lunedì 19 dicembre 2011

Buon Capo (fa) danno.
























Le Divin Giggien, il Sindaque du Role all'ombra cremisì de lu Vesevo, l'inimitable.
Le Maire Arancionè, ca va sans dire, è il tres chic de l'Italie, le plus, tres charmant, 'o meglio. "Fuori mi osannano" è il suo credo, ma almeno 'o sanno?
Se è osanna nell'alto dei cieli-De Magistris, che almeno sia, di grazia, riconosciutagli una grazia, sì come preghiera: taglia, cuci, sposta, metti, intruglia, sfrucuglia, ammanta, smonta, fionda, ronda, randa, mandale a dire, tornale a dare, piglialo, dammelo, stendilo e strummolo, voglaimo che il Re conquisti lu Regno, di grazia, e intiero tutto! Oroscopando nell'iperuranio stellare del Giggino Murat, il 2012 sarà l'anno dell'Arancionè: nuove fortune in politica e amore (farà innamorar di sè tutti i sinistrorsi usciti dal letargo piddino), salute di ferro (per lui ed il fratello, l'Arancino Menor), lavoro alla grande e sesso alla glande! E NApoli a gorgogliar sullo sfondo, pennacchio calante...oppure no?
E' l'anno che fa per Lui, pronti in resta, pronto alla lotta, elmo di latta, tre numeri al lotto, senza pianger sul latte, o cincischiar nel letto! Alle armi, seguendo le orme dei cavalieri senza macchia, nel mucchio, che l'arancione ammacca!
E che resta se non fargli gli auguri?
E' lui il vero Capo d'anno, e caput per tutti, capate a destra e manca poco alla sinistra, capito che capita, col Capitano? Caspita!

domenica 11 dicembre 2011

Giggino Murat , Bagnoli, ed il Regno a mare (con tutti i panni sporchi).

















“Ma che - che - che occasione ma che affare
Vendo Bagnoli chi la vuol comprare
colline verdi mare blu
avanti chi offre di più;
Ma che - che - che occasione ma che affare
Vendo Bagnoli con le ciminiere
però sbrigatevi perché
è un'asta conto fino a tre!”.
(E. Bennato).

“Cominciò prima a piovere e poi a grandinare.
Seduti nel pulpito delle colate continue, udimmo la rabbia del cielo sopra le nostre teste;
attraverso i vetri dei finestroni ci raggiunse una successione di lampi che ci ridusse a un forzato silenzio pieno d'attesa”.
(E. Rea, “La dismissione”).


Incipit. Un'attesa messianica, diuturna, ormai quotidiana, che si dipana dal lontano 1904, da una delle innumerevoli Leges Speciales per Neapoli, la “Legge Gianturco”, che istituì il polo siderurgico bagnolese, affidando il territorio alla genovese Ilva, su terreni già adibiti ad agglomerato industriale, grazie alle industrie petrolchimiche finalizzate alla produzione di solfato di rame, acido solforico e fertilizzanti fosfatici (la cura ed il rispetto ambientale son genericamente nel dna italico). Mesdames et Messieurs, il 1910 foriero di grandi eventi e sviluppi futuri (e Bagnolifutura ne condensa massimamente il concetto) è qui per voi! Ed al resto ci pensa la Grand Guerre, con la produzione siderurgica alle stelle (nel 1918 erano già 4.000 gli operai occupati), cui si aggiunge a cavallo dei '30 la Montecatini, poi Montedison (ah, il caro vecchio amianto ad Eternit memoria!), passando per la Seconda Grand Guerre (con distruzione pressochè totale degli impianti), il boom dei '60 (con la nascita certificata dell' Italsider), il cambio in corsa di piani regolatori del Comune Partenopeo (metà anni '70, per l'ampliamento dello stabilimento; '85, nuova variante: eliminate le prescrizioni sull'intera area, Bagnoli viene riservata completamente alle attività industriali e connesse), la chiusura dell'Eternit (la nocività dei materiali ne condanna senza appello la produzione), et voilà, les jeux son faits! Rutilanti cambi di nome, demansionamenti d'area, delusioni e speranze, fino alla chiusura del '90 (altoforno e acciaieria, con le linee e la colata, vengono dismessi; chiude anche la Cementir, connessa alla produzione di cemento armato). Neapoli perde il suo polo d'industria pesante, inizia il declino ecomico post-industriale. Una cavalcata di cent'anni per una solitudine liquorosa e cristallizzatasi nell'immobilismo prossenetico di questi anni mutevoli.


Corpus (Domini). 1994, Anno II del Viceregno di Tottonno Bassolino, il Signore di Partenope, Don Antonio: da allora e fino al 2002 (anno di costituzione della Bagnolifutura, fu “Bagnoli S.P.A.”) per la prima bonifica e lo smantellamento del moloch siderurgico vengono spesi ben 343 miliardi di lire; indi poi, viene sottoscritto un protocollo d'intesa per il risanamento e la bonifica della costa disastrata, riconoscendosi nell' Ilva stessa il soggetto responsabile delle operazioni tecniche di dismissione. Inutile dire che bonifica mai fu completata, con le carcasse ossificate e derelitte in perenne disfacimento.
Vulgata plebea vuole che mai furon completati, nell'ordine: un porto turistico per circa 700 posti barca (cassato dalla Sovrintendenza perchè interrompe la linea costiera); la rimozione della colmata di cemento armato (inquinatissima et nocumentissima et cancerogentissima), che a trasferirla costa un botto; la mancata bonifica dei circa 330 ettari affacciati sul golfo, tra Posillipo e Nisida; il mancato avvio della costruzione di lotti d'immobili d'edilizia popolare su suoli edificabili ( ma sempre inquinati, of course); etc, etc.. Insomma una silloge perdurante di fallimenti vittoriosi e molto poco virtuosi per il Comune che ha fatto comunella (la Bagnolifutura è al 90% nella disponibilità dell'assise di San Giacomo). E non dimentichiamo, a memento ed exemplum, che l'elemento chiave doveva essere il polmone cittadino e verdissimo, di clorofilla a saturare, d' enorme parco a scala urbana di circa 120 ha, che avrebbe dovuto esser, naturaliter, verde cerniera tra cittade grigia triste solitaria y final e Mare Nostrum, (o Monstrum, vista l'anomalia degli aromatici depositati in loco, sul fondale?). E come obliare la filiera di grandi alberghi e cotillons, estesi su di un'area di oltre 70 ha ai margini del parco, con annesse et connesse attrezzature turistiche e spa (inteso come luoghi di benessere, non di intrallazzo finanziario) a non finire? Ai posteri la sentenza, sperando che non sia quella d'un tribunale a ferale condanna.

