sabato 31 gennaio 2009

venerdì 30 gennaio 2009

Calo del pil(o):

"C'è una crisi da record".
"Tranquillo, finchè c'è figa c'è speranza".

Espatrio d'organi:

"Maroni dice in Italia c'è un traffico d'organi".
"Notizia vecchia, sono anni che i cervelli fuggono".

La via del retto:

"I Giudici dicono no alle riforme imposte".
"Berlusconi le ha solo in supposte".

Centromedianano di sfondamento:

Berlusconi: "Non voglio rovinare i rapporti col Brasile, voglio lavorare di diplomazia...non vorrei che mi mandassero a Kakà".

Chiedere è lecito...

Non me la menare:

Ho la card al collo:

Fish & Chica:

giovedì 29 gennaio 2009

Vi presento un amico:

DDR...che non c'entra una fava con la ex Repubblica Federale di Germania, e l'unico muro che ha visto è quello dove ha sbattuto con la macchina! Il tratto grafico è il suo...ottima penna ragasso! Le parole come sempre del Graffio...Buon divertimento.


Palle di pelle di...:

"Veltroni vuole un confronto con Berlusconi".
"Vespa non sta più nello scroto".

Ti (rott)amo da morire:

"Il governo delude la FIAT".
"Marchionne è rimasto appiedato".

Orgia napoletana:

"La Iervolino dice che la giunta non si tocca".
"Il sindaco s'è chiuso nel suo onanismo".

Don Antonio, l'infedele:

Qualche giorno fa, sulla tanto vituperata televisione italiana, gironzolando mediaticamente alla ricerca di un qualcosa di lontanamente passabile, in chi mi vado ad imbattere su LA7? Nel Bell'Antonio, 'O Governatore mio! E che ci fa su LA7? La trasmissione è L'Infedele, condotta da Gad Lerrrnerrr: si processava Basso-lindo in diretta tv, quindi un' occasione da non perdere, chi sa che il nostro eroe ex-nero zazzeruto non ci delizi con qualche perla delle sue. In studio erano presenti quel simpaticone di Mario Landolfi, con cui Gad Tepesch l'Impalatore aveva qualche trascorso poco felice: nel 2000, quando Lerner era direttore del TG1 e Landolfi Presidente della Commissione di Vigilanza RAI, questi raccomandò una giornalista precaria, tale Marilù Lucrezio, al buon Infedele, cercando di piazzarla come se fosse un nuovo modello d'aspirapolvere. Gad (diomio che nome, manco un chihuahua chiamerei così) non la prese bene, e non l'assunse neanche: in diretta al TG delle 20, sputtanò Landolfi e si dimise immediatamente dalla direzione del telegiornale; Landolfi da Mondragone non la digerì, querelando il povero Gad Tepesch per diffamazione, causa che perse in scioltezza, dato che Lerner aveva solo affermato una verità palese, ed il giudice pensò bene di mettere la parola fine all'indegno teatrino landolfiano. Ma per rimanere in tema di aule di giustizia ed affini, voglio solo ricordare brevemente che l'onorevole Landolfi è ancora indagato per corruzione, concorso esterno (ma dovrei dire estremo) in associazione mafiosa ed abuso di potere dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, accusato dal defunto pentito Michele Orsi di aver favorito gli interessi del clan La Torre nell'ambito di vicende poco chiare e molto oscure, legate alle assunzioni di netturbini nel comune di Mondragone, dove anche le mozzarelle taglieggiano le bufale. Ma Landolfi è innocente fino a sentenza definitiva, quindi queste per adesso rimangono solo accuse, tengo a precisare (non vorrei che un Landolfi qualsiasi mi trascinasse in tribunale, non mi muovo mica per così poco!). Tutto questo panegirico introduttivo, per dire che l'accusa a Basso-lindo era impersonata da questo elementino di tutto rispetto, sfuggito al Lombroso solo perchè l'esimio studioso razzista è morto qualche secolo fa, ahinoi! Landolfi, abbassa il braccio, non ho detto "A Noi!"...Quindi, come dire? Il bue che dice cornuto all'asino, un serraglio di bestie in cui noi poveri cittadini mortali ci siamo persi già da qualche decennio, fagocitati nell' incubo ad occhi aperti del Diavoletto Pelato della Tasmania. Ma tant'è....torniamo al bue e all'asinello: Basso-lindo come si sarà difeso dalla infamante accusa di aver sperperato le risorse pubbliche, di non aver saputo amministrare la Campania, di aver distratto i fondi europei per cazzatelle di facciata (vedi Madre, padre spirito santo, mentre Napoli affogava nella me..lma), insomma di non aver fatto nulla per salvaguardare questa terra dal degrado più totale? Urlando. Urlando come un pazzo per tutto il tempo, berciando, e rintuzzando le accuse mossegli con controaccuse giustificatorie imabarazzanti: "Io ho fatto il possibile", "il problema rifiuti era nazionale", "resto al mio posto per il bene comune"... Ehi, testa di antrace ma sei scemo? Hai avuto quindici anni per risolvere i problemi immensi di questa città, di questa regione, e che diamine hai fatto? Dormivi tutto il tempo con la zizza della Iervolino in bocca, ed un'ecoballa sotto al capo, a mo' di cuscino? Lerner non era incalzante e risoluto come sempre, forse aveva avuto una giornata pesante, ma bisogna capirlo, il Bell'Antonio è amico suo, non poteva inchiodarlo su due piedi, lì in trasmissione: chi lo portava poi fino al Golgota, al massimo sul Vesuvio? Per fortuna c'era l'ottimo Maurizio Braucci, scrittore e sceneggiatore napoletano, che in un accorato ed accurat "j'accuse", ha elencato tutte le mancanze, le responsabilità, le commissioni (straordinarie of course), le omissioni di Bassolino negli ultimi dieci anni almeno: e 'O Governatore? Come avrà risposto alle ficcanti accuse? Beh, a parte le urla beluine, si è richiamato al suo senso di responsabilità, ai suoi valori, alla cultura del suo partito (e speriamo che se ne parta definitivamente)e a quella della nostra Partenope Addormentata, come se un Museo d'Arte moderna, una metropolitana nuova, con qualche scultura e due quadri in bella mostra, potessero rintuzzare le gravi mancanze, il caos organizzativo, il delirio di una città che s'arrovella su sè stessa cercando ancora uno spiraglio di luce, una breccia nel muro dell'indifferenza colpevole e politica di cialtroni in giacca e cravatta, inamovibili. L'unico punto a suo favore Bassolino l'ha segnato quando ci ha ricordato che nel '93, eletto da pochi mesi sindaco, fermò il nuovo sacco sulla città, approvando il piano regolatore ed irregimentandolo in una camicia normativa ben strutturata e definita. Plauso e onore, Antò: il problema che il tuo Rinascimento si è fermato là, sulla carta, e tranne qualche piccola vittoria, come il renderci di nuovo lo splendore di piazza del Plebiscito, della tua opera di speranza di quel lontano inizio degli anni 90, ben poco è rimasto. Adesso la cara Veltrunia ha commissionato il partito, ma forse avrebbe fatto meglio a scambiarlo con un mattone a piazza Garibaldi, almeno là il pacco è sicuro, e dentro ci trovi qualcosa di materiale, non soltanto aria fritta. Siamo alla canna del gas, ci serve solo una scintilla e rischiareremo il buio della nostra notte più nera. E state pur certi che Basso-lindo sarà ancora lì a soffiare sul cerino, tanto non lo schiodano neanche le bombe a mano. Passo dopo passo....magari ce lo ritroveremo pure sindaco alle prossime comunali...sempre che nel frattempo ci sia rimasto ancora un Comune... State sintonizzati.

(L) EGO componibile:

Omaggio al Signor G: Polli d'allevamento

mercoledì 28 gennaio 2009

Scuola virtuale:

"Adesso la pagella ti arriva a casa via computer".
"Così sarà più facile ritoccarla col photoshop".

Nemo Iudex sine Arcore:

Il segreto di Pulcinella:

Ho perso il giorno della memoria:

"Il vescovo Williamson non crede alle camere a gas".
"Questo non è niente, non crede neanche in Dio!".

I spick Inglisc:

"Dice che vogliono un accordo per le Europee".
"Adesso inciuciano anche in inglese".

Guerra Calda:

"Obama vuole archiviare la guerra fredda con la Russia".
"Adesso gli rimane il caldo Medioriente".

Un piano per Gaza:

martedì 27 gennaio 2009

Per molte, ma non per tutte:

Nanoparticelle di verità:

We are the worms:

Una risata lo seppellirà:

"I soldi non fanno la felicità".
"Allora Berlusconi cazzo ride?".

Tele imbocco io:

Sotto esame:

"Dice che a Napoli ci vorrebbe più società civile".
"Ma da noi va più forte il penale".

lunedì 26 gennaio 2009

Don Bisciotte:

Ho un problema di finzione:

Santan(de)chè?:

"La Santanchè ha perso la fiducia in Berlusconi".
"Ora non sa più a chi darla".

Viaggio Premier:

"Dice che espatria dall'Italia se escono sue telefonate".
"Finalmente lo Hammamet".

Oggi gnocche!:

"Dice che ci vorrebbe un soldato per ogni ragazza carina".
"E quelle brutte?".
"Si molestano da sole".

Tiro al serraglio:

"Basta coi centri di raccolta per immigrati".
"La Lega preferisce la caccia".

L'Astro (Ri)nascente:

Ragazza spillo:

"Amo l'Italia, e fotto gli Italiani":

Copio ed incollo un divertente discorso di Silvio Berlusconi, di cui io non rivendico la paternità e di cui lui si accolla tutta la verità:



"Nel nostro partito politico manteniamo le promesse.

Solo gli imbecilli possono credere che

non lotteremo contro la corruzione.

Perché se c'è qualcosa di sicuro per noi è che

l'onestà e la trasparenza sono fondamentali

per raggiungere i nostri ideali.

Dimostreremo che è una grande stupidità credere che

la mafia continuerà a far parte del nostro governo come in passato

Assicuriamo senza dubbio che

la giustizia sociale sarà il fine principale del nostro mandato.

Nonostante questo, c'è gente stupida che ancora pensa che

si possa continuare a governare con i trucchi della vecchia politica.

Quando assumeremo il potere, faremo il possibile affinché

finiscano le situazioni di privilegio.

Non permetteremo in nessun modo che

i nostri bambini muoiano di fame.

Compiremo i nostri propositi nonostante

le risorse economiche siano esaurite.

Eserciteremo il potere fino a che

Si capisca da ora che

Siamo il partito di FORZA ITALIA, la nuova politica".


Ed ora rileggete il tutto da capo ma partendo dal basso: ecco il pensiero del Nanoleone di Arcore, quando anche l'ultima calza sulla telecamera cade giù, scoprendone il volto da Belfagor rugoso.

domenica 25 gennaio 2009

Dopo Bettino, il Botto:

Il Cairo Estinto:

In brodo di lucciole:

"A Genova patto con le prostitute".
"Il Comune batte cassa".

Istruzione virtuale:

"La Gelmini ancora su YouTube".
"Speriamo non si becchi un virus".

Sono fatto in Lega:

"Berlusconi dice che col federalismo non aumenteranno le tasse".
"Ma nel dubbio mi tocco i Maroni".

Vulimmo 'o miracolo!:

"Ancora Romeo: questa volta tocca a Labocetta".
"La prossima all'ampolla di San Gennaro".

sabato 24 gennaio 2009

Fish & Chica:

Futuro radioso:

Il nuovo Nanoleone:

"Il Premier è un uomo di larghe vedute".
"Ha spianato tutto con i bulldozer".

Voglio una donna!:

"Calderoli ha la faccia di uno che sia rimasto chiuso fuori dall'utero per troppo tempo, e cerhi disperatamente di rientrarvi".

Il Tappo galleggiante:

"Sono preoccupato, il Paese non sta a galla".
"E dire che è governato da uno stronzo".

Punto ferma:

"La FIAT sta affondando".
"L'iceberg è di serie?".

venerdì 23 gennaio 2009

Meno male che adesso c'è Nerone:

L'Angelo Alfano:

Parla più forte:

"Il Premier non sente ragioni sulla Giustizia".
"Vista l'età, gli servirebbe l'Amplifon".

Interceptor, il Cavaliere del futuro:

"Berlusconi vuole una stretta sulle intercettazioni".
"Così potrà soffocare meglio la Magistratura".

Paga Pantalone:

"Dice che col federalismo fiscale caleranno le tasse".
"Ma ho l'idea che ci caleranno solo le braghe".

Riccardo Villari Sciò:

"Villari da Costanzo ha detto che darà battaglia".
"Sta preparando un ricorso coi baffi".

Marcia (su) Roma:

"Dice Berlusconi che di questo passo torniamo al '29".
"Se ne fa ancora un altro arriviamo al '22".

giovedì 22 gennaio 2009

Lettera scarlatta:

Riporto per intero la lettera della Dott.ssa Gabriella Nuzzi all' Associazione Nazionale Magistrati. La Nuzzi, p.m. della Procura di Salerno che s'era occupata nei mesi scorsi dell'"affaire Why Not" di Demagistriana memoria, viene ingiustamente trasferita dall'Angelico Servo Alfano insieme ad altri sei colleghi, mentre al procuratore capo Luigi Apicella è tolto lo stipendio, e ne vengono congelate le funzioni. Per la serie al peggio non c'è mai fine: ma questa è l'Italia di oggi, dove le consorterie ed i potentati di turno smuovono anche i principi e le garanzie costituzionali, dove un magistrato non risponde più del suo operato alla Legge, ma ad un omuncolo che indegnamente ricopre le funzioni di Ministro di (In)Giustizia.

Alla Associazione Nazionale Magistrati - Roma

"Signor Presidente,
Le comunico, con questa mia, l’irrevocabile decisione di lasciare l’Associazione Nazionale Magistrati.
Il plauso da Lei pubblicamente reso all’ingiustizia subita, per mano politica, da noi Magistrati della Procura della Repubblica di Salerno è per me insopportabilmente oltraggioso.
Oltraggioso per la mia dignità di Persona e di essere Magistrato.
Sono stata, nel generale vile silenzio, pubblicamente ingiuriata; incolpata di ignoranza, negligenza, spregiudicatezza, assenza del senso delle istituzioni; infine, allontanata dalla mia sede e privata delle funzioni inquirenti, così, in un battito di ciglia, sulla base del nulla giuridico e di un processo sommario.

Per bocca sua e dei suoi amici e colleghi, la posizione dell’Associazione era già nota, sin dall’inizio.

Quale la colpa? Avere, contrariamente alla profusa apparenza, doverosamente adottato ed eseguito atti giudiziari legittimi e necessari, tali ritenuti nelle sedi giurisdizionali competenti.
Avere risposto ad istanze di verità e di giustizia. Avere accertato una sconcertante realtà che, però, doveva rimanere occultata.

Né lei, né alcuno dei componenti dell’associazione che oggi degnamente rappresenta ha sentito l’esigenza di capire e spiegare ciò che è davvero accaduto, la gravità e drammaticità di una vicenda che chiama a riflessioni profonde l’intera Magistratura, sul suo passato, su ciò che è, sul suo futuro; e non certo nell’interesse personale del singolo o del suo sponsor associativo, ma in forza di una superiore ragione ideale, che è – o dovrebbe essere – costantemente e perennemente viva nella coscienza di ogni Magistrato: la ricerca della verità.

Più facile far finta di credere alla menzogna: il conflitto, la guerra tra Procure, la isolata follia di “schegge impazzite”.
Il disordine desta scandalo: immediatamente va sedato e severamente punito.
Il popolo saprà che è giusto così.
E il sacrificio di pochi varrà la Ragion di Stato.

L’Associazione non intende entrare nel merito. Chiuso.

Nel dolore di questi giorni, Signor Presidente, il mio pensiero corre alle solenni parole che da Lei (secondo quanto riportato dalla stampa) sarebbero state pubblicamente pronunciate pochi attimi dopo l’esemplare “condanna”: “Il sistema dimostra di avere gli anticorpi”.

Dunque, il sistema, ancora una volta, ha dimostrato di saper funzionare.

Mi chiedo, allora, inquieta, a quale “sistema” Lei faccia riferimento.
Quale il “sistema” di cui si sente così orgogliosamente rappresentante e garante.

Un “sistema” che non è in grado di assicurare l’osservanza minima delle regole del vivere civile, l’applicazione e l’esecuzione delle pene?
Un “sistema” in cui vana è resa anche l’affermazione giurisdizionale dei fondamentali diritti dell’essere umano; ove le istanze dei più deboli sono oppresse e calpestato il dolore di chi ancora piange le vittime di sangue?
Un “sistema” in cui l’impegno e il sacrificio silente dei singoli è schiacciato dal peso di una macchina infernale, dagli ingranaggi vetusti ed ormai irrimediabilmente inceppati?
Un “sistema” asservito agli interessi del potere, nel quale è più conveniente rinchiudere la verità in polverosi cassetti e continuare a costellare la carriera di brillanti successi?

Mi dica, Signor Presidente, quali sarebbero gli anticorpi che esso è in grado di generare? Punizioni esemplari a chi è ligio e coraggioso e impunità a chi palesemente delinque?

E quali i virus?

E mi spieghi, ancora, quale sarebbe “il modello di magistrato adeguato al ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti dall’esercizio della giurisdizione” che l’Associazione intenderebbe promuovere?

