è un capitale sociale di tutto rispetto: 10.000 euro, appartenenti alla "Palaponticelli S.r.l." (che si occupa del solo Palaponticelli invero), di cui è vice-presidente la stessa Mennella, e che attraverso una matrioska di altre società ad incastro si riconduce alla Idis, vecchia conoscenza sempre targata D' Amato-Mennella. 

Pare proprio che i due siano molto affezionati alla zona, tanto da volerci impiantare perfino un nuovo stadio (forse per il curling??), e garantendo la riqualificazione del vecchio San Paolo, dopo che De Laurentiis ha dato il suo niet definitivo alla sola idea di far giocare i blues partenopei in quel di Ponticelli. Del resto son imprenditori affidabili, ca va sans dire, tanto che nel 2006 il Tribunale fallimentare neapolitano dichiarò fallita la I.Car (edilizia), sempre in area Mennella, dopo che la società aveva messo in cassa integrazione una sessantina d'operai senza aver corrisposto loro i contributi nel biennio antecedente: imprenditori bravi a trattare col pubblico, ed altrettanto solerti nel smollare i carrozzoni in perdita quando i rubinetti si chiudono o restringono.

Ma Giggino Murat dal Comune rilancia i dadi, e l'area conoscerà un rilancio come nemmanco Las Vegas negli anni '90: se non ci piazza il casinò, poco ci manca, prevista una delibera per il "piano casa" con relativa variante al Piano Regolatore Generale, e volute cubiche di cemento per circa 20.000 vani in più, più i 50.000 già in previsione, onde riqualificare le ex aree industriali in dismissione decennale; 9 milioni di metri quadrati in totale, che dovrebbero prevedere nuovi impianti residenziali, sportivi, asili nido, etc., con facoltà da parte di Saint James Palace Hotel d'assegnazione a particolari categorie sociali viepiù disagiate. Un boom edificatorio in piena regola, come non se ne vedevano dai tempi di Rosi e delle "sue" mani sulla città: tutto scintillante, perfectissimo e meritorio, ma siam sicuri che le mani dei privati, pur avendo unghie laccate e ben smerigliate, non siano prosaica morsa ferrea ed inscalfibile attorno agli attributi del Comune (cioè i nostri)?

Panem et circenses: sovente per sopravvivere ci si adatta al gioco, si spariglia il Piano (Regolatore?), e si tira a sorte, sperando che il pane, dalla cara Rosetta, passando per Cafone, non diventi  per Neapoli solida e francesissima baguette, da consumarsi a rutto libero nell'alveo d'uno stadio novello, oppure da tener in caldo, e a grave prezzo, laggiù dove il Sol, per pudicizia, ancor non batte.





mercoledì 28 novembre 2012

Metti una Sera a Teatro....






















Alla Sala Assoli fino al 2 dicembre, “Dongiovanna”, con Giovanna Giuliani, storia di donna all’”Ennesima” potenza.

Napoli – “La seduzione implica e misura l’incapacità delle donne a parlare per se stesse o a reclamare in quanto genuina, una sessualità indipendente dai sogni che gli uomini fan su di loro”(Jane Miller).
Ma può sensualità, escrescenza d’ amor profano, declinata diuturnamente al maschile, figlia “d’un’incarnazione della carne” (per dirla con Kierkegaard), trovare ricetto, e riscatto, nel femmineo esplicarsi d’una vanità fine a sé stessa? Può Dongiovanni declinare sfumature, ciprie, ars amandi, voluttà e maschia recherche, di guitto in perenne caccia, al femminile, mutando segno in “Dongiovanna”? Giovanna Giuliani, o-scenicamente riscrive il mito ancestrale, lauto pasto d’un cristianesimo catto-imperante, per figura classicheggiante come aureo velo di Maya, a disvelare gli arcani dell’essere seduttore, al limite di stalking, verso sé e l’altrui sesso; ma conta ancora il sesso, la declinazione genitale, il gerundio in divenire, nel primo scorcio del millennio in nuce?

“Ennesima”, è il nome che designa per sé, forse è un accidenti l’istesso suo femminino “esserci” (Heidegger approverebbe), in tempi liquidi e convulsi, in cui il gender è traslucido, trans-gender appunto, perché valica le costumanze ed i limiti del corporeo definirsi, tra omo ed etero, col terzo genus  un tempo caro ad Hermes, forse ad esso ancora ermeticamente consacrato, per un taglio lacaniano, reciso e netto, perché omosessuale è “chiunque (uomo o donna) ami un uomo” ed eterosessuale “chiunque (uomo o donna) ami una donna”, ancora avulso dall’imago del mondo che noi moderni talebani con l’I-pad in resta abbiamo della nostra humana sensualità (ahi, quanto più moderni ci appaiono i primati!).

Dongiovanna all’ennesima potenza, spinge e preme e divelle il senso scenico, per rovesciare il sesso, forzando il sentimentalismo adolescenziale (a suo dire), il cristallo delle emotività vulgari, di gelosie irrisolte, di paranoie possessivo-compulsive, ansie che divengono sacello per lemuri incarnati nella più muscolare delle pulsioni: la piece è emulazione dell’archetipo, analisi labirintica delle nuances del prisma femminile, lettino su cui distendere il proprio ego, circondadolo di ferraglia a zavorra e rimorchio, ostacoli inconsci come cavalli di frisia, fino alla demolizione delle inibizioni più radicali, fino allo spoglio repentino della pelle scenica, sotto il calco umbratile d’una luna in palcoscenco, a rischiarare concavi e convessi dell’esser donna, e seduttrice, e fragile, determinata ed auto-ironica, ipso facto “eroica” (almeno come modello culturale, “di culto”).

Oscilla, l’anima errante, dispersa tra singulti a dispnea, il dramma d’esser voce e maschera tra somatiche rappresentazioni a catalogo, personae in condominio straniante, tutte e nessuna, Dongiovanna le ascolta, le solletica, le studia. Perché il suo è un trans-gender senza qualità, sia stilistiche, che sessuali, solo l’ennesimo genere, che forse li racchiude tutti. La sua episteme la chiama ammore,  pare cobra, che non è rettorianamente “serpe”, ma sapere, che s’arricchisce ad ogni muta, a metamorfosi; più che uno spettacolo, un catalogo in bella vista delle progressioni dinamiche dell’esser uomo, senza distinzioni di pistillo: e per la prima volta l’equinozio dei generi è paritario per davvero.   

Brava la Giuliani a dare forma al pensiero autoriale (il testo è tratto da un’opera di Fabrizia Di Stefano), stimolato da lettura polimorfa, che diviene lotta di stile e stille, di sudore e lacrime, e riso umorale, a gola spiegata, come bulimia e variazione che  spinge verso l’atavica fame del dongiovannismo, irredentismo sessuale scevro da ogni inutile perbenismo a malcelata ed ipocrita copertura. 
Applausi.