E già, perchè forte è il rischio d'un sequestro definitivo dell'area per inquinamento da eternit, cadmio, arsenico, idrocarburi e materiale di risulta, e che risulta esser una vera cloaca maxima, paradise in terra per oncogeni di buona volontà e neoplasie all'ultima moda.
2011, salto in avanti e ritorno al passato: il Regno è passato di mano, dal ”Don” (Bassolino uber alles), alla “Donna”(garrula nonnina, felice Rosetta), forse al “Danno” (oddio, e se c'è Beffa? Se ne ceni, orsù!): al timone, fiero, masaniello ed impettito, c'è Giggino Murat, galloni lucenti ed alamari pezzotti; suo il veliero, sua la rotta arancionè. Presto, di libeccio, di scirocco, uno sciroppo oddio che tosse! Spiegate le vele, l'abbrivio è lesto, strambate, alla dritta, e se poi rovescio? Su, alla randa, ma qui si sbanda, attenti, o boma o morte, vai di bolina, ma niente cazzate!

L'affaire Vuitton Cup ha riacceso il faro costiero su Bagnoli, la Procura neapolitana, con i pm Buda e Bisceglie, indaga e scava di draga: lo stesso Murat sentito dai magistrati, periti incaricati, saranno (si spera in definitiva) le analisi delle acque a fugar dubbi e rovelli, accuse e sospetti. “L'80% dei campioni ha dato riscontro negativo”, fanno sapere dalla Bagnolifutura, mentre l'Arpac ed il Ministero dell'Ambiente guidato dal nuclearista et incenritorista Clini (per lui benzina verde vuol dire “ecologica”), confutano e ribaltano i dati come in pochade francais: “Ci sono tracce evidenti di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) e PCB (policlorobifenili) ad alta persistenza ambientale nelle acque antistanti la colmata in cemento: i primi 20 cm del fondale hanno un quoziente di rischio pari a 4737 volte la norma”. Un bel pastiche, ca va sans dire, anche se costruire una piattaforma rimuovibile, come nelle primigenie intenzioni di Giggino e dell'ACN (la società di scopo a partenariato pubblico-privato), su di una struttura elevata con materiale di scarto e risulta (circa 1300 metri cubi di munnezza altamente inquinante) non è il classico coupe de theatre che ti aspetteresti dal Nelson partenopeo (ma fosse cecato pure Murat?), anzi. E dire che la riqualificazione territoriale, la bonifica ambientale di Bagnoli erano il fiore all'occhiello (assieme al piano rifiuti integrato) del programma elettorale del Maire Nostrum, ed il suo infallibile fiuto da esarca fulgido e illuminato avrebbe di certo guadato e guidato fuor dal limaccioso trogolo impantanato, la corazzata di Bagnolifutura senza colpo (di spingarda) ferir. Poi che fu?

Paiono lontani i sogni neapolitani di rendere Bagnoli novella Goitzsche teutonica (la regione mineraria di oltre 60 km quadrati di miniere di lignite a cielo aperto, riconvertite in laghi e parchi a misura d'uomo): azzerati i vertici del Cda, auto-dimissionatosi il presidente Marrone (vicenda astrusa e poco chiara invero), Bagnolifutura rimane un carrozzone vuoto, da barnum periferico che ha già ingollato 340 milioni d'euro, con previsioni di spesa lievitate in pochi anni come porcini all'ombra del Vesevo; circa l'86 % in più rispetto alle prime ottimistiche previsioni. 31 milioni di euro sarebbero stati impiegati solo per la bonifica, vexata quaestio dal kafkiano andazzo, mentre nel totale sarebbero 259.358.195 euro, i fondi stanziati per il recupero dell' ex area industriale. Gratta e vinci, ma qui a rosicar fortuna ci si rimette tempo, salute e denari.
La “terrazza a mare”, come amava definirla il vicesindaco di Rosetta, Tino Sant'Angelo, è rotonda torta da spartirsi in riva al mare, e la rive guache della Sinistrata pidina a déjeuner sur l'herbe non fu da meno: colmata, bonifica e debiti son cimeli d'un'epoca che a Neapoli si ha per acquisita. Come dire?Archeologia politica et industriale.

Exicipit. La Vuitton Cup, o meglio le poco paludate preregate, porteranno un flusso di circa 38 milioni di euro a veleggiare verso Partenope; le colonne d'Eolo, a corrente alternata, sono flusso interrotto di capitali e credibilità da spendersi tra politica ed affarismo, Palazzi e Potere, tra Murat, Regione e Provincia. Eppure. “L'America's Cup è un mezzo molto importante per definire una volta per tutte la bonifica di Bagnoli”, chiosava il Metre di San Giacomo non molti mesi orsono; certi di maxima buona fede, la visione politica del Giggino è ben mediocre, v'è da dire: è pur vero che il Nostro è Sindaco da poco, e mai si vorrebbe additarlo come correo e responsabile di uno sfacelo che affonda le radici in un ventennio d'immobilismo e maramalderie scialacquatorie di una sinistra da manuale Cencelli nella spartizione di poltrone, incarichi e malaffare. Ma è dato certo che la miopia politica di questa fase murattiana è inescusabile, che la bonifica era da attuarsi in primis, ponendo il focus su Bagnoli per riqualificare gli ettari disastrati e dirottare gli introiti derivanti dalla Coppa America verso un rilancio cittadino a lungo termine. La mediocrità al potere non paga, l'arroganza ed il personalismo son cavalli di Frisia da non cavalcare, dacchè gli ostacoli van aggirati, non caricati a corna basse. Forse il Murat è ancor inebetito dalla frenesia mediatica che lo pervade, da un berlusconismo comunicativo al limite del parossismo narcisistico, dai riflessi catodici dell'esser popular, nonchè populista. Il vezzo da purosangue bizzoso e frusto non paga, e l'esser maschera mediatica non rafforza il messaggio: amministrare è percorso di lustri e costanza, pazienza e discernimento. Tutto quel che manca al Nostro, almeno fino ad ora.