Ora, il “sistema” che io vedo non è affatto in grado di saper funzionare.
Al contrario, esso è malato, moribondo, affetto da un cancro incurabile, che lo condurrà inesorabilmente alla morte.
E io non voglio farne parte, perché sono viva e voglio costruire qualcosa di buono per i nostri figli.
Ho giurato fedeltà al solo Ordine Giudiziario e allo Stato della Repubblica Italiana.

La repentina violenza con la quale, in risposta ad un gradimento politico, si è sommariamente decisa la privazione delle funzioni inquirenti e l’allontanamento da inchieste in pieno svolgimento nei confronti di Magistrati che hanno solo adempiuto ai propri doveri, rende, francamente, assai sconcertanti i vostri stanchi e vuoti proclami, ormai recitati solo a voi stessi, come in uno specchio spaccato.

Mentre siete distratti dalla visione di qualche accattivante miraggio, faccio un fischio e vi dico che qui sono in gioco i principi dell’autonomia e dell’indipendenza della Giurisdizione. Non gli orticelli privati.

Non vale mai la pena calpestare e lasciar calpestare la dignità degli esseri umani.

Per quanto mi riguarda, so che saprò adempiere con la stessa forza, onestà e professionalità anche funzioni diverse da quelle che mi sono state ingiustamente strappate, nel rispetto assoluto, come sempre, dei principi costituzionali, primo tra tutti quello per cui la Legge deve essere eguale per deboli e potenti.
So di avere accanto le coscienze forti e pure di chi ancora oggi, nonostante tutto, crede e combatte quotidianamente per l’affermazione della legalità.
Ed è per essa che continuerò sempre ad amare ed onorare profondamente questo lavoro.

Signor Presidente, continui a rappresentare se stesso e questa Associazione.
Io preferisco rappresentarmi da sola".

Dott.ssa Gabriella NUZZI
Magistrato

'O Miracolo!:

Miracolo! Miracolo! S'è sciolto il sangue nell'ampolla vermiglia di San Gennaro? Un miracolo fuori tempo massimo, in anni di crisi di valore monetario e valori sociali? Ma no, tranquilli, s'è sciolta soltanto la Commissione di Vigilanza RAI! Che data la tignosa resistenza di Pancho Villari, detto Villaril per l'attaccamento universale alla poltrona, può essere a giusto titolo annoverato come prodigio laico in terra Italo-Vaticana: ergo, MIRACOLO!!! Fini, l'omino nero della Camera da letto di Berlusconi (il luogo prediletto dove Silviuccio fotte allegramente gli Italiani senza remore e col sorriso plastificato tatuato in volto, plastificato a sua volta) e Renatino "Che Schifo-Schifani", detto "Erriporter" per la sua pettinatura sbarazzina, hanno finalmente sciolto la Vigilanza, ed il povero Villari è rimasto con lo stoppino della candela in...mano: quel che prima cera, adesso non c'è più! Il golpe della Maggioranza con il pasionario de sinistra non è riuscito, siamo tornati al vecchio Zavoli, che adesso mette davvero tutti d'accordo: solo Di Pietro esprime perplessità, visto che l'IVD voleva l'Orlando furioso a suonare la tromba della riscossa in Vigilanza. Che uomo Villaril! Ha tenuto duro fino all'ultimo dicendo: "Adesso voglio proprio godermi lo spettacolo!". Allora è proprio vero che alla RAI hai sempre un posto in prima fila...magari ce lo ritroviamo a Sanremo da Bonolis! Che piglio, che savoir faire! MA niente da fare, la politica ha le sue leggi spietate, e l'eroe rivoluzionario dei nostri giorni ha dovuto cedere alfine: i suoi superpoteri sciamanici (gli amici lo chiamano "Riccardo Seduto") non son bastati e il tapino sarà costretto a ripiegare dalla poltrona della Vigilanza a quella Frau..magari ce lo ritroviamo a fare la pubblicità per la Divani&Divani! Dunque che avanzi il nuovo, anzi il "Grande Vecchio" (versione aggiornata del Grande Fratello): Sergione Zavoli, l'uomo per tutte le stagioni politiche! Fascista da giovane (lo si vedeva per le strade di Rimini in uniforme e mitra al collo, pronto a gettarsi nella mischia per Nonno Benito), ebbe una infatuazione passeggera per i Socialisti di Bottino Craxi (Vostri), giusto per passare poi nelle fila dei DS, poi PD e poi...si vedrà... MA Zavoli è un valente giornalista, sempre sul pezzo, e prontissimo a scattare sul carro giusto...almeno è una persona coerente! Tutto sto teatrino, mentre Europa 7, sempre per restare in tema di televisioni, vince la causa contro lo Stato per la mancata assegnazione delle frequenze radiotelevisive, che Berlusconi s'è fottuto alla grande piazzandoci Rete Quattro ed il Fede(le) Barboncino dalla lunga lingua: un milione e 41mila euro che il Ministero dello Sviluppo Economico, (cioè lo Stato, ergo noi) sarà costretto a pagare all'editore Di Stefano (il quale continuerà la sua battaglia presso le corti di giustizia europee, dato che a suo dire il risarcimento è esiguo) perchè Silviuccio Il Glande deve continuare a dare la pappa al suo Emilio, ma coi soldi nostri! L'ennesima vergognosa conseguenza di un conflitto d'interessi che ci ha ammorbato del tutto, ma che non si può ancora ignorare, visto che le conseguenze le paga sempre Pantalone (che ormai è in braghe di tela). Con tristezza nel cuore ed un fuoco nella mente, vi dico ancora una volta....state sintonizzati!

A tempo debito:

Dura lex, sed Ratzinger:

"Il Vaticano dice che la legge di Dio prevale sempre".
"Del resto in Italia i processi hanno dei tempi biblici".

Più che compagno, Consorte:

"Dice che il processo Unipol è tutto da rifare".
"Nel PD si saranno rifatti una risata".

Elementari, Silvio:

"Berlusconi dice sì alle intercettazioni sopra i dieci anni".
Insorge Telefono Azzurro: "Legge ingiusta, così si discriminano diritti dei bambini".

Di tutta l'erba un Fazio:

"Dice che Santoro è stato fazioso".
"Fabio Fazio s'è subito dissociato".

L'ultima cera:

"Sciolta la Vigilanza RAI".
"Villari non aveva una bella cera".

mercoledì 21 gennaio 2009

Dalemonius:

Voglio tornà bambino:

"Ho avuto un'infanzia molto tranquilla....mio padre mi picchiava dopo avermi dato il Valium".

Carta Straccia:

La nuova PDgrotta:

"Monnezza, appalti, tangenti e malapolitica".
"E Napoli?".
"Si è adattata benissimo".

Il nuovo Cesare(Ragazzi):

"Evviva! Berlusconi dice che il PIl è in crescita".
"Allora il trapianto è proprio riuscito".

Ma cosa mi Manga(no) a me?:

"Con Obama l'America è alle stelle".
"Con Silvio al massimo stalliere".

Timori e Tremonti:

"Tremonti dice che bisogna star tranquilli".
"E allora perchè tremi?".
"Oh tranquillo, è solo il Parkinson".

Leggere:perchè no?

"L'Amara Scienza" di Compagnone:
Una scrittura limpida, d’un lucore intenso, “barbigli” d’algido fuoco, che incendiano le pagine e l’opera tutta d’un autore, Luigi Compagnone, dalla penna mordace, ironia e disincanto miscelati a dovere: occhio sensibile, dagherrotipo in chiaroscuro, per sempre impressionato dagli umori carnali d’una Napoli non più sirena, stanca matrona dalle vesti pompose, eppur lacere. Un libro da riscoprire, L’amara scienza, edito dalla Compagnia dei Trovatori, in cui i fumi d’una metropoli in fibrillazione, microcosmo in espansione, s’intrecciano all’odore pungente dell’incenso, afrore spugnoso che assorbe i sudori e le angosce d’un popolo indiavolato, alla spasmodica ricerca d’un miracolo settembrino, d’un prodigio rappreso in un ampolla vermiglia. Un padre, Don Augusto Alinei, Ulisse rancoroso che ha infisso il suo remo nella terra argillosa, lo sguardo riverso su un passato di flutti salmastri; tre figli, come un Telemaco tricefalo, appendici dinamiche perse in un mare neapolitano che diviene Mediterraneo tutto, utero materno che ne nutre i desideri. Ne risalgono la corrente, alla recherche delle “lire funeste” che occorrono a quietare il padrone di casa; flussi onirici di memorie classiche, confusi nel lento procedere dei pensieri in tumulto, spume screziate che s’infrangono per un attimo sulla rena, per poi esserne risucchiate da presso, nell’eterno silenzio. Alinei come alieni, al mondo, e forse a loro stessi; come alisei, che spirano contrari a quel libeccio lavico che s’appiccica sulla loro pelle, nell’afa plumbea, appesantendone il passo. Isidro, Egidio, Lucia, tre anime in pena, in purgatorio terreno, spettatori attoniti e partecipi d’un dramma carnascialesco, una pulcinellata dall’aura luciferina, e dai contorni laurini: anni Cinquanta, il boom d’un edilizia rapace, le mani untuose d’una borghesia allucinata e vampiresca, complice d’un saccheggio culturale, prima che materiale, le mani su una città ancora stordita dagli echi sinistri di sirene di guerra ammaliatrici. Compagnone ne ricostruisce lo spirito, ne affresca i tratti smargiassi e la protervia lupesca, le sfolgoranti paillettes, a ricoprire le nudità e le miserie intellettuali d’una classe borghese che con spocchia e arroganza s’assise sullo scranno più alto, Trimalchione arricchito che sparigliò con violenza le carte sul tavolo, mentre il popolo inebriato consumava se stesso in un’orgia di beni superflui, baloccandosi con l’effimera nullità di una vita menzognera. Una cinica “abbuffata” cui non possono partecipare gli Alinei, ai quali rimarranno soltanto le briciole, nella persistente convinzione che l’unica speranza e panacea è quell’ “amara scienza” che ci pervade tutti, quella consapevolezza eterna ed immutabile che la vita basta a sé stessa, e non ha bisogno di alibi, ma solo di abili mani che ne raccolgano la sfida.

Stiamo Freschi:

martedì 20 gennaio 2009

Signori si scende! :

"Dice che Villari è arrivao al capolinea".
"Lo dicevo che la RAI è un carrozzone".

Spergiuro sui miei figli:

"Dice che Obama ha giurato".
"E Silvio?".
"Falsa testimonianza, come al solito".

Parking class hero:

"In Europa 3,5 milioni di posti in meno".
"Il solito problema di parcheggio".

Obama alla Casa Bianca:

La Lewinsky: "Sono molto soddisfatta, adesso non vedo l'ora di soddisfare lui".

E' la globalizzazione, bellezza!:

lunedì 19 gennaio 2009

Io parlo da solo:

"Adoro i monologhi...quando parli da solo no c'è nessuno che può dirti che stai dicendo una cazzata".

Segnali di fumo:

Per il comune in fondo a sinistra:

"La Iervolino è serena come non mai".
"Encefalopidigramma piatto".

Canta che ti passa:

"Obama canta con gli U2".
"Silvio sempre in coppia con Apicella".

Siamo allo spasso:

"Dice che nel 2009 aumenterà la disoccupazione".
" E' proprio vero che la gente non ha voglia di fare un cazzo".

domenica 18 gennaio 2009

Quando si dice un maestro unico:

Sono il Messenger del Signore:

"Il Papa andrà su Google".
"Yahoo!".

Ipse Duxit:

"Dice che ci sono incomprensioni nel Governo Berlusconi".
"A volte capita quando si scrive sotto dittatura".

Me ne lavo le mani:

"Sacconi dice di non esser Ponzio Pilato".
"Ma sono anni che Eluana vive un Calvario".

Saggezza della nonna:

"Se la vita ti sorride, allora ti sta prendendo per il culo".

Prima o poi schiodeRAI:

"Villari non molla la poltrona".
"Vuole un posto in prima fila per Sanremo".

Scherzi da Premier:

"Ha detto che la TV è indegna di un paese civile".
"Anche lui non scherza".

Futuro Remoto:

Spazio Vitale:

"Spazio cosmico, infiniti mondi, centomila galassie...e neanche un buco per parcheggiare!"

sabato 17 gennaio 2009

Paese d' Incanto:

Riforma Comune:

"Dice che il Comune di Napoli è da bocciare".
"Sono i primi effetti della legge Gelmini".

E' giunta la Fini:

"Fini contro Santoro".
"Per una volta a Destra vedono rosso".

L' Eluana delle Libertà:

"Eluana non morirà, dice la maggioranza".
"Ma la vita è un obbligo di governo?".

Lucia di Annunziatermoor:

Che donna Lucia Annunziata! Tiene testa a Michelino Santoro imputandogli una conduzione filo-palestinese, stigmatizzando un comportamento poco ortodosso e deontologicamente scorretto: parole che marchiano a fuoco, dette da una che quand'era presidente della Rai era una cerchiobottista convita. Se non ricordo male non si levarono gli scudi quando il programma della Guzzanti, "Raiot, su raitre, venne sospeso dopo la prima ed ultima puntata, perchè "lesivo" dell'immagine dell'allora (ed ancora! Sob!!)Premier Trapiantato Primo da Arcore. In quel caso l'Annunziata fu molto diplomatica, e si trincerò dietro inesistenti "problemi di palinsesto", non meglio identificati. E invece l'altra sera, la Lucia di Annunziatermoor ( ma almeno nel dramma di Doninzetti alla poverina veniva concessa l'attenuante della pazzia)alla fine ha affondato lo stiletto contro Arturo-Santoro, definendolo una sorta palestinese ad honorem, per la sua conduzione a suo dire, "gravemente faziosa". Ora, vorrei solo ricordare che la trasmissione di Santoro è una delle poche ancora decenti per quel che riguarda il panorama radiotelevisivo del Bel Paese; ma ove comunque non la si pensasse in tal guisa, beh è sicuro che il buon Michele è in questo caso da assolvere. Gli si può forse imputare di aver artefatto il dato oggettivo di mille e passa morti ammazzati da parte d'Israele, contro un solo, dico uno solo, morto tra le file degli Israeliani? Quel che accade è a dir poco tremendo, non ci sono ragioni di Stato che valgano a giustificare lo stillicidio mortifero inferto a bambini palestinesi innocenti ed incolpevoli. Ripeto, comunque la si pensi, quello di Santoro era un richiamo all'oggettiva e truculenta realtà della guerra, e non si può non essere d'accordo. La morte ed il sangue non hanno colore, il rosso vermiglio è l'unica bandiera che sventola sulle macerie di Gaza. State sintonizzati.

Ghiaccio Bollente:

"Bufera su Santoro".
"Adesso è Anno Sotto Zero".

venerdì 16 gennaio 2009

Senza Parole:

United Fess of America:

"Bush dice che ha lasciato un mondo più libero".
"Adesso è libero di andare affanculo".

O' Governatore nun s''a scorda 'a salma:

"Bassolino dice che non tira a campare".
"O è la monnezza, oppure la sua salma incomincia a puzzare".

Lavorare meno, lavorare morti:

"Berlusconi è preoccupato dal boom dei disoccupati".
"Se non faceva il ponte, li poteva affogare nello Stretto".

Walter Di Pietro:

"Veltroni dice che tra lui e Di Pietro, solo divergenze politiche".
"A quando le convergenze?".

Morte al quadrato:

"Bombe sul cimitero di Gaza".
"Volevano stare sicuri".

J' accuse:

"Di Pietro è andato in procura".
"Nostalgia dei vecchi tempi".

mercoledì 14 gennaio 2009

La crisi colpisce la famiglia:

E Fini (s) incassa:

"Dice che Berlusconi ha offeso il Parlamento".
"Questo facciamolo decidere a lui".

E' tutta una Gomorra:

"Gomorra" bocciato ad Hollywood".
"Ci deve essere sotto la mano del Padrino".

Berlusgas:

"Contrordine compagni! Niente gas dalla Russia".
"Adesso le balle che dice dovrà gonfiarle a bocca".

Non ci dormo la notte:

"Mio nonno metteva i risparmi sotto il materasso".
"A me m'hanno pignorato pure quello".

Più PIL per tutti:

"LA produzione italiana verso il picco".
"Ma c'è ancora tanta discesa da fare".

martedì 13 gennaio 2009

Previsioni per il futuro:

Vado di Fretta:

Lasciate un D'Alema dopo il vaf:

"Dice che è pronto ma nessuno l'ha chiamato".
"Veltroni gli ha lasciato un messaggio in Segreteria".

Papa don't preach:

"Ratzinger si appella alla politica".
"Allora Dio è proprio morto!".

Vade retro Walter.

"D'Alema è pronto a rifondare il PD".
"Del resto sono anni che prova a riaffondarlo".

Centro Storico:

Dice che De Mita vuole sentirsi al Centro".
"Speriamo che non trovi parcheggio".

Napoletanic:

"Struggente la scena di Rosetta e Peppino di Capri che si baciano sulla nave che affonda".

Il Parere dell'esperto sulla situazione politica:

lunedì 12 gennaio 2009

La febbre del capitalismo:

"Il capitalismo è malato".
"Sì, ma il termometro ce lo ficcano a noi!".

Villaril, l'adesivo universale:

"Villari non si stacca dalla poltrona".
"E' in coma di vigilanza".

L'omino del gas:

"E' tornato il gas".
"Fini adesso può rialzare la fiamma".

Italia a cinque stelle:

"Il debito pubblico è alle stelle".
"Speriamo ci pensino i marziani".

L'Intoccabile: da quindici anni sui suoi schermi.

domenica 11 gennaio 2009

Ho letto il gobbo:

"Dice Andreotti che non c'è polvere tra le sue carte".
"Solo insabbiature".