Le aree sono inquinate, Bagnoli sarà interdetta alla kermesse, questo è palese e fuor di dubbio. Bastava ascoltare i peana dell'Assise di palazzo Marigliano e delle associazioni ambientaliste ( e Giggino non concesse loro audienza), che da tempo chiedevano l'analisi dei rischi per Bagnoli, una bonifica seria e programmata e la rimozione della colmata: ma il Leviatano affascina il nostromo, come cetaceo pallido e mortale. A Palazzo han pronto il Piano B; sinistro suono, qual sito carnoso ove palpare a mano tesa: e in effetti stavolta ci vorrà fortuna, per non dir viepiù prosaicamente “culo”. Via Caracciolo o Molo San vincenzo, per le regate a breve giro di boa i nodi son gordiani e da sciogliere al canto di sirena.

Il giro velico in ottantacinque giorni dovrà gettar l'ancora alla fonda, nel Golfo incantato a promenade: il primo nodo da sciogliere è amministrativo, ovvero chi può o debba farsi carico delle nuove opere in essere. Bagnolifutura ha gestito la gara, con le opere in cantiere ed ancora sub judice; l'ipotesi è quella di considerare valida la gara già svoltasi, tenendo per rato e confermato che la Vuitton è assegnata a Bagnoli, salvo migrare per eventi contingenti, scavallando Posillipo e solo per la tornata del 2012. È un' ipotesi che non recide il fil rouge con le ditte appaltatrici per il secondo round del 2013 (che si vuole comunque a Bagnoli, sperando nel viatico del ministero dell'Ambiente) e non dovrebbe (teoricamente) scontentar nessuno. Ma Nessuno accecò il Ciclope monocolo, e Nelson l'ammiraglio, di occhio uno ne aveva in conto...
Oppure no?

martedì 6 dicembre 2011

L'uomo che rubò Gioconda






















Principio novecento, belle epoque di fiere e commerci, artisti a la carte al chat noir, Monmartre e Moulin Rouge; Parigi val bene una festa, e quante per le vie e le buttes, bohemiens alla Toulouse, borghesucci arricchiti e nobilucci spiantati: mesdames et messieurs, bienveniue à Paris! Sola bisboccia, paillettes e sfavillio? Del rovescio v'è medaglia, è cosa nota, vox populi, vox dei. Dei soliti di grazia; prolétaires ed emigranti, sfasulati e senza soldo, a stento un cacio nella tasca, e niente pane. Vincenzo Peruggia, italiano di Dumenza, in quel di Varese, emigrante non per lusso, viepiù necessità, imbianchino e decoratore, è figlio di popolo in cerca di fortuna. O anche meno, che s'avanzi almeno un tozzo di baguette, se non di “cafone” (come pane); e chi il cafone, signori miei? Qui si fa l'Italia, e si muore di fame! Meglio Parigi, val bene una messa scalza, mani grosse cervello fino, sorriso giocondo. Ma che v'è meglio del sorriso di Gioconda, per italiano all'estero emigrante? Monnalisa, sia gentile, un po' per celia, un pò pe' Belpaese, sott'al braccio e così sia. Vincenzo Peruggia è l'uomo che rubò Gioconda, historia d' un “Erostrato” moderno ( costui passò alla storia per singolo gesto, ed avvetato, quale incendio di Tempio artemideo ad Efeso), ladro per orgoglio e appartenenza, italiano che sentiva il peso di costumanza e bandiera: sissignore, Monnalisa, la moglie di Messer Giocondo, in Francia dal principio del secolo XVI, nel fardello di Leonardo, fu di netto staccata dal sepolcro e nicchia parigina, e portato sottobraccio, sottotraccia, di nuovo in Italy. Da Vinci, perdinci, ancora al Belpaese; come biglietto unico di lotteria fasulla, che peschi il numero ed è destino fesso, cavo, e tu sei lì, stolido e imbambolato, a rimirar tagliando; ma non sempre t'accontenti. Vincenzo lavora, in quel di Francia, è “mangiamacaronì” , forestiero, cugin povero d'Oltralpe, deriso, derelitto; e maledetti mangia-rane, mangia-baguette, francofoni con facce da mummie e da museo; ed è il Louvre il vostro stallo! Ma non di Monnalisa; la madonna, deride, sorride, sfruculea, “che ci facciamo ancora qui? “, par che gli dica: e su, Vincenzo, è un delitto laciarla lì. Furto, per la destrezza e precisione: piano semplice e svizzero (inteso da orologio), manolesta ed italico tocco: il 21 agosto del 1911 la Monnalisa s'involava nel pastrano liso e mondo dell'audace Macaronì; e Napoleone è sistemato, la ruberia pareggia il conto, rivalità ristabilità, uno a uno, balùn al centro. E poi che fu? Una sedia al centro, luci e cono d'ombra; in scena, corpo solido e d'un pezzo, Vincenzo è a processo. Firenze, 1913, latitanza, lontananza, per due anni Gioconda transfuga, tutti ai pazzi, Francia in primis, e poi “Tripoli e Italia” (dal nome di pensione dove il nostro fu arrestato, Monnalisa ritrovata): imputato Peruggia, si alzi e ci racconti, che fu, come dove, e perchè mai?
Vostro Onore, che poi è il nostro, onore e vanto degli Italiani, tutti e nessuno, escluso (ma solo un pò) il Peruggia, che si fece un anno e passa al gabbio, tale il pretium da pagare. Audace colpo del solito ignoto che diviene assai noto, e nuota nell'oblio, per emergerne Eroe, oppure “Anti” , eppure chapeau!, e bravo Vincent Leonard, (questo il nick che il nostro adopra). Vicenda umile ed altissima, grottesca, tragicomica: eppure. Eppure l'appartenenza, il richiamo di sangue e radici che ti tira la giacca, anche quando dovresti farti i fatti tuoi, dovresti pensare alla tua di pagnotta, altro che orgoglio e onore, e Patria, e quel che è stato. Lo Stato.
L'uomo che rubò la Gioconda, che gesto aulico, d'arte sublime, come metterci il baffo sopra, e ci fa un baffo il Duchamp, vero Peruggia? Un piccolo segno, uno squarcio, sulla tela del tempo, impronta di riscatto, se non riscossa. E nulla riscosse, a parte qualche anno di galera, ma applausi sì, e medaglie di latta da appuntarsi in bavero. Pacato vezzo d'esser italiano, e se un popolo, il Popolo, esiste, allora Peruggia è anima pura che rappresenta l'Italia geniale, o quel che ne rimane. C'è chi visse d'arte e chi semplicemente la rubò. Per restituirla al suo tempo e al suo Paese.

giovedì 1 dicembre 2011

El Hermano Menor, ovvero "Un Arancione per Due"

















“Voglio che per secoli si continui a discutere di quello che sono stato, di quello che ho pensato, di quello che ho voluto” (C.M. de Talleyrand).


Ab Urbe condita. E cioè succosa, umorale, vaporosa, oleosa historia neapolitana, come fresca 'nzalata de cestunia appriparata sul desco di Partenope, io nevver canto (e me ne vanto?). Venghino siori, venghino, che non di Livio (ne rimase forse livido?), qui è il conto e l'abbrivio, seppur di germani reali, e non romani, qui si favella; e fa vela, velletario, il vello al vento, ed è nocchiero il Piccolino ( di Palinuro?), di palo in frasca, in resta, segue mesto la scia d'un Fratello Grande, Rivoluzione e Stocco, Arancione al tocco; “Claudio trema, la cugiggina è fuggita?” No, no un momento, un memento... Qui si scantona, gli avi s'azzuffano, è confusa-mente, ci si arrovella, affastella, appastella! Che di Napoli è la historia, e il giusto ac-conto di Rivoluzione, oggi come allor, ma l'alloro indi ove posa? Su collo merlettato o su pollo congelato? E questo è il conto, niuno sconto, ed è Commedia, e 'l Duca mio? Dica Duca (oddio il Principe!), di che o di cosa? Il conto, il canto! Ah, è vero, mi rizelo: il conto e il lauto pasto, e gli afrori, e del Forum il grande evento, e di germano il pio lamento, che è mal Comune, quindi mezzo gaudio; ergo, nuntio vobis gaudium magnum (e de che magno, poi?): “Sono Claudio de Magistris e non chiamatemi il Trota”

Che Trota, va bene, col mare di Neapolis non Lega; ma col Maire Partenopeo, s'ammischia e s'accumoglia? Come s'è detto, “Dai nemici mi guardi Iddio, che al fratello ci penso io”. L'Hermano Menor aleggia, nevvero, in quel di Palazzo, novello Talleyrand del Regno di Luigi (dopo il XVI c'è il 17, ih che marina!), è cosa nota; che ti nuoti l'avannotto quando lu guarragiggino (o più de coccio?) è in acque alte, al di fuori di scogliera, è arcano disvelato: un vice-Murat ci dovrà pur essere nell'acquartieramento, mica cotiche, diciam bene?. E allora largo!, tocca in pectore, spadino puntuto e coroncina in resta, al vicesindaco arancione. Sodano? Men che meno (ma è per diletto...o delitto?), al fratellino; ma che sia chiaro, per la vice-consiliatura nulla si percepisce, né vil denaro, nè prebenda, sola bastò virtù. “Prima di essere il fratello del Sindaco, sono un esperto di comunicazione e uno che sin da piccolo ha sviluppato la passione per la musica e per gli eventi. Ora lavoro gratuitamente al fianco del sindaco, occupandomi di organizzazione e della sua segreteria politica”. Appassionato di comunicazione, ne fece mestiere ed il cantagiro è tutto qua. Dove l'inghippo, di grazia?

Annunciazione, Annunciazione! Gabriele (Corrado, l'ex assessore pidino alla qualunque) ti ha dato la buona notizia! “Ma quando de Magistris Claudio va a Palazzo San Giacomo e siede nel gabinetto del sindaco-fratello per chi lavora?”. Domandare e lecito, lievita l'attenzione, e cortesemente s'attende la risposta sulla question: “Dopo la campagna elettorale il partito Italia dei Valori mi ha chiesto se volevo collaborare all’organizzazione del reparto comunicazione nazionale. Ho accettato, sono un cocopro”. E buon cocopro vi faccia! No davvero, cos'è Il Grande Fratello, fardello, friariello? Ma mi faccino il piacere, mi faccino, e la faccia dove la mette? Davanti alla testa, che è al solito posto, cioè sul collo, e ci facciamo il callo, e va bene... ma lei un posto ce l'ha? “Per evitare certe polemiche ho scelto di non essere inserito nello staff anche se la legge non lo impedisce, perché lo staff è per sua natura di carattere fiduciario. Economicamente ci ho rimesso. Sono un volontario”. Fiat voluntas De-Ma!
Collaborare all'organizzazione su scala nacional, e l'Arancione, il Fratello Grande che c'azzecca? Lo fa un po' per celia, un po' per il Sindaco, un po' per l'Idv, in attesa di morir (gratta e vinci, tranquillo)?

Come moscone di Serao, o Vespa aristofanea, il tarlo svolazza a fior di neo; fatta la legge, trovato l'inganno, facciamo la festa al nostro santo: San Giacomo può andare? Il volontariato è regolamentato a livello nazionale da norme al passo di lumaca; la prima delle quali è la Lex 266/1991 (che istituisce i cosiddetti “registri regionali”), cui han fatto seguito un bel D.L. 328/2000 e la riforma costituzionale del 2001 (più casini del Millennium Bug) istitutrice del principio “di sussidiarietà orizzontale”.E torniamo al Volontario: c'è possibilità di salvare il “Soldato Claudio”? O lo abbandoniamo dietro le linee amiche, anzi fin troppo fraterne? Mettiamola così: una figura come quella dell'Hermano Arancino non è facilmente inquadrabile da un punto di vista formale e giuridico.
Nessun norma! In Comune avrebbero dovuto avvalersi di "volontari", truppe regolarmente iscritte nei registri previsti dalla Legge, e regolarmente non retribuite. E sull'assenza di stipendio ci siamo, nevvero? In ogni caso trattasi di volontariato finalizzato alla erogazione di servizi alla comunità (quali assistenza agli anziani, assistenza agli indigenti e via discorrendo), non certo alla collaborazione con le massime autorità cittadine, ancorchè tu li abbia visti fare pupù nel vasino da piccoli.