Semaforo Verde:

"Berlusconi frena sugli immigrati".
"Bossi avrebbe tirato dritto".

Cantami o Diva (qualcosa di sinistra):

"Walter dice di sentirsi come Penelope".
"Sì, ma non lo caga Nessuno".

Berluskaz uber alles:

"Alfano dice che la legge non cambierà".
"Rimane sempre ad personam".

Nostro onore:

"Veltroni dice che si può fare la riforma condivisa".
"E se riformassimo l'opposizione?".

E' un volo a planare....

sabato 10 gennaio 2009

Ce sto a Provà:

Cari amici del blog ho deciso di provare a disegnare! L'evoluzione della specie...Da Vauro a Graffio...speriamo che Vauro non mi faccia causa per abuso di satira non autorizzato! Work in progress...abbiate fede e speranza, ma soprattutto carità!

Due Maroni Così:

Due Maroni così:

"La Lega vuole la mano dura con i clandestini".
"Fini ha detto che basta il manganello".

Allacciate le cinture:

"L'Alitalia è pronta a ripartire".
"Finalmente si tracolla!".

Problema di Waltership:

"Nel Pd hanno proprio la vocazione al martirio".
"Veltroni porta la croce, D'Alema i chiodi".

La matematica è un'opinione:

"Veltroni dice basta alle divisioni nel PD".
"Oramai è partito per la tangente".

I Sette e il Nano:

"Alfano dice che bisogna trasferire sette p.m.".
"Gliel'ha detto l'Ottavo Nano".

Nati con la camicia (verde):

"50 euro per ogni permesso di soggiorno".
"Poi dice che entrano senza bussare".

venerdì 9 gennaio 2009

Do ut la des:

"Non era una tipa da botta e via".
"Cioè?"
"Se ne andata prima di darmela".

La Vera lettera originale della Sindaca Iervolino:

Lettera aperta alla città(prima che me la chiudono definitivamente).

Care Concittadine (mi rivolgo prima alle donne, perchè so' femmena pure io), cari Concitadini, vi scrivo questa lettera venendo a Voi con questa mia, a dirvi due o tre parole che mi sono tenuta a mente in questi giorni turbolenti...Napoli vive giorni bui è inutile negarlo...i soliti scurnacchiati che giocano a pallone mi hanno schiattato i lampioni sotto al Comune! In questi giorni grigi e mesti, ho varato con dolore la nuova giunta...manco fosse il Titanic! Una nuova giunta in aggiunta a quella che era giunta al capolinea, ingiungendomi perciò, dunque ed indi poi, ad aggiungere assessori in assenza di assicurazioni che sicuramente dovevano rassicurarmi ,ma che...cacchio sto scrivendo?? Maledetta vecchiezza che si fugge Bassolino, chi vuol esser letto sia...o Romeo perchè sei tu in galera, Romeo? Comunque, bando alle ciance allegre...dicevo che ho nominato cinque nuovi assessori, e Dio solo sa quanto c'è voluto a trovare questi fessi in un momento in cui pure i gatti quando m'incontrano si grattano i marron glassè! Cinque nuovi assessori ancora in garanzia, antiaderenti, acciaio inox, non ancora inquisiti, astenersi perditempo! E comunque io me ne lavo le mani! Sono pur sempre una donna pulita! Si tratta di professori, professionisti, scaldapoltrone di lungo corso, con una carriera fulgida alle spalle, quindi li posso sputtanare quando voglio...ho già acquisito dei vecchi filmini certe vacanze compromettenti a Terracina del nuovo assessore al Bilancio...si diceva comunque, che sono uomini integerrimi, che si dedicheranno anima e corpo a fare un servizio alla città, e ve ne accorgerete tutti, ciascuno secondo le sue possibilità, ma soprattutto appetiti voraci. Ma io, vi ricordo, me ne lavo le mani! L'ho deciso in piena autonomia, con una pistola puntata da Veltroni alla mia tempia sinistra, poichè ho ritenuto in piena coscienza di dover dare un forte segnale per quel che riguarda le questioni di etichetta pubblica, e Dio solo sa quanto ci tengo all'etichetta, al galateo, alle buone maniere! Per esempio io mi lavo sempre le mani con i miei assessori prima di ogni riunione della giunta...del resto da quando mi hanno messo dentro le due filippine che Romeo ci mandava al Comune per far pulizia, meglio una passata di viakal in più! La mia vuole essere una risposta chiara e precisa a tutti quelli che in questi giorni mi hanno detto di mollare...col cazzo! Ehm, nel senso che ci tengo troppo al mio ruolo istituzionale, al mio stipendio...e non voglio farmi trascinare dall'istinto in questi frangenti delicati...resterò al mio posto, provate a schiodarmi se ci riuscite! Ho ascoltato tutti, anche quel rompicoglioni di Veltroni che mo' si porta pure Gianni Morando appresso con la chiatarra...ma alla fine ho deciso di continuare a lavorare per la mia città, tanto ancora c'è da fare, devo poter finire il lavoro! Mi guidano onestà ed incapacità senza pari, nonchè i valori della Costituzione Italiana, che ho letto di sfuggita al liceo, nella convinzione che solo le zoccole abbandonano la nave mentre sta affondando...e tutto si può dire di me tranne che sia una zoccola! Questo è un Comune povero, ma onesto! La città ha bisogno di un Comune fuori dal comune nel fare comunella, sia chiaro! Non c'è alcun bisogno del commissario speciale, caso mai ci vorrebbe uno sceriffo, che pare di stare nel Far West qua! Voglio perciò ripartire da questo consiglio comunale in quanto organismo frutto di attente scelte clientelari...la città ha bisogno di me...qua ci sono tanti di quei problemi che Beirut al confronto sembra un giardino per l'infanzia! Quel che serve è recuperare la fiducia in me, dobbiamo rinforzare i miei anticorpi (che qua ci devo rimanere ancora a lungo, alla faccia vostra!), continuando la nostra utile collaborazione con la camorra, che se c' è una cosa che funziona a Napoli, non si dica che il comune la ostacoli! Ho sempre combattutto per i miei e per i vostri interessi...vabbè più per i miei, ma che c'entra? Io c'ho messo la buona volontà, adesso fate qualcosa pure voi! Dobbiamo rialzare la schiena, perchè la sciatica va curata, l'ha detto anche il mio geriatra, ce possiamo e dobbiamo fare...Con questa consapevolezza mi rivolgo a tutti voi concittadini, per esortarvi a non mandarmi definitivamente affanculo, perchè, ve lo ripeto ancora una volta...sono pulita! Mi lavo almeno tre volte al giorno!
Salutandovi indistinatamente, il Vostro Sindaco(ancora per poco)
Rosa Russo Iervolino.

P.s. Io me ne lavo le mani!
P.s.s. Il discorso è disponibile anche su nastro, basta chiedere all'usciere di palazzo San Giacomo (vende pure i CD pezzotti di Gigi D'Alessio, fidatevi è un amico).

Veniamo noi con questa mia...

"Dice che la Iervolino ha scritto una lettera ai Napoletani".
"Raccomandata semplice o con avviso di garanzia?".

Rosa nel deserto:

"La Iervolino va per la sua strada".
"Più che altro ce l'hanno mandata".

Ecce Omo:

"In Vaticano sono ancora contro i gay".
"Ma prima o poi faranno outing".

Global service (all inculive):

"Dice che a Napoli gli assessori erano supini a Romeo".
"Deve averli inculcati di brutto".

giovedì 8 gennaio 2009

Messi nel sacchetto:

"Sfrantummati...sbatacchiati...finalmente anche Rosetta s'è accorta che ne abbiamo le ecoballe piene!".

Siamo allo (s)fascio:

"Alemanno rende omaggio ai camerati caduti".
"Speriamo non faccia di tutta l'erba un fascio".

Non c'è Campo(santo):

"Bush dice di avere una linea diretta con Dio".
"Speriamo almeno che la chiamata non sia a carico nostro".

Tiro Mancino:

"Anche Mancino la pensa come Alfano".
"Tutti i lodi vengono al pettine".

'E figlie so' piezze 'e core:

"La Iervolino dice che gli assessori sono come figli".
"E quelli che rubano?".
"Figl' 'e zoccola".

A rotta decollo:

"Dice che la nuova Alitalia punta su Roma".
"Malpensa te!"

Sono solo marionette:

"Berlusconi non vuole farsi trascinare nel teatrino della politica".
"Ha ragione, lui è abituato a fare il capocomico".

A Difesa ci sto io:

"La Russa vuole una messa popolare a piazza Duomo".
"Mettete l'incenso nei vostri cannoni".

mercoledì 7 gennaio 2009

Autocritica spicciola:

"Credo che la gente mi odi".
"Abbi fede, è una certezza".

Ode ad un bambino di Gaza:

"Continuano a piovere bombe sulla striscia di Gaza".
"Purtroppo la pioggia di sangue non si arresta".
"Ma dice che Israele non può fermarsi".
"E i Palestinesi ne moriranno dalla gioia".
"Ma l'America spinge per la pace".
"Un volta spingevano per la guerra".
"Come cambiano i tempi".
"Ma non cambia la speranza."
"In un mondo migliore?"
"In un futuro di vita".
"Perchè' è un'infanzia di morte".
"Com'è rosso il sangue dei bambini".
"Rosso come un tramonto insanguinato".
"Rosso come le lacrime che nessuno ha mai pianto".
"Vedrai che s'aprirà uno spiraglio".
"Lo useranno per una buttare una bomba di più".
"Una bomba di troppo".
"E intanto le truppe avanzano nell'odio senza pace".
"E intanto la pace s'arrovella".
"Perchè l'uomo è una belva feroce?"
"Non so, non lo chiedere".
"E nell'oblio non odo risposta".
"Deve essere Dio che non sente il richiamo".
"Oppure è l'uomo che diviene un demonio".
"Sì ma un bambino, che male può fare?".
"Ammazzano la speranza, e con loro il destino".
"Perchè quel destino inumano e di morte?".
"Non lo so , non lo chiedere".
"Ho le labbra spaccate".
"Allora la pioggia ti disseterà".
"Ma è pioggia di sangue".
"Allora non bere".
"Io ho sete comunque".
"E'sete di vita".

Tocca Ferro:

"Dice che Tiziano Ferro ha toccato le tette dell'Arcuri".
"L'Auditel ha avuto un erezione".

Mezzogiorno di fuoco:

"Il PD in Campania è alla resa dei conti".
"Altro che commissario, ci vorrebbe lo sceriffo".

Masochismo a sinistra:

"Dice che la Iervolino ha registrato le riunioni della giunta".
"Non è malafede, le piace riascoltare la sua voce".

Non aprite quella porta:

"La Comunità Ebraica sbatte la porta in faccia a D'Alema".
"E il PD?".
"Non può, le chiavi ce le ha lui".

Per Una Volta Penso A Me!

Voglio pubblicare on line il testo di una mia commedia che non ha avuto molta fortuna in teatro...nel senso che nun m'hanno nemmanco fatto trasì aint' 'o tiatro! ( tradotto dall'asburgico significa che non mi hanno neanche fatto accostare alle porte dello stabile...ah ecco perchè lo chiamano teatro stabile di Napoli!, perchè di teatro, e di voglia di sperimentare c'è ben poco, rimane solo l'edificio). Ecco perciò che ho deciso di pubblicare il testo della commedia:la faccio a pezzi, come un capitone...perchè tutta assieme mi intaserebbe il blog...e poi io già 'a cunosco!
Prima Parte:

Il Sogno di Re Ferdinando

Commedia semiseria in due atti e un po’.





Un Re fuggiasco, sfuggente, lazzaro dal naso priapesco, furbo e credulone; una

moglie, una Regina, mezza austriaca, mezza napoletana, la mente offuscata dall’odio per la

Rivoluzione Francese, ardente di rabbia, nemica giurata di Napoleone; una Corte di paggi più simili

a satiri silvani, ministri insulsi, e poi Orazio Nelson, il fiero inglese dall’occhio solo, Sir Hamilton,

la sua mogliettina, Lady Hamilton, e su tutti l’aura tragica di una Rivoluzione sospesa, fragile

albero d’una Libertà insanguinata, laggiù all’ombra d’un Vesuvio indifferente. Sogni popolati

d’ombre senza riposo, lemuri un tempo uomini, rivoluzionari adesso martiri: la Pimentel Fonseca,

Mario Pagano, Domenico Cirillo, e poi Caracciolo, l’intrepido Ammiraglio, tutti vittime e giudici al

contempo, spettri del ricordo in cerca di Giustizia , anime in pena, fiamme senza peccato, incubo

per un Re Pulcinella, buffone e vanesio.

E Napoli, sempre lei, maestosa e stracciona, mendicante e barocca: il suo spirito, le vestigia

d ’un’epoca scintillante e contorta, seppellite per sempre tra le pagine polverose della Storia.





















Personaggi:


Ferdinando, Re delle Due Sicilie
Carolina, Regina e moglie di Ferdinando
Gennaro, servo da camera
Don Peppe, servitore
Lady Hamilton, moglie dell’ambasciatore inglese
Sir Hamilton, ambasciatore inglese a Napoli
Lord Acton, ministro della guerra
Francesco, principe ereditario
Clementina, sua moglie
Nelson, ammiraglio inglese
Luisa Sanfelice, nobildonna napoletana
Antonietta, serva di donna Luisa
Dottor Cannata, medico di corte
Prima mammana, levatrice
Seconda mammana, levatrice
Una guardia
Due bambine
Eleonora Pimentel Fonseca, letterata e patriota
Francesco Caracciolo, ammiraglio della marina borbonica
Mario Pagano, giurista rivoluzionario
Domenico Cirillo, scienziato e uomo libero
Michele ‘o Pazzo, lazzaro e martire
























Palermo, 1800.
Il Re e la sua famiglia sono in esilio in Sicilia.
Napoli è spossata dopo gli eventi rivoluzionari: la Santafede del Cardinale Ruffo ha fatto strage dei repubblicani, i patrioti giustiziati, i lazzari seppelliti.
L’Europa è in fermento, Napoleone fa faville, le monarchie temono il peggio.
I sovrani di Napoli e Sicilia aspettano gli eventi nell’isola lontana.




Atto I, scena I

Interno, camera da letto reale: il Re è a letto con la consorte Maria Carolina d’Asburgo; si agita più volte tra le lenzuola, mugugna, scalcia ed infine si sveglia.