Abstine, substine. Ma comma se fa se non c'è il cavillo? Quale il cavallo, per il De Magistris Equitum Imperii? Serve una pezza arlecchino, al minimo un canovaccio, val bene financo una mappina. “Il mio Regno per un cavillo!”, con Murat novello Riccardo III, di barda memoria, stracquo e assorto nel meriggio arancionè, eserca circonfuso d'aura giacobina, nonché rivoluzionaire: “Avimme scassate!”, ed invero un po' ha rotto, alfine. Prova il rappezzo l'Assessore al Patrimonio e Personale, il Bernardino Tuccillo: “Lui ha voluto lavorare al Comune come volontario, a titolo gratuito, come collaboratore del Sindaco per questioni legate alla comunicazione e alla cultura, che poi sono il suo mondo, quello nel quale lavora da molti anni. E nel quale, ripeto, è bravo”. Nessun rovello, amletico dubbio, sulla sostanza ad coadiuvandum: “Mihi pinnas inciderant!”, e per caritade, nessuna voglia di tarpar le ali alla colomba, e però...
Però il divieto di svolta sinistra per una Giunta che agevola virtù e trasparenza, è cosa giusta a rimarcarlo; dove la sostanza, dove la virtù? Non si ricorda dunque, d'un germano reale di Bassolino, o nipotina di Rosetta a scarrellare per l'avito Palazzo, no? O forse qui si pecca? No, in questo non v'è pecca, al massimo si picca, qualcuno, di concordanza in dissolvenza: si dissolve forse la “Revolution”, la discordanza col “consociativismo clientelare”, il familismo amorale di piddino andazzo?

“Tengo Famiglia!”. A pensar male, il peccato è in agguato, ma sovente ci s' azzecca; e ci s'inzacchera, in guazzabugli d'azzaccagarbugli per due capponi con una fava; e sale la freva, di temperatura al galoppo, e torna il cavallo, il cavillo, l'asinino raglio. Che non è sia di Buridano: tra il collaborativo volontariato in comune et amorosi intenti, e l'astensione ascetica perchè più opportuna, il Claudio sa dove indirizzare il soma, nonché somaro; “Non chiamatemi il Trota!”. Eppur bordeggia in limine, di sponda, e spande propri panni in Comune tra noi; e non si faccia virgineo volto, stolido e sorpreso, che qui di balocchi non ci si balocca, ma di potere e posizioni. L'esser “Volontario” in Pubblica Amministrazione, non percependo alcuno, come speculum Principis per alveo di potere invaginato, vuol forse significare che non si goda di riflessi e scampoli di poter aggiunto? In Segreteria, al telefono, spendendo il nome, acquisendo concretezza come neuronale ganglio di pubblico legame, seppur privato, perchè di “Volontario” qui cianciamo? Malfidato, belfagor, luciferino; è solo un rovello, pardon, niente di più. Soccorre ancora il buon Tuccillo: “In ogni caso, trattandosi ovviamente di persona di fiducia del Sindaco, valuteremo tutte le ipotesi sul tappeto per come regolare la sua presenza a Palazzo San Giacomo. Fermo restando, ed è bene ribadirlo, che Claudio fa volontariato. E decidendo di lavorare gratis e non credo che la cosa rappresenti un problema per il Comune”. Oh, io credo di sì, invero.

Paradosso. La questione su come normare la permanenza fraterna del Murat è a carico nostro: un rapporto di famigli diventa quaestio giuridica per Comune e cittadini; non abbastasse la “Cugiggina” nell'assessorato sportivo della Tommasielli, giù di regolamento, inchiostro e scartoffie per ammettere che sì, è cosa ben strana, presenza vana (o forse no), di un onnipresente Fratellino, eppure. Eppure che dire se la famiglia rimane legame indicibile, catena infrangibile? Visto che nelle pubbliche amministrazioni volontari non ce ne possono essere, a meno che non siano visitatori autorizzati ad un singolo ingresso, o che abbiano un'autorizzazione anche permanente, ma scritta, per stazionare negli uffici comunali, che s'appripari il sigillo Reale.
Il Regno è mio, e lo gestisco io.

Paradosso Due. E' una bella mattina, ho tanti et numerosi amici in comune. Vado, mi presento, voi già mi conoscete, che dite? “Faccio il volontario, collaboro con voi, allarghiamo la Famiglia Comune! No, no, voi m'offendete, non voglio prebende, spendo solo il nome, niuno problema, o no? Son di fiducia!” E mentre attendo che due robusti e nerboruti omini in camice bianco mi trascinino via di peso, sulle profetiche note di “Andiamo al Regolamento” d'arboriana memoria, farò anche il tempo a gettare il mio straziante lamento, “Non sono il Trotaaa!”, facendo un rapido e fugace saluto al Vicesindaco. No, non Sodano. Quell'altro. Il Volontario.

giovedì 24 novembre 2011

Il Senso Comune ovvero, il Confor-Populismo politicante

















“Il conformista
è uno che di solito sta sempre dalla parte giusta,
il conformista ha tutte le risposte belle chiare dentro la sua testa
è un concentrato di opinioni
che tiene sotto il braccio due o tre quotidiani
e quando ha voglia di pensare pensa per sentito dire
forse da buon opportunista
si adegua senza farci caso e vive nel suo paradiso”. (G. Gaber)

Conforme: Agg. o Prop., “Che si modella su qualcosa; che corrisponde, si accorda con qualcosa” (dizionario della lingua italiana).


Conformisti, esser umani, che s'attagliano all'ovvio dei tempi, quandi i tempi son grami oppur grassi (come il Cinghialone Ferrara, maitre de camp delle falangi armate e cammellate (e siliconate) del Berlusca fu Silvito); vuol consuetudo che se ne discorra, discuta ed argomenti, con ghirba contratta e palese bile verdognola a sobbollir dal labbro, cauto dileggio e congruo o semplice disgusto. Per i conformisti, pedoni irredenti dell'ovvio tracimato in philosophia studium virtutis, non s'usa odiare, né singulti d'animosi intenti vengono espressi in loco, per gli allocchi del gretto e banale florilegio espresso (ed espressivo). Il conformista, conforme e conformato, non pensa mai da solo, e quando lo fa, segue corrente come salmonide controcorrente: segue il verso, è la natura. Naturaliter.
Conformista, come compromesso, viepiù faticoso, tra l'umano sentire (Comune, di grazia) ed il puro, semplice, nulla , bianchicco ed ovattato refegium pensatorum; il che, in qualità di compromesso, nessun sentesi soddisfatto, fuorchè il conformista istesso.

Il Signor Gaberscik direbbe che siam davanti a nuova razza, o vecchia quanto l'im-mondo, d'homo novus in senso letterale, “progressista, al tempo stesso liberista, antirazzista” e pure molto buono, “animalista, non più assistenzialista” , insomma uno che di solito sta sempre dalla parte giusta,
che “s'allena a scivolare dentro il mare della maggioranza”.
Manganelli (Giorgio) in parte ne tesseva elogio, ergo non si dica che i pareri degli eletti sian concordi; come lunatico esergo, incipit sannitico d'un orfano del senso comune (ah, il Comune!), il colpo del Manganelli calava sui letterati conformisti, come “tribù di gentes, pugnaci quanto irregolari milizie di individui anonimi” che però fan massa critica, formano la communis opinio, strambano il boma costrictor nel verso di corrente e mai contro di essa; “vivandieri, il loro posto è attorno ai grandi, così come in un quadro celebrativo di un santo o un eroe, buffoni e cortigiani si stipan lungo la cornice, pronti ad uscirne, in qualsiasi momento”.

E in politica? Quanto conta e premia, e loda e s'imbroda, il conformista? Presupposto ontologico è il premeggiare comunicativamente, mediaticamente, sulla mota immobile della mediocrità autoreferente e referenziale, sul cicaleccio disturbante e malcreato, tendente alla caotica espressività emozionale, e mai razionale. Tale tipo di conformismo è viepiù “urlato”, viaggia per isole comuni, intese sul “senso” immediato, comunica istintualmente e si rivolge ad una società di massa caratterizzata dal predominio socio-mediatico-culturale di strati medi e inferiori metropolitani inseriti in strutture di consumo omologo ed omologante. Il conformismo varia nelle modalità e nel grado di accettazione delle idee ed opinioni prevalenti: i politicanti alla blade runner, replicanti di sottotesti, sottotracce (sottopancia?), monadi impazzite in uno schermo liquido, procedono per scissioni identitarie, per proclami sloganistici e sempliciotti; ed è tutta un'escrescenza di passepartout massmediologici, buoni a scardinare la credenza ancestrale, le false sicumere, a solleticare gli istinti autoconservativi e tribali più profondi, non certo ad innestare un logos comunicativo razionale e cartesiano. Primati della semiologia mediatica. Eppure.

Eppure, premia. Cicerone collocherebbe i conformisti moderni quali retori (e si fa torto ai legulei e parlatori antichi!) “ad animos permovendos” che vogliono dimestichezza con gli ascoltanti, devozione quasi totalizzante alle loro passioni, ai loro pregiudizi, ai capricci ed agli imperativi locali (Lega docet) o globali; vogliono lacrumas, lacerate tuniche e carni straziate a disvelar ferite; financo sventolio d' orfani, se i pargoli son sottomano. Questi novelli Demostene, non proponendosi di docere, vale a dire fornire esaustive informazioni, equilibrate dissertazioni, ma solo movere compulsivamente all'empatia, plasmano la realtà permeante, conformandola alla loro personalistica, utilitaristica, visione comune ed identitaria.

Togliatti ad esempio: il Migliore, costruì un partito ideologico-identitario, che tendeva a dividere i “nostri”, i compagni, dalla linea Maginot, dal vallo nemico; noi di qua, gli “altri”, di là. Tutti più o meno inaffidabili. Scissione identitaria, appunto. Indispensabile al rafforzamento comune, interno, non può però riprodursi troppo a lungo, perché produce fenomeni di tipo autoreferenziale ed entropico, alquanto implosivi. L’eccesso identitario soffre di patologie narcisistiche e paranoiche: I Migliori siamo e saremo soltanto noi. L'autodafè del conformismo politico espresso.

Per citar poi l'Omino della Bassa e le sue genti, i Berluscones anni '80, tettonica e sederonica visione d'un'Italietta scosciata e plastificata, d'un conformismo politico, onirico, ad aziendam provincialotta e bauscia andante; ancora perdurante la lascivia godereccia da pornosoft estetizzante, il Grand Guignol delle Libertà ha come Master of Muppets, il Cavalier Silvio Armstrong Custer Berlusconi; Re di Denari, esarca, monarca, menarca (il pelo sempre in resta, testa, festa, mesta e moggia alfine), plutocrate conforme al detto “la palla è mia (l'ho portata, l' ho comprata) e la gestisco io”, politico della prima ora, perchè quella legale era scoccata per Craxi e socialisti (non soltanto, nevvero) sparsi ed assortiti, il Nostro Calimero trapiantato ha agitato i fantasmi ed i lemuri del suo immaginario ipotricotico per un ventennio (o quasi) e giù di lì. Abbiam conosciuto tutti indistintamente, cavalcando lo sdegno o la pietas mediatica, il monstrum berlusconiano, il Leviatano disturbato ed i suoi spauracchi ginecologici, in una seduta di transfert collettivo-istituzionale durata i fasti e gli s-fasci d'un Mascellone d'antan: e via con un tripudio di “Comunisti, Giudici, Antipolitica, Libertà, Maggiorate, Minori, Bunga-Bunga, Barzellette ed Apicella, il tutto Ad Personam” ; una carnascialata costata debito, spread, dignità in quel d'Europa e di Barack (God Bless Obamerika). Ammèn, la mestìa è finita (forse)!

E all'ombra del Vesevo, signora mia? Giggino Murat è vettore mobile di populismo tres charmant, gradiente funzionale alle sfumature della vox populi, il vellicolo che l'ha sgravato conta sul placido conformismo di un riformismo progressista para-rivoluzionario (Viva Zapata!...O era 'O Zappatore??). E vai col tango (a proposito, signora mia, lo fa il casque, e senza prender il cachet, nemmanco il cascè di Vecchioni?): “No ai partiti personali, bisogna risolvere i problemi della gente” (31-10-2011... la “gente” ha sempre problemi, un cheval de bataille buono per tutte le stagioni); “Voglio ricordare Pasolini, poeta che sapeva stare tra il popolo” (02-11-2011...il Poeta apprezzerà); “No ai licenziamenti facili” (03-11-2011...e come dargli torto?); “Ho sempre dialogato, ma no ai patti con i violenti” (04-11-2011...i violenti sarebbero i Bros che l'hanno contestato, ed un vecchia un po' alterata ha dato un pugnetto sulla carrozzeria della berlina blu: viuleeeenza inaccetabile!); “Non sono entusiasta dei Governi tecnici”(10-11-2011...la Politica, la Politeia, la Polis, va bene pure il Polipo affucato, il Poli-Tecnico mai!); “Segui il tuo corso e lascia dire le genti”( 11-11-2011...cita Dante, passando per Marx ,per giustificare alcune indiscrezioni riguardanti l'assunzione di parenti nel suo staff o in quelli limitrofi: noi i Migliori, gli altri i detrattori, i Nemici); “I giovani serbatoio di cultura inestimabile”(16-11-2011...poveri giovani, son serbatoio più capiente d'una cisterna petrolchimica); “I Maesti son gli studenti” (17-11-2011...e giù altre amenità basilari da corso politicante-comunicativo di primo livello); e tante altre perle rare di saggezza Murattiana a decantare nel calderone ribollente della Revolucion Arancion!
Ma il ragazzo si farà, anche se ha le scarpe strette...l'empireo movimentista attende il suo Re, ergo Giggino calerà feluca, galloni ben in vista, sellato il cavallo, accavallate le idee in nome della razionalità populistica, il Movimento sarà pronto a breve, scalpitando ai box (il pilota testa-arancio sarà como siempre el Nostro). “Italia è Tua”, e guai a chi me la tocca! Indignato con gli Indignados, studente con gli studenti, giovane coi gggiovani; dalla parte degli operai, contro i padroni, per il Sud, per la Piazza, svoltando a sinistra, imbopccando il Movimento, aggirando la ZTL, tornando alla periferia per puntare al Centro del Palazzo, a Roma Capitale (ma almeno il capitone se lo mangia per l'anno venturo?): una sciassa per tutte le stagioni, di rotta e di sgomento, di lotta e di Governo. Murat è l'ultimo della schiera, i conformisti-populisti pullulano e son tra noi. Ha visto anche lui cose che noi umani possiamo solamente immaginare, e guai a chi replica! Ma il replicante chi è?