FERDINANDO: …Mmmuh - Si agita nel sonno – mmh…uh Santissima Vergine!
CAROLINA: - Svegliandosi di colpo – Ma che succede? Cosa borbotti nel dormiveglia, Ferdinando? Chi t’ è bive, mi hai fatto zompare, mannaggia a te…
FERDINANDO: Ehm, Caruli’…che t’aggia dicere, Sua Maestà ha un sonno agitato… me so’ sognato n’ ata vota ‘o maligno, ‘o diavolo zolfegno… so’ ‘e muorte ie ‘o saccio…me stanno chiammanno, Caruli’…mannaggia ‘a miseria, so’ tutto sudato, guarda ccà…
CAROLINA: Ma che guaio hai passato? A momenti mi veniva un colpo, ma che allucchi a fare? Che sembri una di quelle vajasse che ti piacciono tanto… la gente ha proprio ragione a chiamarti “Re dei Lazzarune”! Ma ti pare bello e decoroso per un re? E che rispetto avranno le altre casate regnanti per un sovrano che si fa chiamare così dai suoi sudditi? Ma che figura, guarda…e poi la fai fare anche a me, no? Sono pur sempre la Regina Maria Carolina d’Austria io…
FERDINANDO: - Facendole un sonoro pernacchio – Prrrie! Ma famm’ o’ piacere! Ancora con la storia dell’ “Imperatrice d’Austria”? Ih che marina, so’ trent’anni che stai qua a Napoli e ancora rompi cu’ l’Austria e cu’ mammeta?
CAROLINA: Ma come osi, buzzurro, lazzaro cencioso! No, no io con te il letto non ce lo voglio più dividere, trovati una lavannara come te, ma come osi? E poi lascia stare mia madre, la nobilissima…
FERDINANDO: “Nobilissima”? Ma chi, mammeta? Chella vecchia scuffiata? ‘O Parruccone! Sempre col vizio di ficcare quel naso a crocco dove non le compete…
CAROLINA: - Visibilmente irritata – Uè! Uè, mò basta! E stai passando il limite e la decenza Ferdinà! Non te lo consento, scellerato: la tua ignoranza è un’ offesa per la tua casata, lo sai avvoltoio spennato? Maledetta me che non ho scelto bene il mio partito, potevo aspirare ai migliori principi d’ Europa, la mia mano era contesa dai più grandi, nobili e generosi…
FERDINANDO: - Interrompendola con una fragorosa risata – Ah, ah, ah…Carolina ma che ti passa nella cervella? Tu, quando t’ hanno spedito quaggiù tenevi quindici anni, eri ‘na peretella ca niente cunusceva, Carulì. E poi, se vogliamo dirla tutta…il tuo lusso è l’essermi mugliera : a quest’ora la tua bella capuzzella stava rotolando dalla ghigliottina di Parigi! Ringrazia che non hai fatto la fine di soreta e di quell’altro fesso di Giggino…avettero perdere ‘a capa tutt’ e doie!
CAROLINA: Aaah! Tu, corvaccio maledetto, che mi tedii col ricordo dell’amata sorella! Tu… tu dovevi fare quella fine! Ah, ma sei sempre in tempo col popolo che ti ritrovi tra le mani, anzi sotto ai piedi, che quelli sono buoni solo a strisciare come tante vipere fetenti…
FERDINANDO: Guarda “Reginella” che se qua c’è una vipera chella si’ tu! Anzi tu sputi più veleno ancora…
CAROLINA: Cafone, che il Cielo ti fulmini! Brucerai all’inferno e i diavoli ti punzecchieranno il culo per l’ eternità! A te e a quei maledetti Giacobini…Ma che “rivoluzione”! E’ stata tutta una congiura contro mia sorella ed il suo degno sposo…assassini, questo sono, soltanto degli schifosissimi assassini! Ma la mia vendetta si abbatterà sulle loro teste, Parigi sarà distrutta, lo giuro! La nuova Sodoma non…
FERDINANDO: Carolì, continua ad alluccare in questa maniera e l’unica cosa che si abbatterà sulla testa sarà il mio pitale, non fare tutto questo casino che altrimenti t’ ‘o votto ‘ncapa…quelli i Francesi mò ti stanno sul groppone, ma se diventavi Regina di Franza mica ti dispiaceva…te ne stavi a Versaglie, tutte feste e balli di corte: e mica te ne facevi scrupolo. Io ti conosco…si’ sempe Carulì!
CAROLINA: No mio caro, i Francesi sono la mia croce: non avrò pace fino a quando non li vedrò strisciare tutti ai miei piedi. Certo, il trono di Francia era allettante, mica è cosa da poco esser la Regina di Francia, e forse da principio ho invidiato mia sorella Maria Antonietta…ma la poverina non meritava una fine così ingloriosa! Ha avuto un destino truce e maligno…così bella, i capelli biondi, le guance rosse…era un giglio candido, un fiore…
FERDINANDO: - Maligno – Eh, poi è passato o’ ciardeniere e ll’ha tagliata ‘a capa!
Comunque Carolina la mia vendetta è stata tremenda, ho fatto strage di chi ha cercato di pugnalarmi alle spalle: nisciuno s’ è salvato dalla forca… a piazza Mercato i colli penzolavano come tanti salami al vento, manco ncopp’ o’ presepio ce ne stanno accussì! Non mi sono fermato davanti a nessuno, ne ho fatte sventolare di sottane e parrucche… e volevano pure ‘o perdono! Come vedi ‘o polso ‘o tengo fermo, io al nome della mia casata ci tengo eccome!
CAROLINA: Tu? Ma quando mai hai rispettato il nome dei Borboni? Forse quando andavi a caccia di pernici e fagiani nelle tue tenute di caccia? Oppure quando correvi dietro alle sottane delle contadine di San Leucio? O quando giocavi alla morra coi tuoi degni compari, quella plebaglia minuta di cui ti onori di essere Re?
FERDINANDO: Si’ ‘na femmena spruceta ed insolente…hai sempre messo becco nelle cose di noi uomini, come si governa un regno è affar mio, in fin dei conti ‘a spata chi ‘a porta? Io! ‘O Stato è ‘o mio, quant’ è vera ‘a Maronna ‘e ll’Arco! Sarò pure un cafone come dicevano tua madre e chillo stanfellone ‘e frateto Peppiniello, ma nun so’ scemo…babbasone non lo sono, cara mia.
E poi sono buoni gli Austriaci, tzè! Frateto ha perzo ‘o scettro, soreta ha perzo ‘a capa, il Granduca s’ è acalato ‘e brache annanze a Napulione: proprio na bella famiglia, esemplare! Io invece ho ricevuto il Regno da mio padre - pace all’anima sua - e nessuno me lo toglie! E poi sono stato io a muovere le truppe, a marciare sulla Città Eterna pe’ difendere ‘o Papa, come mio padre prima di me, che se battette comme nu lione proprio contro i tuoi antenati Austroungarici! Vatti a fidare degli Asburgo…
CAROLINA: - Prende dal letto uno dei guanciali e percuote con esso il consorte – Fesso, il regno te lo hanno sfilato da sotto al culo! E poi di impresa parli, eh? Sai che si dice di te nelle strade del Regno?
“Venne a Roma bravando, il Re Don Ferdinando, e in pochissimi dì…venne, vide e fuggì!”
Ti prendono per i fondelli mio caro, altro che “eroe”! Appena hai visto una divisa francese, te la sei fatta sotto come un moccioso senza la balia…grazie alla tua intelligenza e alla tua abilità di stratega chissà se rivedremo mai la capitale! E poi che hai contro gli Asburgo? Ch’ è mò ti faccio schifo, neh? - lo colpisce ripetutamente sul capo col cuscino – Devi solamente ringraziare che le corna che c’hai in testa sono dure come sassi...potrei prenderti a cannonate e tu non te ne accorgeresti neanche, dato che “Sua Maestà” tene la capa di chiuodo!
FERDINANDO: Ancora provi a parlare napoletano? Carulì, lassa perdere, tu si scema, so’ trent’anne ca staje ccà, e ancora staje all’abbeccì… Io quella caspita di guerra coi francesi manco la volevo fa’, so’ sempre stato a farmi i capperi miei a Napoli…e poi la colpa è di quel fesso di Mack, quel generale austriaco da strapazzo che nun capiva manco o’ ca…
CAROLINA: - Gli tira una cuscinata prima che il Re possa terminare la frase – Uè, come ti permetti? Modera i termini!
FERDINANDO: - Disarmandola – Ma che si asciuta scema? Hai finito? Ringrazia sulamente che mi hai fatto addeventà pate assai felice, che io sposo sereno non lo sono mai stato…e mò famme durmì!
CAROLINA: Ma che vuoi dormire cretino! Qua adesso io e te parliamo…
FERDINANDO: Carulì ma che vuò dicere a chest’ora? Si dimane stai ancora ccà, allora parlammo…può pure essere che ‘a Maronna nella sua infinita Grazia te fà sculà primm’ ‘e dimane!
CAROLINA: Ah! E tu ti auguri la mia dipartita?
FERDINANDO: La tua dichè? Chi t’è bive, famme durmì!
CAROLINA: La mia dipartita, la mia morte! Ah, maledetto, maledetto! Tu mi vuoi vedere morta, tu vuoi vedermi esalare l’ultimo respiro, vuoi ch’io taccia per sempre?
FERDINANDO: Nooo…mi basta che chiudi quella fornace sulo fino a dimane! Ma guarda a sta pruvasa ‘e femmina, mannaggia a me ca me la sono pigliata pe’ mugliera…
CAROLINA: Non parlare con me con questo tuo ridicolo dialetto per cenciosi…tanto lungo e tanto fesso! Manco l’italiano, non dico il Francese, che per te sarebbe Arabo…ma almeno l’italiano per Dio! Ma che ci faccio accanto ad un uomo somaro come te, ancora me lo chiedo!
FERDINANDO: Eh…si vede che le palle del blasone a voi femmene piacciono assai…- ride di gusto per la battuta – E’ vero Carulì? Magari volevi qualche cristiano con qualche palla ‘e cchiù? Ringrazia che io sono uomo e sposo pacifico altrimenti t’avesse vottato a cavece dint’a Vicaria…accussì t’amparava ‘a crianza!
CAROLINA: A me? Proprio a me?
FERDINANDO: Eh, a te!
CAROLINA: Lurido perticone, parli proprio tu? Tu che sei solo uno scopatore di cortile! Tu che quando vedi due poppe di contadina abballi la quadriglia! Tu?! C’ hai la testa solo per dividere le orecchie! Non hai dignità mio caro, questa è la verità…tanto a te non importa neanche, figuriamoci. Lui si diverte a fare il popolano, il lazzaro, ad andare in giro come un villico a caccia di quaglie e di sottane! Sei uno straccione ricoperto d’oro, Ferdinà!
FERDINANDO: Tu si asciuta pazza, questo è sicuro. E comunque per chiarezza…so’ tre bbote mejo ‘e femmene ‘e burdello, almeno loro quanno vedono ‘o Rre ‘o sanno trattà comme s’ammerita, fosse pure vestuto comm’ ‘o verdummaro, fosse pure piscevinnolo!
CAROLINA: Tu solo donnacce di strada, solo fuchere puoi frequentare! Le vere signore, le Regine non sono pane per te, a te interessano solo i tozzi raffermi di quel pane ancora più cafone di te, non è vero Maistà?
FERDINANDO: Tu si’ pazza! Mi devi credere, Carulì: te pozzano accidere! Si na scigna malalingua, se non fosse per la prole reale, quei poveri criaturi che mi hai messo al mondo, ti avrei strozzate colle mani mie!
CAROLINA: Eh, già… il Re tiene sempre voglia di fare le “finezze”, e chi ci va di mezzo poi sono io. In quei momenti ti piace la…come mi chiami tu? “La mugliera mia”… eh Ferdinà? Mica ti faccio schifo, caprone! Mi ha scambiato per un forno a legna: metteva ‘o tizzone e ascevano pastacrisciute! Di certo di una cosa non potrai mai tacciarmi…
FERDINANDO: - Equivocando il senso della parola – No, no, ie te ne caccio, quant’ è vera ‘a Maronna! E poi vedi se non…
CAROLINA: Bestia da soma! “Tacciarmi”, non “cacciarmi”…cioè, nel senso che…ma che te lo dico a fare, tanto non capisci!
FERDINANDO: Eh, si capisce io sono un asino, na bestia, nu vove ! Non è così Carulì?
Eh, ma tu però si ‘na biscia, ‘na vipera… - poi calmandosi un po’ – Devo però riconoscere, mia cara, che il tuo dovere terreno di moglie lo hai fatto, di figli mi hai riempito il Palazzo. Anche se parecchi di loro adesso sono anime pezzetelle e ci sorridono dall’Aldilà….eh, ma c’ amma fa’, quelli si vede che avevano preso più da te che sei di salute cangionevole, no comm’ a me che songo ‘nu lione , teng’a salute ‘e nu prevete!
CAROLINA: Io di salute cagionevole…pecchè se dice accussì, non “cangionevole” …ma che vai dicendo? Animale! Se invece di farli benedire e vegliare dalle monache come se fossero già defunti, tu avessi fatto chiamare i medici di corte, magari qualche figliolo l’avremmo salvato e adesso avremmo qualche figlio ‘e cchiù e qualche animella in meno da pregare. Ma da te che dovevo pretendere? Del resto ogni funerale non è altro che una occasione in più per scorrazzare per la città in corteo, coi tuoi lazzaroni e le tue prefiche urlanti...
FERDINANDO: Tu non capisci: il popolo deve partecipare al dolore del suo Re, deve condividere le gioie ed i dolori, ‘e matrimoni e pure ‘e funerali…
CAROLINA: Sì, sì, come no! Diciamo che il tuo amato popolo ti segue solamente perché dopo ogni gioia o lutto si riempie sempre lo stomaco con il bendiddio che fai distribuire, manco fossi il Re d’Inghilterra!
FERDINANDO: E che vuoi farci, io sono generoso, so’ meglio ‘e Giorgio, che quello il cervello se l’ è jucato a dadi, è asciuto pazzo totale! E po’ io sono un Re affezionato assai al popolo suo…
CAROLINA: Giorgio!? Ah, tu così lo chiami il Re d’Inghilterra? Giorgio! Manco fosse il suo lacchè! Quella si che è una nazione, dovresti prendere esempio da un’Altezza Reale di quel calibro! E si crede Re lui! Tzè!
FERDINANDO: Ne Carulì, ma t’avessa regnere ‘e pacchere? Impara ‘a crianza e ammesurate ‘a valanza, ca so’ sempe ‘o Rre! Quello Giorgio è un cristiano come me, tene na curona comm’a me, cummanna e fotte comm’a me, neh ma che differenza ce sta?
CAROLINA: La stessa differenza che passa tra na scarpa e nu scarrafone!
FERDINANDO: Ma che ci azzecca, mica ‘a chianella è un animale? Quello uno è na bestia e l’altra no…manco un esempio sai fare!
CAROLINA: Sarà, ma la scarpa scamazza lo scarrafone, Ferdinando. Il Re d’Inghilterra ti potrebbe schiacciare come si fa con uno scarrafone brutt’ e nire comm’a te! Con la stessa facilità…
FERDINANDO: Si nun ‘a fernesce, t’ ‘a dong’ ie na scarpa ‘nfronte! Carolina, e mò basta! Mò ‘a sacca s’ è regnuta! Le tue improvvisate mi fanno solo andare in bestia…
CAROLINA: Eh, vai…vai dai tuoi simili.
FERDINANDO: Madonna mia famme sta’ calmo! Culera! Eh, ma quella, quella è tutta invidia…perché… perché a te il popolo non ti ha mai amato, di te nessuno si fida, fai schifo pure ai Lazzaroni! Ca si’ na pazza ‘o sanno tutte quante!
CAROLINA: Parli di popolo tu! Proprio tu? Non hai mai avuto cura del tuo Regno, né del tuo popolo, per te sono solo figuranti nel tuo spettacolo carnevalesco. A te piace ridere e pazzià bello mio, feste, balli e femmene annure! Come dicono nelle piazze e nei mercati?
“ Festa, Farina e Forca”… questo è tutto ciò che hai insegnato al tuo popolo, a quella branca di lumaconi che strisciano e sbavano ai nostri piedi. E da tale Re, che sudditi dotevo aspettarmi? Che destino è stato il mio!
FERDINANDO: - Sarcastico – Preferivi il destino di tua sorella? Non credo, mi pare che alla capoccia ci sei affezionata, no?
CAROLINA: Sei un meschino, come ti permetti di usare una povera morta per recarmi offesa?
FERDINANDO: Hai ragione, meglio che me la prendo con te che sei ancora viva, purtroppo!
Si’ na janara, na zingara accammuffata!
CAROLINA: Pescivendolo!
FERDINANDO: L’anema ‘e chi t’ è bbive! Malaciorta purtatella!
CAROLINA: Naso a pippa! Stanfellone!
FERDINANDO: Te scannass’ ‘o cannarone!
CAROLINA: Biato a te che si’ scemo!
FERDINANDO: Muore ‘e subbeto, jett’ ‘o bbeleno!
CAROLINA: Tu si’ turzo, io so’ Riggina!
FERDINANDO: Chiure ‘o musso, mezalatrina!
CAROLINA: - Sempre più inviperita dalle offese del consorte – A me!? E tu sei Re? T’aggia accidere, penderai dalla forca, con la lingua di fuori!
FERDINANDO: A te te faccio appendere p’ ‘a vunnella, accussì mentre stai murenno,‘o popolo te vede ‘o culo! Ah, ah, ah…Un giorno di questi moglie mia, pure te vott’ abbascio senza tanti complimenti. ‘Ncopp’ ‘o nomme d’ ‘e Burbone, ‘o popolo m’ha giurato fedeltà!
A Napoli cumanna Ferdinando, po’ vene San Gennaro e aropp’ancora ce sta ‘a Maronna! Questa è la Trinità che onorano i Lazzari , ‘e scugnizzi ‘e Napule!
CAROLINA: Ma quale fedeltà, che onore? Ti leccano le mani, è vero…ma non per gratitudine, solo per fame, questo almeno lo capisci? Il tuo sudicio popolo ti sbeffeggia e ti dileggia nelle stesse vie che tu giri sulla tua bella carrozza reale, perché saranno pure ignoranti ma ci vedono bene…lo vedono quanto sei ricco in confronto a loro che sono pezzenti, povere anime senza conforto.
Hai ragione solo su una cosa, Ferdinando mio: col tuo esercito di lazzari condividi una cosa, è vero: la tua sovrana ignoranza, questa è l’unica cosa che vi rende simili.
FERDINANDO: Sì, ‘o dico pure io…so’ ignorante, nun saccio niente! Ma che s’adda sapè pe’ campà, Carulì? T’abbastano doie mane pe’ arrubbà e na vocca pe’ magnà. A Napoli queste sono le doti che ci ha fornito la Provvidenza, ce bastano ‘a pioggia pe’ ce lavà e ‘o sole pe’ c’asciuttà! Ccà pure nu Lazzaro addeventa nu Rre, Carolina. Qua abbiamo tutto, ‘o popolo nun vò cchiù niente, c’abbasta ‘o Rre, ‘a Riggina, ‘a panza china e li cerevelle a vacante…
CAROLINA: Ma di che vai farneticando, imbecille? Siamo lontani dalla Capitale, il Regno è minacciato ancora…siamo scappati qui a Palermo e quel Nanoleone è sempre più padrone dell’Europa! Mi dici di che Provvidenza vai parlando? San Gennaro? Ma il tuo Santo dalla faccia gialla sta lontano e poi anche lui è passato coi Francesi! Siamo finiti e tu ancori abballi e canti, non ti accorgi di niente?
FERDINANDO: Carulì, Dio ce penza! E poi ‘e che m’avessa preoccupà? Se sono così somaro come mi dipingi tu, di cosa possono mai accusarmi? Più di così mia cara…e poi nun tenimme n’ esercito grande come quello d’ ‘e Francise…che putimmo fà? Perciò bella mia, consolati di tutti i nostri guai e penza a t’addivertì, c’ ‘a salute è cchiù importante. Tu vuo’ campa’ cient’anne? E allora arrepuosate e famme durmì!
CAROLINA: Eh già, lui dorme tranquillo, lui si rilassa…cornuto! Scellerato e cornuto! Ancora devi capire che la festa sta per finire, che faremo la fine di mia sorella?
FERDINANDO: - Facendo gli scongiuri e “toccando” i suoi personali amuleti – Uh, mammamà e che seccia ca si’ addeventata! Mò ce chiammamme pure ‘a malaciorta? Sciò, sciò malaso’ vattenne a ccà…- poi guardando la moglie – e puortete pure a chesta già che ci sei…
CAROLINA: Ma tu vedi a questo cafone! Maledizione a tutti i numi del cielo, perché so’ nata Regina? Anima mia, che sciagura averti in sorte!
FERDINANDO: Tu? Ma tu aje da ringraziare ‘o cielo ca si muglierema, ca si nun te ‘nzurave cu mica , mò chi ‘o sape addove stive ‘e casa! Magari te ne stavi al Nord, in qualche freddo regno a congelarti ‘o panaro…pardon il tuo divino sedere di Regina…
CAROLINA: Ferdinà e mò m ‘ ‘e scucciato ‘o saie? Via di qua! - prende i cuscini e li usa come una clava sulla testa del marito – Vattene, jesce fora, viaaaaa!
FERDINANDO:Ahi! Oh, calmati che te fa male, poi ti sale il sangue al cervello e può essere pure che ti esplode la testa! Si’ capace ‘e perdere ‘a capa pure senza ‘a ghigliottina …
CAROLINA: Io non ti auguro di morire subito, no…tu devi soffrire! Devi morire nella tua squallida Napoli, magnato vivo dai tuoi popolani, sbranato come un padrone dai suoi stessi cani affamati!
FERDINANDO: E qua ti sbagli moglie mia: chi è stato a mozzecare le mani sporche di sangue delli Giacubbini? Chi è stato a sparare nei vicoli contro ‘e Francise? È stato ‘o popolo, Carulì…è stato il mio popolo! Tutt’ ‘a ggente ‘e mieza ‘a via ‘e chi alluccava ‘o nomme? ‘E chi?
Nelle chiese suonavano ‘e campane a festa, Avemmarie e Paternostèr a ogni ora d’ ‘o journo, a me chiammano sti figli! Io song ‘o Carnevale e lloro so’ ‘e maschere… “Ferdinà, facce ‘a grazia”… “Lazzarone, viene cu nuie”…come vedi ‘o cane nu mozzeca ‘o patrone, che poi lo sa che non arriva più il mangiare. ‘E cane nun parlano, ma sanno alluccà, e alluccano quanno ‘o dico ie! ‘A catena ‘mmano ‘a saccio stregnere…
CAROLINA: Stai attento a non tirare troppo allora, altrimenti il cane è capace che pure ti morde la mano! E visto che io il Regno lo rivoglio, Ferdinà… è meglio che ti sappia muovere…
FERDINANDO: - Che improvvisamente comincia ad agitarsi tutto e a grattarsi con furia – Uh, mannaggia ‘a miseria…che prurito…e che cos’è? E qua ce stanno ‘e perucchie! Aiuto, so’ pegg’ ‘e te…mammamà…gratta, gratta…ah…
CAROLINA: Ma che t’ è venuto? Che tieni?
FERDINANDO: I pidocchi….tanto che hai fatto mi hai messo le pulci nel letto!
CAROLINA: Ma nun tenevo niente da fare secondo te? Il letto è stato cambiato neanche un mese fa…
FERDINANDO: Un mese! Ma siamo pazzi, così tanto! Ma io sono il Re, voglio dormire sempre tra lenzuola pulite…domani raddoppio ‘a servitù, che accussì non si può campare…uh, e quanto me prore! Gennarooo! - urla nel tentativo di farsi udire dal suo servo da camera – Gennarinooo! Ma chist’è surdo? Nun sente maje! Carulì passame ‘a trummetta…
CAROLINA: Ma a chi vuoi stonare cu sta cosa dentro le orecchie! Qua è notte fonda e lui si vuole mettere a fare Piedigrotta! Ci vuoi pure ‘o calascione vicino? Ma poi secondo te, quell’altro fesso sta qua dietro aspettando che lo chiami?
FERDINANDO: Quando il servo mi serve…cioè, se non corre per il corredo…vabbuò inzomma quando ‘o chiammo adda venì! Lo teniamo nella paglia, mò ci manca pure che non corre quando lo chiamo!
CAROLINA: Nella paglia? Vabbè che è un ciuccio…casomai nell’ovatta…a te la rogna t’è andata in testa.
FERDINANDO: Sei acida te l’ho sempre detto, sei peggio d’ ‘o latte cajato!