Il conformarsi ai valori propugnati da una società in un determinato complesso storico-normativo contingente, sovente sul piano politico si può tradurre in un populismo frenetico, una recherche ininterrotta del consenso etero-indotto: l'indivuo, l'homo politicus, raccoglie i borborgmi della civile societas trasmutandoli in segnali decodificati, in istanze politiche; tale è la funzione propositiva della classe istituzionale di riferimento: possono veicolarsi valori positivi, è vero; ma sovente anche dis-valori (le gutturali rimostranze di bassa-Lega sono qui a memento imperituro), antinomie razionali che cozzano col senso comune, con le categorie “giusto” e “sbagliato”.
Sta al politico cauto e misurato cavalcare la Tigre, e non esserne cavalcato.

mercoledì 16 novembre 2011

“Napoli è Tua, l'Italia è Tua, ma è tutto mio” ovvero, Giggino Murat ed il Regno d'Italia
















“Gli uomini fuggono da chi dice sempre le stesse cose. Ma se uno le dice con sufficiente arroganza, da costui si lasciano dominare” (E. Canetti).

Esprit du temps per un popolo italico “in media” Re (Sua Metà d'Arcore par messo alle corde), gramaglie luttuose come sciassa arlecchina a rivestir il tessuto globale di finanza euroscettica ed economia canaglia, il partitismo di massa pare collassato per gravità, verso un centro freddo e buio come buco debitorio (e quanto il botro oscuro imperversa nell'onirico; oppur nell'urologico).
Autre Gouvenement, autre chose, o corsa, e sull'abisso di uno spread du temps che sarà nuova piaga, in luogo di locuste (o preferite vacche magre e la moria, come voi ben sapete?); orsù, lo Zeitgeist teutonico soffia di libeccio, e quivi , in quel di Partenope, il ragù arancio-cremisi si colora su scala Belpaese di nuovo afflato tricolore: sissignore, Giggino Murat, dioscuro bivalve dell'empireo parthénopéen (citofonare Comune, risponde germano), lancia l'asso, nasconde masso, scompagina le carte come vento della Storia: “Dobbiamo esultare per l’uscita di scena definitiva di Berlusconi; allo stesso tempo però non bisogna esultare per la nascita del Governo Monti”. Di grazia, pourquoi pas? “Questo Governo non ha una legittimazione democratica e nasce per assecondare il volere della Borsa, delle banche, della Banca Centrale Europea e di Bruxelles. C’è il serio rischio che la politica scompaia”.

A veder la composizione alchemica d'ampolla, tutti i torti il Maire “scassatutto” non ha; il Monti Python Show, se di lacrime non s'abbevera , né di plasma a sugger via (i conti son sballati e vampireschi), suggella invero la sua genesi alle idi d'un berlusconismo declassato sul piano europeistico e finaziario: screditato, commissariato, il Paese è alla deriva, la barra non è dritta, il motore è imballato, ed il mercato mostra il medio, se non l'indice puntuto. Che è negativo, a dirla tutta. Ma il Gotha-City alto-borghese ed internazionale bat-man concorde, segue sulla bitmap il percorso alatalenante dei bund e dei suoi derivati: pretazzi papalini in odor di liquidità, banchieri alla Passera (non è moda la patonza), bocconiani engagè, il meglio del barnum sulla scena romana, nominato dai mercati a presiedere il consesso, di un Governo spread in resta. E che ci resta, a naso, di democrazia sì asfittica, ma almeno semi-eletta? A proposito, niente Letta? (ad una o due Piazze Affari?). “Dobbiamo cominciare da subito a costruire un’alternativa politica al neoliberismo che Monti rappresenta e che ha fallito”, Giggino dixit. E s'accominci ordunque.

La Rivoluzione paga, e chi scassa insacca il premio; e se prima era Napoli la perla, adesso è italico il diadema: “Napoli è Tua”, ma è cosa mia, si raddoppia nell'andazzo, io non lascio, ti raddoppio, calo l'asso e guarda ccà! Tre son le carte, mesdames e messieurs, nessun trucco, niuno inganno: “C’è una straordinaria partecipazione politica nel paese, un’energia vitale per il paese che non ci possiamo permettere di perdere. L’indignazione che io ho guardato in questi mesi negli occhi deve essere trasformata - come è accaduto a Napoli - in mobilitazione e in partecipazione politica”.
Parole sante, mefistefelico è il rovello: democrazia partecipata, chi era costei? Massa critica, velleità populistiche che il Murat solleticava, in marzial campagna elettorale, d'aprire il Palazzo, scalzando il consociativismo corporativo e spartitico del viceregno bassolinico; d'esser trait d'union, per union d'intenti e partecipazione: poi che fu?