Entra Gennaro, il servo del Re. E’ un tipetto basso, smaliziato e sveglio, quasi coetaneo del Re, sono praticamente cresciuti assieme.

GENNARO: - Sbadigliando vistosamente – Mmh…Maestà…ma mi avete chiamato? Che è successo, se posso permettermi? Ditemi che sto qua…- poi, a bassa voce – Mannaggia a stu Nasone, stavo durmenno na bellezza. E mò che và truvanno ‘a me?
FERDINANDO: Oh, ma quanto ce vuleva pe’ venì? - alludendo all’altezza del suo servitore – Ch’è, non riuscivi a scendere dal letto? Vabbuò, senti Gennarino, qua non si riesce a dormire…
GENNARO: - Sempre tra sé – A chi ‘o dicite! Scusate se mi intrometto, ma vi siete appiccicato ancora con l’altra Maistà - fa un cenno verso la Regina – Ma voi siete da tanto insieme, vi dovete voler bene…
CAROLINA: Ma cosa dici screanzato? Lo sapevo, è colpa tua: lo vedi che succede a trattare i servi come te? Alla fine si rivolgono a noi come se fossero pure loro coronati!
GENNARO: - Come sopra – Eh…na bella curona ‘e spine, che croce! No, Riggina mia, non mi permetterei mai...
FERDINANDO: Ma no Carolina, quello Gennarino è assai affezionato al suo Re, non è vero ? Sono tanti di quegli anni che è al nostro servizio…c’è cresciuto con noi…vabbuò si fà per dire…
GENNARO: Sì, sì, pure troppi!
FERDINANDO: Ecco, già …tanto tempo, e quello più passa il tempo più uno…
CAROLINA: Si arrogna!
GENNARO: - Trattenendosi – Si affeziona! Eh, sono così affezionato…c’ho un affetto grande così - fa il gesto osceno per indicare il deretano - proprio così…
CAROLINA: Ma che brava bestiola ammaestrata, che bella cosa!
FERDINANDO: - Rivolto al suo servitore – Non le dare retta, sta tutta nervosa che l’ ho scetata nel meglio dei suoi sogni, magari si stava consolando con quel povero fesso del Caramanico, che per avere il suo amore s’ è pure abbelenato, Gesù ma tu vedi la gente che fesserie che fa! Quello invece di accidere a essa…che me faceva pure nu piacere, si suicida lui!
CAROLINA: Caprone! Tu l’amore non sai manco dove sta!
FERDINANDO: Se non l’hanno spostato sta sempe sott’ ‘a suttana, o no? Gennà a te risulta che sta sempe llà?
GENNARO: - Visibilmente imbarazzato –Beh, io…non saprei…Maistà penso che voi siete più pratico di me…
CAROLINA: Siì…lui è fin troppo pratico, tiene la mappa del posto! Che dici Ferdinà ci portiamo pure a Gennarino come rinforzo?
FERDINANDO: Eh, mò ce metto ‘a zeppa! Ma che fai, ‘a Maronna ca remanette ‘mpressiunata? Come sei io non sapessi di quelle “fuitine” che fai una continuazione…
Carolina mia se fosse per le nostre rispettive corna ce ne staremmo appesi al muro della Reggia di Portici a guardarci in faccia…’o zimmero e ‘a crapa…sai che spettacolo! Eh, ma a te faccio mettere pure un bel limone in bocca, non si sa mai…tu pure ‘a morta sputasse bbeleno!
CAROLINA: - In preda ad una crisi isterica – Tu! Nasone, zotico, ebete…adesso ti faccio vedere io la bestia…- prende il cuscino e percuote ripetutamente il re – Tiè, tiè… spilungone maledetto, te la ammacco quella proboscide!
GENNARO: - Frapponendosi tra i due – No, no, Maistà calmatevi, non è questo un atteggiamento degno di voi…vi prego - si becca una bella “cucinata” sul capo – Mannaggia ‘a miseria…fermatevi - ancora botte – ‘A parrucca...ahia, oh!
FERDINANDO: - Facendosi scudo del suo paggio – Uh, uh, uh che risate…vediamo se na vota me pigli!
GENNARO: - Rivolto al re – No, per carità non l’aizzate ancora di più, questa ci ammazza a cuscinate…ie già so’ curto – poi rivolto alla regina – Maestà calma, siete pur sempre un’ Asburgo…avete un nome ,una casata, uno stile da difendere…
FERDINANDO: Gennà, ma qua’ stile, casomai ci è ostile!
CAROLINA: ‘O decoro!? Vieni qua che ti aggiusto la faccia da beota che tieni! Mi hai stancato, meglio che stanotte te ne vai…smamma! Vattenne!
GENNARO: - Tentando di ripararsi dalla furia della Regina – No! Maistà ma nun è na buona idea, fermatevi che tutto si risolve…
CAROLINA: Fuori! Fuori tutt’ e due! Fuooori - roteando il cuscino come una clava – Andate via altrimenti io…
FERDINANDO: - Sempre più divertito dalla scenata della consorte – Buona cara, che quanno te sbatte pare ‘o Vesuvio!
GENNARO: Mia regina , sua Maestà pazzea…sta scherzando…io non centro un fico secco però… Maistà, qua è meglio scappare, fujimmo ca sinnò fernesce male pe’ nuie…ecco così - indietreggiano verso la porta – Chesta è asciuta pazza!
FERDINANDO: Hai ragione tu…questa strega già mi ha fatto ‘a jattura, ce manca sule ca me fa’ addeventà nu surece e ca me scamazza asotto!
CAROLINA: Ancora tra i piedi? Fuori..altrimenti vi ammazzo, lasciatemi sola o non rispondo di me…avete sentito?
GENNARO: Si, Maistà aggio sentuto…vuie m’avite fatto chesta paliata! Mannaggia a me ca so’ venuto…
FERDINANDO: Gennà, un re sa quando è il momento di ritirarsi…e poi ie so’ cacciatore…nun voglie fà ‘a fine d’ ‘o ciervo…curnuto e mazziato!

I due escono dalla porta. Carolina intanto siede sul letto ansimando per lo sforzo.

Il Re e Gennaro fuori la porta.

GENNARO: Maistà, ce la siamo vista brutta, ‘a Riggina steva comme na pazza! C’è mancato poco che non ci stroppiava a tutt’ e due!
FERDINANDO: E no caro mio, c’è mancato poco che non stroppiava a te!
GENNARO: Sulo a me? Gesù, scusate Ferdinà…ma perché ‘a mugliera vosta doveva accidere a me? A parte che ve la siete sposata voi…
FERDINANDO: Eh, ti posso dare ragione che è mugliera a me, ma quella la colpa nun è ‘a mia…quelle le famiglie si mettono in mezzo…e poi io ero ancora nu criaturo quanno m’ ‘a spusaie. Comunque tornando alle mazzate…
GENNARO: Eh?
FERDINANDO: Tu hai mai letto il “Don Chisciotto”?
GENNARO: No, Maistà.
FERDINANDO: E manco ie! Però mi hanno detto che sto Don Chisciotto era nu miezo sciancato, un cavaliere spagnolo che faceva a mazzate cu tutte quante…e poi c’aveva un servo, no? Uno come te che si chiamava “Sacciopanza” …nu coso curioso, proprio come te…
GENNARO: Eh, grazie assai…
FERDINANDO: Comunque, era uno che si pigliava le mazzate che erano dirette a Don Chisciotto…
GENNARO: Ah, ho capito Maistà. Questa è una di quelle cose che gli allitterati chiamano…se non mi sbaglio..”metafòra”…
FERDINANDO: Eh…e chell’ata arinte! Ma che dici fesso? Fai parlare me che so’ Rre…
GENNARO: - A bassa voce – Vai, vai…il bue che dice cornuto all’asino…
FERDINANDO: Comme?
GENNARO: Che c’è?
FERDINANDO: Hai detto qualcosa?
GENNARO: No, cioè…ho detto “mica sua Maistà è un asino comme a me”! Nooo, quello Ferdinando nun legge ma sape sempe tutte cose…eh Maistà?
FERDINANDO: Bravo! Del resto si capisce io sono il Re…’o Rre per spirito divino, in nome del padre…
GENNARO:…del Figlio e dello Spirito Santo, Ammèn!
FERDINANDO: Che fai ‘o spirituso? Cretino! Stavo dicendo che regno in nome del padre, di mio padre Don Carlo…eh, grand’ ommo…pace all’anima sua…Comunque…Gennarì, sai se la marchesa della Sambuca sta nella sua stanza, qui a Palazzo?
GENNARO: Maistà, me pare ‘e sì… sta essa sola…chill’ ‘o marito è nu ‘mbriacone, beve…e pure assai…chissà addo’ sta sbracato, dint’ a quala taverna starrà vuttanne denare!
FERDINANDO: Eh già, ‘o Marchese me pare a Cicchignacco, tutto rosso ca pare nu puparuolo…chella ‘a mugliera s’ ‘o pigliaie bello ‘o puorco: quella prima di guardare all’uomo ha guardato nelle brache…e Gennà, a proposito di brache…vai a vedere se la marchesa mia diletta è sveglia, che ‘o ciuccio vo’ sbattere ‘a capa!
GENNARO: Che faccio ce dico proprio accussì? Oh, e se poi la signora sta dormendo?
FERDINANDO: E tu scetala ‘o stesso… “Re Ferdinando non vuol dormire solo stanotte”, dille acussì…và, và…ah, senti qua Gennà…
GENNARO: Dite Maistà - borbottando tra sé – Ma chisto avesse scagnato ‘a notte p’ ‘o juorno?
FERDINANDO: Gennà, ho pensato che è meglio che vieni pure tu con me…non si sa mai, avessa turnà primm’ ‘o Marchese?
GENNARO: Ecco, ve lo volevo chiedere io…e se torna primma ‘o Marchese?
FERDINANDO: Ecco, allora tu ti metterai fuori la porta, mi raccomando, eh? Se vedi il panzone che torna mi fai nu sisco, così oì…fiiiiiiùùù! E io capisco...
GENNARO: No, Altezza mia, meglio di no, l’ultima volta che vi ho fatto un fischio mi stavano mangiando vivo i cani…voi quelle bestie le lasciate scorrazzare nella reggia…quelli so’ alti quanto a me, no, no, pe’ carità…
FERDINANDO: Eeeh…e comme ‘a fai pesante! Quelli erano Sansone e Maciste…so’ due cuccioli da latte!
GENNARO: E ‘o cercavano a me, ‘o llatte? Nooo, Maistà quei cosi me magnano vivo cu tutt’ ‘e panne ‘ncuollo, meglio che cambiamo segnale…facciamo che vi busso alla porta, due colpi in rapida successione…toc, toc…e stamme cchiù tranquille tutte quante.
FERDINANDO: Vabbuò, se ti fai sotto per due cagnetti…speriamo solo di sentire sti colpi, io quando amoreggio sono un fuoco…un fuoco!
GENNARO: Facimmece ‘o signo d’ ‘a croce…nun vulesse ‘o Cielo ca ‘o ‘mubriacone torna, nun capisce ca site vuie e ve stuta a mazzate, e ce facimme na nuttata chiara chiara…
FERDINANDO: Bravo, Gennà! E io per questo mi porto a te: tu si ‘o scudiero…
GENNARO: E vuie site Don Chisciotto! Ferdinando, voi pure mi state facendo fesso…
FERDINANDO: No mio caro, è così che gira il mondo: da quando esistono i Re e le Regine, le mazzate se le buscano i sudditi! Mò jamme, ca po’se fa juorno…
GENNARO: - Visibilmente amareggiato – Mannaggia a stu Don Chisciotto…

I due sottobraccio escono di scena, come due compari.
Carolina sola, nella camera da letto.

CAROLINA: Maledetto lui…e vedi se non mi devo alterare sempre io! Tanto quello è un battilocchio...sta sempre allegro. Pure nelle occasioni meste e tristi…pure quando moriva un bambino…gli durava due tre giorni, poi lo vedevi tutto sorridente che prendeva il cappellaccio, le trappole, il fucile e quei cagnacci luridi, e se andava a cacciare alle bestie! Lo avessi sparato io quando dovevo! Eh, ma con quel brutto muso manco come trofeo lo potevo usare - si guarda stancamente attorno – Guarda qua, che macello…colpa del Nasone…chissà adesso sotto quale sottana si è andato a riparare, c’ha la prua sempre al vento quell’assatanato!
Mi chiedo quale Re cornifica ripetutamente la consorte, e poi in maniera tanto spudorata?
Ma tanto quello è un chiachiello, se non fosse per me, per la mia lungimiranza politica e per il mio polso fermo questo regno sarebbe finito già da un pezzo…a Napoli adesso comanderebbero i Giacobini… grazie a quei traditori ci sarebbero le bandiere Francesi a sventolare sui bastioni, invece dei loro colli appesi.
E poi quello è talmente debole che senza di me si sarebbe fatto guidare come un burattino…cioè pure mò è un burattino, ma almeno i fili li tengo io! Se non ci fossi io a vegliare a Corte ci sarebbero i nobili a spartirsi il regno…anzi gli “ignobili”, sempre pronti a gridare il nome del Re per i loro tornaconti… “Vulimme ‘o Rre, vulimme ‘e terre, viva sua Maistà!”.
Straccioni… maledetti boriosi parassiti, uguali in questo a quell’inutile popolino!
La feccia d’Europa, uomini inebetiti dal loro stesso sudiciume…che sorte malevola, che sventura avere ai miei piedi quella massa di zotici, gente nata per , e morta sulla forca! Fosse possibile, andrei io a piazza Mercato a tirare i colli e a lisciare la mannaia! Mi farei venire i calli a furia di menare fendenti. Avanti un altro…zac!... avanti che c’è posto, il canestro è ancora vuoto…zac!
E su, non fatevi pregare che oggi c’è l’offerta… impicchi uno e scanni due!...Zac! Zac!
Oh, sai che spasso! E l’ultimo colpo lo riserverei a quel nano corso maledetto…sì, a Napoleone…ah, ah! Ma prima di tagliarli il collo lo farei girare nudo per la piazza con il sedere molle e bianchiccio da fuori e tutti che lo prendono a calci! Meravigliosa visione, potesse avverarsi il sogno!
Comunque se il Re Satanasso non vuol dormire solo, neanche io dormirò sola - prende un foglio da un cassetto e ci scrive sopra poche righe; indi lo sigilla – E poi anche se è tardi, per la sua Carolina verrà…- prende il campanello e lo suona ; passa qualche secondo, non succede niente. Risuona. – Maledizione, qua stanno sempre a dormire! Vorrei sapere se ci attaccasse ol Nemico come faremmo? Ce ne fosse uno che soffre di insonnia! - Si alza dal letto ed apre la porta della camera reale – Giuseppe! Messer Peppe!...ma dove sta? Don Peppe!!!

Si sente una voce ancora fuori scena, che si avvicina – Eccomi!

CAROLINA: E tu vedi, se una non fa la bizzoca nessuno si muove.

Entra Don Peppe, vecchio servo dei Borbone, nostalgico dei tempi in cui c’era ancora Don Carlo; non ha mai amato troppo gli stranieri a Napoli, indi non ha mai avuto troppa simpatia per la Regina.

DON PEPPE: Eccomi a voi Maestà… - si stropiccia gli occhi – Mi scuso, ma dato l’orario stavo dormendo…mia Regina, di grazia, come mai desta a quest’ora?
CAROLINA: Niente di che, Don Peppe. Voi lo conoscete a Ferdinando…quello, quello che tiene per capo fa! E’ come un bambino capriccioso.
DON PEPPE: -Tra sé – Si vede che mammà l’avetta vattere n’ata vota, al piccerillo…- poi serio – Comandi, mia Regina...
CAROLINA: Caro il mio angelo, ho bisogno delle vostre veloci ali per recapitare questo messaggio a Milady…a donna Hamilton…sicuramente dormirà quella silfide greca…
DON PEPPE: - Intristitosi tutto d’un tratto – Uh, mi dispiace, povera figlia, e quando si è ammalata?
CAROLINA: Ma chi? Milady è ammalata?
DON PEPPE: Eh, voi l’avete detto…che cosa…Miladie c’ha la cosa, quella malattia che piglia gli zozzoni…la…la sifilida no?
CAROLINA: Ma che dici? Ce ne fosse uno sano di mente qua dentro! “La sifilida”? Prima cosa si dice sifilide, ma è una brutta cosa e ringraziando il cielo donna Hamilton sta bene… io ho detto “silfide”.
DON PEPPE: Scusate se vi interrompo Maestà, ma che cosa è sta “silfide”? Perdonatemi l’ignoranza…
CAROLINA: Non è colpa vostra se siete un ignorante, con quell’esempio di Re…la silfide, Messer Peppe, è una creatura leggiadra, eterea, soave: una donna degna compagna di uno Zeus, di un Poseidone, degna lei stessa di appartenere alla stirpe degli Eterni…chesta è ‘na silfide!
DON PEPPE: Se lo dite voi…Allora mò vado a svegliare la silfide - poi tra sé – anche se a me me pare cchiù na zoccola, ma io so’ ignorante…
CAROLINA: Mi raccomando svegliatela con delicatezza, ella è un angelo e come tale deve esser trattata…quell’angelo biondo…ah, Don Peppe, datele questo - gli allunga il biglietto sigillato – Adesso lasciatemi sola coi miei pensieri…andate, andate pure.
DON PEPPE: Con permesso - gira i tacchi e si avvia verso la porta. Poi tra sé – Con delicatezza, non temete…c’ ‘a scopa ‘a scetasse a chella tacchina! Ce tirasse ‘o cuollo…
CAROLINA: - Con l’aria sognante – Mi raccomando…con delicatezza…
DON PEPPE:- Fermandosi sull’uscio – Ma non vi preoccupate, Maestà! Con delicatezza…ve desse ‘na carocchia ‘n capa a tutte e due! Ci fosse ancora qui Don Carlo…aaah!

Borbottando sommessamente escedi scena.

CAROLINA: Oh, dolce Emma ,Venere mia, pensiero soave della sua Regina…sei l’unica di cui possa fidarmi in questo covo di serpenti e spie del nemico...Eh, ma il giorno della vendetta si avvicina sempre di più! Quel francofono borghese seguirà presto la sorte dei suoi pari giacobini…parola mia, Napoleone me la pagherà per avermi esiliato dal mio Regno! Saranno le cannonate a respingerlo e le mie maledizioni finiranno l’opera atterrandolo…verflucht zwerg!
Milady è l’unico conforto che mi rimane in questi giorni bui…com’è bella, cianca e perfetta come una porcellana. E’ una ninfa…sì una ninfa…cioè per la verità è nu poco ninfomane, però mi è così fedele… e io la fedeltà la ripago con la riconoscenza.

Si sente bussare alla porta. La regina si ricompone.

CAROLINA: Avanti, è aperto.

Entra Lady Hamilton, moglie del vecchio ambasciatore inglese presso la Corte Borbonica a Napoli. E’ una donna corpulenta, ancora piacente; ha da poco compiuto i trentacinque anni e sono poche le preoccupazioni che le solcano il viso.

LADY HAMILTON: Maestà…mia Regina, cosa accade? Notizie dalla capitale? Non fatemi stare in pensiero, non voglia il buon Dio che l’infame Corso abbia vinto ancora! Maledetto, he’s a swine…che mostro ha partorito quella cagna di sua madre! Possano le nubi fulmi..…
CAROLINA: Calma mio usignolo, calmati, che nessuna notizia, né benevola, né funesta, mi è giunta oggi. Gli Austriaci combattono quei senza Dio sulla terraferma, i prodi Inglesi li affrontano sul mare…Napoleone e la sua marmaglia sfrontata avranno la punizione di Dio per mano degli uomini! Saranno presto sbaragliati, non temere. Le le mie preghiere saranno accolte…
LADY HAMILTON: E quando i nostri occhi rivedranno le amate sponde, il nostro golfo incantato? Napoli ci attende mia Regina, lì dovremmo essere! Non qui, in questo covo di degenerati, i Siciliani…
CAROLINA: Ssh…quieta le tue paure, Milady. Riparare a Palermo era l’unica cosa da farsi:
del resto non crederai che sia stata una decisione presa dal solo Ferdinando? Per lui ha deciso la paura, la codardia, ma io ho ben presente le nostre misere speranze contro Napoleone. Non avremmo mai potuto affrontare i Francesi in campo aperto, Napoli sarebbe stata rasa al suolo, ci avrebbero decimato l’esercito in poche ore.
LADY HAMILTON: Ma l’Inghilterra, la nostra santa alleata non avrebbe permesso che…
CAROLINA: Non fare l’ingenua, mon chery…sai bene anche tu che l’Inghilterra è lontana. E poi non sono così stolta da pensare che Napoli rappresenti qualcosa di speciale, è solo una pedina strategica per i traffici commerciali nel Mediterraneo, e all’Inghilterra questo interessa. Ed io lo so bene: trattati e trattatelli, pagine e pagine di timbri e sigilli e poi, al nocciolo, di traffici e denaro si finisce a parlare…è sempre stato così, mia cara.
LADY HAMILTON: Ma vedrai Carolina, che l’Inghilterra non ci abbandonerà, riconquisteremo il Regno, non tutto è perduto!
CAROLINA: Ho fiducia, del resto ci rimane solo questo…speranza e fiducia. Il cardinale Ruffo e le sue truppe della Santa Fede hanno riconquistato le Calabrie e la Terra di Puglia, ed anche la verde ed ombrosa Lucania è tornata sotto l’egida borbonica. Napoli ancora ribolle, ma è in mano nostra adesso: abbiamo riconquistato il Regno! Ma non è ancora sicuro ritornare, almeno non subito: ci sono ancora topi filofrancesi nascosti nelle bettole, nei tuguri fetidi e malarici, ed io temo per la nostra vita. Il Ripurgo ha funzionato, è vero, ma non dobbiamo sfidare troppo la sorte…ci si potrebbe ritorcere contro.
LADY HAMILTON: What’s…cosa è il “Ripungo”?
CAROLINA: Il Ripurgo, amica mia…il Ripurgo! Per quegli infami giacobini non bastava una sola passata di boia, ce ne sono volute molte di più! Ma adesso non se ne sentirà più parlare, perchè li ho fatti sterminare tutti: la Giunta di Stato ha condannato, tagliato ed impiccato! Le strade grondano di quel sangue bastardo e traditore , le grida e la furia del popolo echeggiano ancora nell’aria…
Le erbacce borghesi e repubblicane sono state estirpate ed io ho mostrato ancora una volta la forza della mia sferza.
LADY HAMILTON: Oh, what beautiful, my love, sei tu la Regina…the Queen!
CAROLINA: Oh, Emma adoro la tua lingua, gli Inglesi sono un popolo così fiero e valoroso, signori incontrastati dei mari, veri conquistatori! Non come quella linguaccia da paesani, quel napoletano, un dialetto lurido, da straccioni…
LADY HAMILTON: Mia Carolina, sono solo dei poveracci, indegni di sfiorarti finanche i piedi, ma è anche vero che il tuo Regno non ti ha dato solo questi frutti marci, Napoli è una capitale stupenda, degna di rivaleggiare con Vienna, con Parigi, non ce ne sono di più belle al mondo.
Così calda, accogliente…e poi il mare, that’s wonderful, e le green hills, le…colline…è una terra benedetta dal cielo, and you are the only landlady… tu ne sei padrona, la Regina assoluta, a parte Ferdinando…
CAROLINA: Parigi! Non me lo nominare neanche, quel covo di assassini e cani del demonio!
E poi Ferdinando, quell’omuncolo! Mia cara, sei qui da un bel po’ ormai, ma ancora non hai compreso che Re Nasone è solo un pupazzo, il tabernacolo cui i fedeli tributano offerte, ma lui non ha il potere di esaudire le preghiere…solo io posso, perché sono io a tenere i fili del burattino, qui. Il Re è Re solo a parole, ma nei fatti…e poi quello è meglio che pensa alla caccia e alle sottane, che tanto qua c’è la sua Carolina che decide anche per lui, ed è giusto così, perché il comando spetta a chi ne è degno!
LADY HAMILTON: Sì, Carolina. Tu sei come la Pallade Atena, , tu sola puoi osare, perché la Fortuna è dalla parte dei giusti…but, King Ferdinand is not the only one to having fear…qui a corte si rumoreggia, mio marito, Sir Hamilton, mi ha confidato che in Inghilterra c’è cauto ottimismo, ma la stella di Napoleone e delle sue funeste truppe fa, ahimè, paura anche aldilà della Manica.
La nostra è una sorte non ancora benevola, siamo qui, nel nostro esilio dorato, ed il nostro amato golfo mi appare ancora così lontano…non vorrei, ma il mio cuore si strugge al suo ricordo, al ricordo dei giorni felici e spensierati.
CAROLINA: Su Emma, non temere, che le lacrime non tocchino il tuo bel volto, ci sono io a proteggerti, il mio amore per te mi rende ancella, schiava…vedi l’amore che può fare? Ne ammiri la sua forza? Trasforma una Regina nell’ultima delle sguattere…tale è la sua essenza ed il suo potere! Ma tu non dovrai temere nulla, niente dovrà corrucciare le tue labbra, mia Nereide. Con me, tra le mie braccia, sei al sicuro.
LADY HAMILTON: Oh darling, thanks, grazie, io non sono degna del tuo amore…
CAROLINA: Taci, piccolina, non dire sciocchezze…il mio sentimento per te è puro come lo sono i tuoi occhi, quindi abbracciami e non dire null’altro…perché le dee non devono parlare…devono amare. Anche se quell’uomo è un codardo - allude a Ferdinando, e fa un cenno verso la porta – io non indietreggio davanti a nulla, io sono un’Asburgo!
Ha sempre avuto paura del padre, e quando Don Carlo era vivo anch’io temevo la sua influenza, lo confesso: ma Re Carlo è morto e sepolto, adesso riposa nella sua assolata Spagna. Quello scimunito ancora se lo sogna la notte! Dice che nei sogni se lo vede davanti, alto ed imponente, vestito coll’armatura e la spada sguainata, che lo chiama “somaro” e “figlio indegno”, ricordandogli le sue nobili origini…e quella bestia, mò ci vuole, al mattino si alza tutto tremante e dice che i fantasmi lo perseguitano. Scambia un pasto indigesto per un fantasma! Ma si può essere più ingenui? Ma questo mi ha solo facilitato nello sbarazzarmi di lui quando si tratta di prendere decisioni importanti… “và Ferdinando mio, vai a sparare a qualche maiale selvatico comm’a te”…e lui è tutto contento, lo vedi che imbraccia lo schioppo, raccatta qualche brigante uguale a lui e se ne va sui monti come un ciclope, ad impallinare le bestie.
LADY HAMILTON: Eh, ricordo ancora quando stava per sparare al duca d’Ascoli, l’aveva scambiato per un cervo…ah, ah, povero duca, a momenti ci rimetteva le sue, di corna!
CAROLINA: Eh, questo non è niente…una volta al Fusaro, mentre come al solito era andato di persona a controllare come andavano gli allevamenti di cozze e patelle, non è finito come un purpo ammollo? Quello stava parlando con due pescatori per sapere a quanto andavano i frutti al chilo, quando la barca…patapuff…s’è accappottata! Ah, ah, ah…e pure s’è fatto un bagno fuori stagione! E’ tornato alla reggia che bestemmiava e starnutiva, starnutiva e mandava tutti a quel paese, uno spasso anche per me…
LADY HAMILTON: - Ridendo di gusto – Ah, ah, mi ricordo, che per una settimana ha avuto il nasone che gli colava come un tubo da irrigazione…io lo vedevo da lontano che scatarrava, gli dicevo: “Maestà, tutto bene oggi?” E lui: “Dì, dì, sdo meglio adesso…ecciù!”…e faceva uno starnuto così forte che a momenti gli volava via la parrucca, che spasso!
CAROLINA: Manco il medico sta mai a sentire quello, lui i malanni se li cura da sé…dice che “ ‘e miedece so’ comme ‘e prievete, l’ ‘e chiammà sulo quanno staie murenno”. Devo ammettere che ha sempre avuto una salute di ferro, e a testimoniarlo ci sono le mie numerose gravidanze: quell’ invasato, e chi lo ferma in quei momenti, diventa un ariete!
LADY HAMILTON: Maestà, tu devi esser fiera di essere a loving mother…come una dea romana, una vestale!
CAROLINA: Sì, in effetti l’esser madre è un’esperienza da farsi, cara Emma…l’ho sempre detto che il mio vero ruolo è quello di madre, quello di Regina è solo l’abito che indosso davanti agli uomini. Ma di fronte a Dio sono solo una madre…una pia e devota madre, la cui unica gioia è la felicità della sua prole…
LADY HAMILTON: Oh, Carolina e che madre meravigliosa sei! Le principesse sono dei gigli, il principe Francesco è così fiero d’aspetto, degno di tale madre e della sua stirpe secolare.
CAROLINA: In verità ‘o giovine è venuto su un poco chiattulillo, è di costituzione robusta, diciamo così. Ma che vuoi fare? E’ la volontà del Signore…comunque…piuttosto Emma mia, come vanno le cose con l’Ammiraglio?
LADY HAMILTON: Ma Regina, non mi fare queste domande! Sei troppo indiscreta mia Carolina…
CAROLINA: Oh Emma, non la tiriamo per le lunghe, lo so che con Nelson ci scappa anche il letto…e che so’ scema secondo te? Certo, quando ti dissi di avvicinare il nostro Horatio non pensavo che ne saresti diventata buona “amica” in così breve tempo…lo sai che sono una donna gelosa…ma la cosa può tornarci utile, comunque. Da che mondo è mondo, un uomo come Nelson non poteva affatto rimanere indifferente al fascino di una donna così bella: diventare l’amante di un uomo tanto valoroso è un bel colpo mia cara, ma del resto le tue grazie sono irresistibili…
Piuttosto, tuo marito, il vecchio Sir William, come ha preso la cosa, non mi dirai che non s’è avveduto della tresca…non avrà mica le ciglia così spesse e cispose da non aver visto gli sguardi che vi lanciate tu e l’eroe di Abukir? N’est pas possible! O sei così brava a dissimulare, mia Medea?
LADY HAMILTON: Oh, no Carolina. Mio marito non è né tonto, né cieco, anzi…ma è un uomo accorto, fà finta di non vedere, anche se il mio comportamento in sua presenza è irreprensibile…e poi cerco di non farli mai incontrare, anche se il giudizio di Sir Hamilton sull’Ammiraglio è senz’altro positivo. Se sapesse che uomo si cela sotto quella divisa…meglio così, meglio così…
CAROLINA: Dici bene, e la cosa va a tutto vantaggio mio…e tuo, ovviamente…l’Inghilterra è il nostro alleato più forte e potente e Nelson è la pedina più importante sullo scacchiere. E’ uomo d’armi di indiscusso talento, e l’ha dimostrato in Egitto: come fosse il figlio di Borea, ha abbattuto gli alberi Francesi col suo soffio infuocato! I cannoni hanno fatto strage di quei senza Dio! Horatio è il nostro salvatore, Emma, e tutti gli dobbiamo qualcosa: tu fai un servigio a me, al mio Regno e finanche a tuo marito, mia cara! Ed io sono una Regina fedele alla parola data…saprò come ricompensarti, lo sai che il mio cuore ti appartiene.
LADY HAMILTON: Oh, Carolina, per te pure nelle fiamme mi getterei!
CAROLINA: No Milady, non voglio mica il tuo sacrificio, mi basta che ti getti tra le sue braccia…e nel suo letto. Certo, l’Ammiraglio non lo si può definire un pezzo d’uomo, più che altro è un uomo a cui manca qualche pezzo, no? Ah, ah, ah…scusa è stata una battuta indelicata.
LADY HAMILTON: Oh, cattiva, cattiva la mia Maestà, quasi perfida direi - ride ed abbraccia Carolina – Beh, in fondo hai ragione, si dice che l’amore rende ciechi...nel caso di Horatio è arrivato tardi, il poverino ha già donato un occhio per la sua patria!
CAROLINA: - Abbraccia la sua dama, cingendola per la vita – Per non parlare del suo braccio! Il nostro si sta donando alla patria un pezzo alla volta…se continua così si consumerà come una candela…mah, questi soldati! L’importante è che il cuore l’abbia donato a te, Emma: ricorda che le effusioni d’amore sono le più tremende, neanche un prode guerriero può resistere al fascino di una donna, cadono tutti in battaglia, dal Re all’ultimo dei fessi…e nel mio caso le due cose coincidono…tale è il potere dell’amour, mon chery.
LADY HAMILTON: Oh, quanto è vero! Gli uomini si illudono, si beano, coll’idea di poter comandare le loro vite così come governano le loro navi, ma quanto si sbagliano: sono le donne i nocchieri, siamo noi a tenere le briglie del destriero…e per noi i tapini sfiderebbero gli Dei se solo glielo chiedessimo!
CAROLINA: Sì, sì, mia cara, tutto quello che dici è vero. Ma stiamo attente a non scoprire troppo le nostre carte: gli uomini ammirano le donne forti in pubblico, ma in privato vogliono avere loro il comando…l’importante è creare l’illusione…
LADY HAMILTON: Quale illusione?
CAROLINA: L’illusione, quel fascino che si deve solo ammirare, senza spiegarlo…l’illusione che le donne sanno creare per i propri uomini: il segreto è celare al burattino i fili che lo muovono, capisci bella mia? Il più grande inganno da quando Dio, o il Diavolo, ha inventato la donna è proprio questo: noi cingiamo il collo ai nostri uomini per indirizzarne lo sguardo verso l’oggetto dei nostri desideri, e visto che i desideri di una donna sono molteplici…lo scambio che proponiamo è decisamente iniquo. Noi scambiamo il nostro esser femmina, il nostro sesso che, mia cara, è l’unico vero desiderio di un uomo, con le infinite smanie, i mille capricci che ci passano per la mente…e quando questa donna di cui ti parlo è anche Regina, allora è facile intuire a quali vette possano giungere i miei desideri e la mia sete di potere.
LADY HAMILTON: Io sarò sempre al tuo fianco Carolina, lo sai. Sarò tua compagna, tua schiava, tua spia se solo lo vorrai! Con l’ultima missiva giuntami, l’Ammiraglio ha annunciato il suo ritorno a Palermo: a giorni, forse ad ore sarà qui…così anche l’ultima traditrice sarà punita per aver osato sfidarti, per aver alzato il suo sguardo da meretrice verso il tuo volto, maledetta la sua stirpe…
CAROLINA: Quindi Nelson è in vista delle coste sicule? Benissimo, vorrà dire che affilerò le unghie per graffiare quell’infame ed il suo bel volto…puttana! Ha osato farsi proclamare “Madre della Patria”…della Patria! Capisci? E la madre mi ha perfino chiesto la grazia per quella sua derelitta…e l’ha chiesta pure al tontolone! E quello si stava pure muovendo a compassione, diceva: “Povera femmena, chella nun è cattiva…l’hanno tirata p’ ‘e capille”.
Meno male che Ferdinando si fa rigirare come un pollo allo spiedo, me lo sono cucinato ben bene…è bastato mostrargli come al solito le mie grazie e senza battere ciglio ha subito cambiato idea. “Vedrai mia Regina, sposa adorata…quella Molina Sanfelice te la scanno comme na gallina! Te lo giuro!” Così mi ha detto… eh, tenero il mio Ferdinando, bastano due poppe e cambia subito idea…
LADY HAMILTON: Ma davvero la Sanfelice è incinta come si favoleggia?
CAROLINA: Incita o non incinta, sempre il collo le faccio tirare! E’ una promessa che ho fatto a me stessa, Emma…e poi anche se lo fosse, da quel ventre sudicio di repubblicana solo un demonio può uscire fuori: una giacobina solo un altro giacobino può partorire, un altro nemico della corona e del suo Re…dovrei fare impiccare quel frutto indegno, nel caso nascesse!
LADY HAMILTON: Sì, ma il boia come farebbe a fare un cappio così piccolo? Povero mastro, diventerebbe cieco per cucirne uno su misura per quel piccolo collo, ah, ah, ah…
Ma mia Regina, se dovesse sgravare per davvero, la legge non permetterebbe di toccare quell’infame fino a quando quel suo piccolo mostriciattolo non fosse abbastanza grande da mantenersi da solo sulle sue tozze gambette.
CAROLINA: Milady, mi meraviglio di te…le leggi non sono mica scritte da Dio, non scendono mica dal Cielo, anche se al suddito è meglio far credere così. Beata l’ignoranza davvero, ma beati soprattutto noi che del servilismo ci nutriamo…e poi il volere del Re è il mio volere, quindi il cappio insaponato o la mannaia affilata stanno aspettando la Sanfelice, non temere. Ma non voglio che il mio gesto appaia come una vendetta privata di una donna gelosa: la sua condanna sarà pubblica, ufficiale…le concederò di difendersi a Corte, ci sarà il nostro medico reale, il cerusico e le mammane, così vediamo se quella maitresse della rivoluzione è davvero in attesa! L’unica cosa che l’attende è la morte per mano del boia! E pensare che il suo medico era l’illustre Domenico Cirillo, che tu ben conoscevi…ma il poveretto ha già reso l’anima al Signore, come tutti gli altri infami traditori.
LADY HAMILTON: Quel medico da strapazzo! E’ stato addirittura il mio medico personale, lui così amico di mio marito, e pensare che covavo una serpe nel seno! Si diceva amico della Corona, e nonostante questo ha tramato contro i suoi sovrani, che ingrato! Ha anche cercato la mia benevolenza affinché intercedessi presso di te, voleva la grazia…eh, ma ha avuto la sorte che meritava, il male và sempre ricambiato col male! Con che cuore mi ha fatto questo? Ha tradito la mia fiducia e la tua benevolenza, se ci penso io…
CAROLINA: - Carezzando il volto della sua dama – Calmati fiore mio, che così mi diventi brutta…il tuo sorriso diviene un broncio ed io non posso sopportare questo affronto alla tua perfezione. Non temere, anche se la Molina Sanfelice risultasse davvero pregna, il figlio che nascerà sarà doppiamente orfano: prima del padre, che non si sa chi diamine sia, poi della madre…povero piccolo in fondo crescerà da solo, ma almeno non dovrà chiamare madre una donna ignobile e di facili costumi. Di questo dovrebbe essermi grata, no?
LADY HAMILTON: Oh, ma sono io ad esserti riconoscente, mia Regina…tu mi sollevasti dalla mia natura mortale, concedendomi di passeggiarti al fianco, di baciare le tue labbra di miele e d’ambrosia…vorrei essere un Michelangelo, un Bramante, per poterti dedicare un tempio tutto tuo! Oh my love… - stringe a sé Carolina e la bacia più volte sulle guance.
CAROLINA: Già, peccato che siano morti tutt’e due! Mia cara tu mi aduli troppo…l’amore ti acceca: purtroppo il tempo è passato anche per me e tutte queste preoccupazioni non fanno altro che aggiungere una ruga in più ogni giorno che passa: oramai anche quel satiro di Ferdinando non mi trova più avvenente come prima…e dire che quello lì andrebbe pure con le statue se non fossero così dure…ahimè il tempo ha calato un velo sulla mia bellezza!
LADY HAMILTON: Ma che dici che sei ancora bellissima! Non preoccuparti di nulla, le preoccupazione non si addicono a Re e Regine, quelle lasciale ai comuni mortali: tu, mia Regina, appartieni ad un’altra razza…le divinità come te non devono aver pensieri tediosi, devono esser dimentiche di tutto fuorché della loro felicità.
Dormi, riposa serena tra le mie braccia - la abbraccia e le bacia delicatamente le labbra – che a vegliare su di te ci sono io adesso.
CAROLINA: - Con gli occhi chiusi e la voce impastata dal sonno – Mio tesoro….mio unico conforto…Milady…

Le due donne si abbracciano e si abbandonano al sonno.
Sipario.



Atto I, scena II.
La notte è passata, il sole è alto nel cielo da un pezzo.
La scena si svolgerà in un luogo di passaggio, quale un salone, o un lungo corridoio. Ai lati vi saranno due ampi finestroni ricoperti da tende spesse, di velluto.
Entra Gennaro.

GENNARO: Ma dove si è andato a cacciare? Anzi, dove è andato a cacciare? Ma è mai possibile che questo quando serve non c’è mai? Teniamo un Re vagante: lui vaga, vaga…nun tene maie niente ‘a fa, beato a isse…e mò dove lo andiamo pescando? Quello l’Ammiraglio è appena arrivato…

Entra Don Peppe con un cartoccio in mano, che tiene distante da sé. Passa davanti a Gennaro e si ferma.

DON PEPPE: Ma io mi domando e dico: ma che abbiamo fatto di male per avere a ‘sto debosciato come Re? Che ho fatto di male io…e tu che ci fai qua? Non dovresti stare appresso allo spilungone?
GENNARO: ‘O Rre? E chi l’ha visto più? Stamattina, oì… che saranno state, le otto del mattino? Din, din, din… cu’ chella cazzarola ‘e campanella…“Gennaro, Gennaro bello, come mi sento bene oggi! M’ è passato pure ‘o male ‘e capa…sai che c’è? Mò ce ne andiamo sul Monte Pellegrino a cacciare un poco, tengo voglia di impallinare qualche bestia”. Io gli faccio: “Maistà, ma tenite tutta ‘sta forza? E voi stanotte siete stato allierta tutto ‘o tiempo”…e io appress’a isse, mannaggia ‘a sasiccia…e quello tomo tomo…“Eh, Gennà che te lo dico a fare? Quella la Marchesa sta ancora dormendo…tu ‘o saie, ie song’ ‘o Rre…regale in tutto, ma che parlo a fare cu te…tu si Rre? No! E non puoi capire”. Stu zuzzuso! E me sfotte pure!
DON PEPPE: Eh, e questo non è niente! Guarda qua - gli indica il cartoccio che stringe con la mano – Che indecenza!
GENNARO: - Guarda dietro le spalle dell’altro, fraintendendolo – Ma che cosa?
DON PEPPE: Ccà, oì!
GENNARO: - Che continua a guardare ovunque tranne che il cartoccio – Ma che bbuò? Dove?
DON PEPPE: Ma addò staie guardanno? Ccà! - gli indica il pacco tra le mani – Guarda qua!
GENNARO: Ma ch’è? Hai portato le paste?Ma che’è Carnevale? - si avvicina al pacco e lo annusa – Uh, Maronna mia, e che puzza! Ma che ci sta là dentro, na carogna?
DON PEPPE: Magari, puzzerebbe di meno! Secondo te che robb’è? Quelle maledette bestie… ‘o Nasone le lascia libere di scorrazzare sui divani e nelle stanze? E quei cagnacci schifosi inzozzano tutte cose! E chi deve pulire tutta la merdazza che lasciano in giro? Senti, senti qua che roba…
GENNARO: Ma si’ pazzo? Fuitenne cu ‘sta cosa ammorbante!
DON PEPPE: Embè, ‘o Pataterno m’è testimone…si trovo n’ata vota chilli cane ca me gireno p’ ‘a casa…ce magn’ ‘a capa!
GENNARO: Oì Pee, ma che vai dicendo? Quelle, le bestie, se loro trovano a te, te magnano accussì comme stai, cu tutt’ e panne ‘ncuollo! So’ bestie d’ ‘o demonio, mannaggia a Ferdinando che li tratta meglio dei cristiani e uno non gli può dire manco niente…tu lo sai, quello i cani se li coccola meglio dei suoi stessi figli.
DON PEPPE: Madonna facci la grazia….falli venire una cosa a ste bestie che io non ce la faccio più! Dice che adesso sta aspettando un’altra cucciolata di bracchi, di setter, di otter…insomma devono arrivare altre bestiacce, dice che sono un regalo dell’ Imperatore d’Austria, Francesco Secondo…
GENNARO: Eh, e secondo me era meglio ca nun ‘e regalava! Ca po’ amma pulezzà nuie!

Entra Francesco, figlio del Re, Principe ereditario del Regno delle Due Sicilie.

FRANCESCO: Ah, eccovi entrambi, vi stavo cercando da un po’... avete visto il Re? Mio padre è urgentemente atteso…stanno per arrivare ospiti importanti…prima ho intravisto il nostro Liberatore, l’Ammiraglio Nelson intrattenersi con gli Hamilton: mio padre sa quanto il buon Horazio sta facendo per noi…dove si trova Papà ?
GENNARO: Veramente, Principe, credevamo che lo sapeste voi…lo stiamo cercando pure noi, ma secondo me il buon Ferdinando sta ancora a caccia tra i boschi…voi lo conoscete, avrà trovato qualche bella tacchinella…- allude con le mani ad una donna bella e formosa.
FRANCESCO: Tacchino vorrai dire…ma questa non è zona di tacchini selvatici, qui si cacciano maggiormente pernici, forse qualche fagiano…
DON PEPPE: - Sotto voce, rivolto a Gennaro – Questo è scemo, nun capisce mai niente! Principe Francesco, perdonate ma io devo andare, ho un incombenza da portare a termine - gli indica il cartoccio col capo – e a giudicare dal “profumo” è meglio che mi sbrighi…
FRANCESCO: - Che viste le sue rotondità addominali, è un tipo goloso – Aspettate messere, cosa portate di buono lì? Leccornie prelibate, babà e sciù?
GENNARO: Eccellenza , perdonatemi la franchezza, ma se i babà tenessero ‘sto sapore qua, state sicuro che voi eravate sicco comme n’ alice! Principe, so’ ‘e solite scacacazzate dei cani di papà! Il povero Don Peppe sta uscendo pazzo a furia di pulire…è vero Don Pe’?
DON PEPPE: Eh già…ma quello il Re Ferdinando è pazzo…per i suoi cani…il mio umile compito è quello di tenere pulita la reggia…con permesso.

Esce di scena.

FRANCESCO: Andate, andate pure Messere…e se incrociate mio padre, mandatelo da me, è meglio che lo avverta io, la Regina mia madre si è raccomandata di comunicargli personalmente di non far attendere troppo l’Ammiraglio.
GENNARO: Principe, a proposito, vostra moglie, la dolce Maria Clementina, come sta? Il criaturo è prossimo, eh? E quello sarà un bigiù…stiamo già preparando la festa, le botte, il pranzo e le paranze… con tutto il bendiddio che ci offre Palermo! E sapete come sarà contento il nonno Ferdinando? Quello sono giorni che va ripetendo: “ Sai che bello che sarà il mio nipotone? Tale e quale a me, forte come un toro e con due palle così!” E io gli dico: “ Maistà, scusate, ma se poi nasce na creatura femmina, che ci facciamo co’ ‘ste palle? E lui mi dice: “’C’‘e dammo a soreta!” Ah, ah, ah…mi fa morire, è troppo uno spasso vostro padre!
FRANCESCO: - Alquanto infastidito – Sì, sì…eh già, quello Papà è uno scherzoso, fa sempre battute… il criaturo? Sia fatta la volontà del Signore, vediamo che esce…e comunque speriamo che sia un maschietto, così da dare un futuro al nostro Regno…è così incerto il nostro domani, caro Gennaro.
GENNARO: E come lo chiamate ‘o piccerillo?
FRANCESCO: Mah, se è un ometto…ovviamente Ferdinando, come il mio venerato padre; se fosse una femmina ci dovremmo pensare…forse Maria Teresa come la bisnonna, vedremo.
GENNARO: Principe bello, come diceva ‘a bonanima ‘e papà…“Se esce per dove so’ trasuto io, lo dobbiamo chiamare Fenomeno!”Ah, ah, ah…non fa morire?
FRANCESCO: - Interdetto vieppiù – Sì, fa proprio morire caro Gennaro…adesso vado, però.
Ah, mi raccomando: se incontri mio padre…
GENNARO: Lo riporto come un criaturo dalla mamma sua, non vi preoccupate Principe.
FRANCESCO: Sì, ecco…come un criaturo… bravo.

Esce di scena, aggrottando le sopracciglia.

GENNARO: - Rimasto solo in scena, si guarda un attimo attorno; poi rivolto alla platea – Chist’ è proprio scemo, nun capisce maie niente povero figlio…ma fosse stato adottato? Mah, fammene andare…

Entra Ferdinando, vestito da cacciatore.

FERDINANDO: Ah, che bella jurnata! Ci voleva proprio una passeggiata…che poi camminando camminando mi sono fatto pure due belle anatre - tocca le povere bestie che gli pendono dal fianco – Mi sento proprio bene, meglio della caccia ce stanno sulo ‘e femmene! E vabbè…aah…a furia di stare a cavallo, m’ è venuto nu male ‘e schiena - si tocca i glutei – Vabbuò, diciamo alla schiena…
GENNARO: Sire! State qua?
FERDINANDO: - Visibilmente sorpreso – Maronna, e chi è?
GENNARO: Comme chi è? Maistà, sono io, Gennaro vostro.
FERDINANDO: - Si volta – Gennaro! Maledetto, accussì se trase? E che me vuò fa’ venì nu fictus?
GENNARO: E che cos’è, un albero?
FERDINANDO: Cretino, un fictus, un coccolone… ‘na botta ‘ncapa! E poi poteva essere mia moglie…io a certi spaventi non mi abituo mai! Quella quando sta ‘ntufata caccia certi occhi, pare nu lione…eh, ma io c’ho il mio fedele schioppettone, nun me fanno paura manco ‘e liune!
GENNARO: Scusate Ferdinando, di grazia, come dovrei entrare?
FERDINANDO: C’è modo e modo, uno sta distratto, sovrappensiero…tu a questo ci devi pensare…poi sto pure col fucile in mano, poteva partire un colpo!
GENNARO: Uh Maronna mia, e voi mi potevate pure accidere?
FERDINANDO: E si capisce, ma vedi se questo è il modo di fare…e se partiva un pallettone e ti ammazzavo? Che figura ci facevo?
GENNARO: Che figura facevate voi? No, no, che fine facevo io! Morto ammazzato, e dal suo stesso Re…scommetto che manco un fiore sulla tomba mi mettevate…
FERDINANDO: Eh, e come la fai tragica! Un fiore…mica te ne avrei messo uno solo, per te avrei fatto mettere un cesto di rose…
GENNARO: - Un po’ risentito – E che so’ ‘na femmena?
FERDINANDO: Allora un cesto di gigli…
GENNARO: - Come sopra – E no, mica è nu matrimonio…
FERDINANDO: Un cesto di…di…- spazientito – nu cesto ‘e maruzze ca teneno ‘e corna comm’a te! Vabbuò? Comunque che stai a cianciare, che qua non è morto nessuno…per ora…

I due si guardano negli occhi e si danno una bella “strigliata” ai loro personalissimi amuleti.

GENNARO: Maronna mia bella facce sta quiete…
FERDINANDO: Gennà, piuttosto, vai a prendermi la giacca da riposo, che questa qua è tutta fetente…- si toglie la giacca – tieni bello mio…aspè, mò ti do pure gli stivali, so’ tutti inzozzati di fango…
GENNARO: - Alza gli occhi al cielo – Eh, lo vedo, avete lasciato certe impronte per terra…pare che ci è passato un bufalo…
FERDINANDO: - Alludendo alla statura di Gennaro – Meglio un bufalo che un capretto…
GENNARO: - Ironico, fa una mezza riverenza - Servo vostro…
FERDINANDO: Gennà nun fa’ ‘o spirituso…qua bisogna pulire, piglia ‘a mazza e pulizza tutte cose, che se mia moglie vede le orme che ho lasciato è capace di trovarmi subito, quella è peggio di un bracco…c’ha pure la faccia da bracco - imita il broncio della Regina – sta sempre accussì…com’è brutta…
GENNARO: Come fa?
FERDINANDO: Così - imita ancora la consorte – si mette con le labbra così e mi guarda in cagnesco, pare na vecchia…

Entra Maria Carolina. Il Re non la scorge perché è alle sue spalle: continua infatti ad imitarla non accorgendosi di nulla. La Regina si avvicina incuriosita; dapprima non comprende, poi monta su tutte le furie.

GENNARO: - Che si è accorto di Maria Carolina – Maistà…ehm… - fa dei gesti a Ferdinando, che non capisce – Sire…
FERDINANDO: Quel fagiano impagliato con la faccia da befana…mi guarda e dice…
CAROLINA: Scimunito!
FERDINANDO: - Che pensa sia stato Gennaro a parlare – Ecco, bravo mi dice proprio così! - imitando il tono della Regina – “Scimunito!”Uguale proprio!
CAROLINA: Ah, e così io sarei una befana, eh? E tu che sei, che a cinquant’anni stai qui a fare le smorfie con quest’altro rimbambito come te? E poi che c’hai sempre da ridere tu? - indica Gennaro – Dice cose sconce pure a nostro figlio Francesco…ride, ride lui! Beato a isso, pare ‘o “bonsai” della felicità, ah, ah, ah - ride di gusto per la battuta – abbiamo fatto la coppia comica, sua “Altezza” e sua “Bassezza”…adesso vi aggiusto io a tutti e due! Tu! - si rivolge a Gennaro – Servetto da camera…con questo esempio di padrone snaturato, solo un servo come te poteva uscire! Adesso vai, e portati dietro quelle scarpacce sudice, va’…
GENNARO: Benissimo mia Regina, ma dovrei pulire il pavimento prima…
CAROLINA: Noo, non ti devi scomodare, caro servo dei miei stivali, al Re piace trattare coi suoi domestici da pari a pari, e perché dovresti scomodarti tu? Il pavimento lo facciamo lustrare direttamente a sua Maestà Eccellentissima, vero Ferdinando?
FERDINANDO: - Guarda stupito la consorte – Ma fusse asciuta pazza Carulì? Ma qua…quando mai un Re si mette con la capa ‘nterra a pulizzare come uno sguattero? No, no, tu stai superando la misura Carulì, vedi come te lo dico…’o pitale s’è regnuto…tu sei la Regina è vero, ma si sempe ‘na femmina, e io sono sempre un Borbone, antico lignaggio e casati vetusti fanno di me un Re come Dio comanda!
CAROLINA: - Inalberatasi d’un tratto – Come io comando! E adesso mio sciagurato marito, prendi la ramazza e mi fai brillare il pavimento come uno specchio, altrimenti ti faccio fare la fine di quelle galline che porti appresso, te tiro ‘o cuollo!
FERDINANDO: Ma quali galline? Queste so’ due anitre selvatiche…ca se ce sta ‘na gallina…- guarda complice Gennaro che se la ride sotto ai baffi – Uè…adesso mi hai scocciato aquila asburgica, ma vuò vedè ca mò ti sparo pure a te?
CAROLINA: Voglio proprio vedere, Re di Cartone! Sei di cartapesta come un albero della Cuccagna.
FERDINANDO: Io? Re di Cartone a me? Re Ferdinando nun è guappo ‘e cartone…io so’ Re ‘e Bastune!
CAROLINA: Re di Cartone!
FERDINANDO: Re di Bastone!
CAROLINA: Re di Cartone!
FERDINANDO: Re di Bastone!
GENNARO: Scopa!
CAROLINA: Silenzio tu! Adesso basta! Qua dobbiamo ricevere Nelson, e tutto deve essere perfetto! Ti sei scordato a chi dobbiamo la nostra salvezza? Se non fosse per l’Ammiraglio le nostre teste sarebbero da un pezzo infisse sulle picche…il tuo popolo invasato ci avrebbe portato in processione come ‘o sanghe ‘e San Gennaro!
FERDINANDO: Il mio popolo è fedele al Re, però nel tuo caso avrei fatto un eccezione, magari senza capa ragionavi meglio!
GENNARO: - Sottovoce – ‘A Maronna, diventava anche più bella, sta scigna!
CAROLINA: Taci e pulisci caro mio…non vorrai che i nostri ospiti abbiano da ridire sul nostro decoro?
FERDINANDO: Ma che c’azzecca stu decoro! Io so’ Re e nun me metto c’ ‘a scopa ‘mmano, ma che stammo pazzianno? Qua mischiamo la seta con la paglia…
CAROLINA:Tu sei asino? E allora raglia!
FERDINANDO: Io? Tu… si’ ‘na femmena ca nun quaglia!
CAROLINA: Basta parlare in rima!
GENNARO: Stu pavimento è ‘na mappina!

Il Re ride dell’uscita del suo servo; la regina lo guarda con odio.

CAROLINA: - Improvvisamente calma si avvicina a Ferdinando – Ferdinando? Tesoro mio…calmiamoci…
FERDINANDO: - Impaurito dal repentino cambio d’umore della donna, si ripara dietro lo schioppo – Eh, e mò che vuò? Gennaro vedi se è armata…è armata?
GENNARO: - Si sporge per vedere Carolina, ma data l’altezza risicata fa fatica a vedere la donna, anche perché il Re lo copre col suo corpo - Maistà io non so…non vedo niente…ma sicuramente sta ‘ncazzata!
FERDINANDO: Gennà, fammi da scudo…
GENNARO: Maistà io ve pozzo fa da scupillo, a proposito se permettete vado che…
FERDINANDO: Fermo là, tu sei il mio servitore, devi stare al mio fianco…
GENNARO: Maistà, ancora ‘o fatto ‘e Don Chisciotto? Io già stanotte steve abbuscanno d’ ‘o Marchese pe’ meza vostra…
CAROLINA: Che fai indietreggi, amore mio? Ma ti devo solo dire due parole dolci…
FERDINANDO: No grazie, ho il diabete…e comunque perchè non me le dici da là, che sto più tranquillo? Quando hai questo tono mi fai più paura…come si dice, la quiete prima del tuono…
GENNARO: Maistà, allora se permettete, io me vaco a piglià ‘o mbrello! Avessa chiovere ccà dinto?

Esce di corsa.

Ferdinando e Carolina rimangono soli in scena.

FERDINANDO: Embè, mò che vuò, se pò sapè?
CAROLINA: Nulla, amor mio - gli si avvicina docile e pacata – solo parlarti a quattr’occhi, lontano da orecchie indiscrete, non mi fido dei servi…
FERDINANDO: Ma ch’è? Non ti fidi di Gennaro? E’ il mio scugnizzo più caro, quello al Re suo è affezionato, lo sai…piuttosto io di te non mi fido Carulì: stai attenta Catarenella, ca se me cumbini quacche trastula, io t’appenno fora ‘a Vicaria!
CAROLINA: Temi me, mio Ferdinando? Oh, e perché dovresti aver paura della tua umile sposa, in fondo io non voglio altro che il mio, il nostro bene. Io che desidero il ritorno alla nostra terra! Io che prego ogni santo giorno di riabbracciare la splendente Napoli! Io che…
FERDINANDO: Eh, tu! Tu Carulì! Tu stai tramando qualcosa, lo so…ti conosco fin troppo bene. Quando stai calma è perché hai il demone che ti possiede, il tuo spirito di femmina sta ribollendo, lo sento! Eh…ma ti tengo d’occhio moglie mia, ti tengo d’occhio! Fosse vivo Padre Rocco ti farei esorcizzare da lui a scudisciate! Ma purtroppo il buon Padre ha reso l’anima al Signore, c’amma fa…deve essere un fattore ereditario, prima o poi schiattano tutti!
CAROLINA: E perché tu forse pensi di essere immortale? Perchè, secondo te un giorno non ti troviamo con la faccia gialla e gli occhi bianchi, magari nel letto, mentre amoreggi con qualche pollastrella delle tue, con la lingua penzoloni… - ridacchia – e non solo quella…
FERDINANDO: - Si porta platealmente le mani al basso ventre – Ihhh, che marina! Sciò, sciò… Votta ‘a seccia a n’ata parte! E poi aggia murì sempe aroppo ‘e te! Mi devo divertire io al tuo funerale, t’aggia abballà ‘ncopp’ ‘o tavuto vestuto ‘a Pullecenella, cu naccare, sische e tammorre, sai che spettacolo…sarà un’ata Piererotta, ci faccio mettere la data sul calendario!
Sei una janara, fai le fatture come una zingara!
CAROLINA: - Cambiando improvvisamente tono – Zotico e credulone, tanto alto e tanto fesso! Ah, ma adesso basta, mi hai stancato! Vattene, vattenne! Via dai miei occhi! - lo insegue sempre più minacciosa – Ah, scappi eh? Fuggi via? Vigliacco!
FERDINANDO: Carolina, e mica so’ fesso come dici tu, che mi prendo le mazzate? Vai donna, resta qui a cianciare come una chioccia! Sarrai Riggina, ma sempe ‘na femmina si’…il Re adesso ti lascia…- fuggendo dalla scena, urla – Bagasciaaa!
CAROLINA: - Rimasta sola in scena – Come? Come? - si scalda, alzando la voce – Come mi ha chiamato? Perticone nasuto, come mi hai chiamato?

Entra Don Peppe di fretta, ha un altro “involucro” tra le mani.

DON PEPPE: ‘Giorno Maestà. Scusate, vado di corsa…
CAROLINA: - Alquanto scossa dall’ alterco col Re – Don Peppe! Voi avete sentito?
DON PEPPE: Cosa?
CAROLINA: Come mi ha chiamato il Re?
DON PEPPE: Ehm…no!
CAROLINA: No, voi avete sentito! Ne sono sicura! Come mi ha chiamata?
DON PEPPE: Carolina?
CAROLINA : No!
DON PEPPE: Natascia?
CAROLINA: No! Bagascia! - si dispera – A me? Don Peppe…così, davanti a tutti!
DON PEPPE: Ecco dicevo, aaah…non Natascia, ma bagascia! C’avevo quasi azzeccato… Nooo, Maestà, ma voi mica fate la bagascia davanti a tutti! - a bassa voce – Quella la fate solo in privato!
CAROLINA: - Scandalizzata – Ci mancherebbe, per Dio!
DON PEPPE: No, se permettete qua ci perdo io, che sto ancora cu ‘stu coso ‘mmano da stamattina!
CAROLINA: - Incuriosita dal “pacchetto” che l’uomo ha tra le mani – E che sono, paste?
DON PEPPE: - Rivolto verso il pubblico – Adda essere ‘e famiglia! Tale e quale ‘o Babbasone!
No, Maestà, magari. Sono le solite scacazzate dei cani di Ferdinando…
CAROLINA: - Alza gli occhi al cielo – Oh, me misera! Padreterno, che ho fatto di male, io?
DON PEPPE:- Sempre al pubblico –Azzo essa? Stu sciaraballo vestuto ‘a festa!
Mia Regina e cosa dovrei dire io, alla mia età? Da stamane a raccogliere la mer…ce che quei maledetti alsaziani lasciano in giro, e che dovrei fare secondo voi? Anzi visto che siete in comunicazione con l’Altissimo, metteteci una buona parola pure per me…avessero ‘mbriacato ‘e carte là ‘ncoppa? Adesso perdonate devo andare…con permesso.

Esce di scena.

CAROLINA: Maledetto il giorno che me lo presentarono! Mia Madre! Che sconti i suoi peccati anche lei, per avermi imposto nozze così scellerate, con un tavernaro crapulone, un pastore d’armenti come Ferdinando! E allora a che serve esser Regina? Non vuol dire niente, è solo una parola altisonante, una luce fioca che si spegne al primo tremito degli eventi…il mio destino è stato servo di una volontà non mia, pago la colpa di un errore non cagionato da me. Un Regno di miserabili, un marito insulso ed impulsivo, una Corte di pusillanimi ed arrivisti senza dignità…ci mancava solo quel gargoyle francese…speriamo lo centri una palla di cannone…maledetto Napoleone! Napoletani, Napoleone…deve essere una maledizione! Qualcuno si sta divertendo alle mie spalle, ne sono sicura! Complottano, complottano…ratti giacobini…strisciano nell’ombra, li sento…rosicano coi loro dentini i miei pensieri…lo sento…Eccoti maledetto, ti ho visto! - pesta il piede a terra con violenza, come a schiacciare un topo invisibile, per lei tremendamente reale –
Muori maledetto! Tieni, tieni! Ahh…muori, crepa! - batte ripetutamente i piedi a terra, sembra quasi che improvvisi una danza su musiche che ode lei sola – Sì! Sì! Tutti vi ammazzo! Sono io che vi do la caccia, vi farò uscire dalle fogne, giacobini, giacomini, giatopini!
Morite! Ecco! E poi tu, ecco, così…ecco…si!

Entra Lady Hamilton, che si ferma interdetta ad osservare la Regina. Sbatte un paio di volte le palpebre, stropicciandosi gli occhi, quasi a non voler credere alla scena che ha davanti.

LADY HAMILYTON: Maestà?! Oh, my God, dear, what’s happen?
CAROLINA: - Si gira di scatto – Muori!...Muo…Milady…cara…- si ricompone, cercando di darsi un tono – che succede? E che deve succedere…qua se non ci penso io alle cose…certi scarrafoni tanti, delle cose immonde grandi quanto un medaglione asburgico, che indecenza! Eh, ma mi farò sentire, altro che! La pulizia! L’ordine! Sono le prime cose, siamo sempre in un palazzo reale, Dio del cielo! Servitori che non servono, questo sono…
LADY HAMILTON: Oh, Carolina, don’t worry…non ti preoccupare, adesso chiamo io qualcuno e faccio aggiustare tutto. Ma tu amor mio, dovresti essere a prepararti, a farti ancor più bella di quanto non lo sia già…vieni con la tua ancella, andiamo che la sala del trono ci attende.
CAROLINA: Ah, se non ci fossi tu, Emma! Mia consolazione, raggio di sole che vieni a rischiarare il buio del mio animo! Andiamo, sì…che Nelson e la sua preda ci attendono…finalmente guarderò negli occhi quella spergiura della Sanfelice! Andiamo!

Le due donne escono a braccetto.