S'era in quel di settembre, il 12 precisamente, in Santa Maria la Nova, rendez vous tra il Murat e la schiera di ex candidati della lista (mia creatura!), “Napoli è Tua”: e che accadde allora? .
“Voglio contribuire a creare un movimento politico organizzato”. Orbene, Giggino, siam pronti, alla pugna, alla prugna, alla macedonia, che non c'è tempo ormai, siamo alla frutta!
“E' da Napoli che deve partire l’ideazione di un nuovo modus operandi per far politica. “Napoli è Tua” potrebbe essere la parte iniziale di un movimento nazionale, ma non sono io che devo decidere. Non sono io il soggetto proponente”. Sì, mio Capitano, My Captain, “Napoli è Tua” c'è, la Base di ex candidati ed attivisti risponde, al tuo fianco, o anche a lato, a latere, all'atto! Presto 'O Documento! E giù di lena, si struttura ex carta il Movimento: fatto Statuto, adopriamoci per una sede, e via, partiamo.
Murat si complimenta, eppure. “Napoli è Tua può far parte di un Movimento politico più amplio, su base nazionale: un movimento che affianchi i partiti nella via del risanamento. Mi muoverò nell’ottica di creare qualcosa di più grande che incida sul territorio nazionale. Il livello successivo è la strutturazione, una sede, entro quindici giorni proporrò la mia idea di Statuto, con struttura snella, portavoce designati ed un consiglio che prenda decisioni rapide”. Contrordine Companeros, Giggino non propone ma decide. Solo sulla tolda, tricorno in testa; solo al comando, nella gran ressa.
E la Base?
E la partecipazione, la democrazia?
E la proposta, i giorni quindici, la sede, la voglia, 'O Movimento??

E Movimento fu. “Napoli è Tua”, alfine?. Il Maire Arancionè se ne catafot, per dirla alla francais: il 17 di settembre Murat incarica i fedelissimi: “Italia è Tua” è 'O Movimento, cosa mia e così sia (e ari-daglie!); si acquista il dominio web, sia avvia il percorso di sintesi movimentista, (a cui partecipa qualcuno dei consiglieri comunali della ex Lista, ma nessuno per la Base), si affina il manifesto d'adesione e valori: “Voglio riproporre il metodo e le dinamiche sociali che hanno portato alla mia elezione a Sindaco, avvenuta soprattutto al di fuori dei partiti”. Vero, sacrosanto. E' stata la società civile a battersi per la sua affermazione, i cittadini attivi ed informati, che hanno invaso le piazze, che non volevano il sepolcro imbiancato, la sola facciata. Né la sola affacciata del Murat su Piazza (Municipio). Così, con nonchalance e vanagloria, a cader da manica, ecco l'asso, ed il lasso tempo. “Entro novembre presenteremo il manifesto politico di un grande movimento che traduca le istanze della democrazia e della partecipazione e...bla..bla..bla”.

Come sbreco su tela, baffo sbeffeggiante sulle sacre immagini della spartitocrazia italica, barattolo di zuppa movimentista messo in bella vista per la nuova vetrina nacional, urlo indignados che fa tanto chic, il nuovo mantra modaiolo della partecipazione dal basso diviene Movimento, “Italia è Tua” in fieri. Fil rouge, o meglio arancionè, per nuovi orditi su scala maggiorata.
“Il laboratorio che immagino io comprende soprattutto i movimenti: i precari, i sindacati e in particolare la Cgil e la Fiom. Certamente non sono molte le personalità in grado di immaginare un percorso simile nel centro-sinistra”. Murat è il solo leader, ricordiamo, “Gli altri al massimo capipartito”. E così, senza colpo ferire, si troverà, nel 2013 (se non prima, dipende dai tecnici al Governo, dai politicanti in Parlamento) al tavolo delle primarie di coalizione, con Vendola, Bersani e Di Pietro a pasteggiare; e il tutto senza aver cassa, senza aver partito, senz aver perizia (a lungo termine); sola, la ghirba ben furbetta, ed un mantra altisonante: “Un movimento che affianchi i partiti sulla via del risanamento, un movimento che non è antipolitica, un movimento che porta la partecipazione del popolo, un movim...”. Colpo al cerchio, rotola la botte, partiti ubriachi e Murat in campagna d'Italie. E il Regno aspetta, al di là dei Monti.

“Ghe pensi mi”. E par di risentire con accento partenopeo, gli echi del Tappo della Bassa, l'homo novus che ondeggia tra gigioneria, (“giggineria”?) e voluttà mediatica a lungo raggio: Giggino è giovane, è ambizioso, è furbescamente guascone ed impaziente. “Italia è Sua”, come lo fu la lista di “Napoli”? Alla Rivoluzione segue sempre un Napoleone, è ormai acclarato; la partecipazione dal basso pare annacquata e loffia (a dispetto di Beni Comuni sulla scia di Porto Alegre, ma ancora ben lontani dalla samba partecipativa brasileira), il decisionismo è fiero ed il petto è amplio, bello tronfio, ed ha spazio per ben altri galloni e medaglie. "A' la guerre comme a' la guerre", e
“Se la guerra non mi annovera tra le sue vittime, tornerò operto di gloria e con la stima di tutti i miei concittadi”. Murat (quello vero) docet.
Oggi come allora.

martedì 15 novembre 2011

Requiem per Nanoleone

“Il vecchio maliardo giaceva alfine al suolo. Il bianchiccio simulacro di quello che era per tutti l’emblema, l’egida stessa del Potere, il Monarca Assoluto, dal mediatico eloquio, palpitava ancora, giù nelle sue pudenda illividite, di viagresco ardore: il grigiore mortifero irrigidiva le membra, assommandosi al rigore cavernoso del suo membro indispettito. Come nel più triviale e boccaccesco conto, il sultano priapesco se n’era andato venendo, satiro caprino e smargiasso: di certo in vita godeva, e financo in morte aveva goduto. Allo sfocato leucore di candele corrose da fiamme danzanti, a raggiera disposte attorno all’alcova, la tronfia albagia del fellone smorto e stramorto, pareva sfumare nel chiarore incipiente che s’affacciava da fuori”. E questo è il conto.

Racconto pop, dell’Elvis della Bassa, fosse dunque conto, sarebbe barocco, satirico e satiresco; e popular quanto abbasta, nonché populista. E lo pagheremmo all’unisono ed in coro. Tutti noi.
Sua Emittenza che lascia il solco, smolla l’aratro e cessa di seminar zizzania e vanagloria nel campo italico e in quello marziale (come epigramma licenzioso) e mediatico. Nanoleone ha abdicato, nella posizione del di-missionario, quella più lasciva, a lui men consona, eppure appagante; un passo indietro, due di lato, mano e cabeza in sincrono, questa è la Gran Macarena del Potere. Teutoniche e serrate avanzano le truppe europeiste, euro-peste, a far le pulci al Nano ed al suo Governo di governicoli, sfuggiti all’oblio per linguacciuto e gracchiante prossenetismo; e vai col tango Sandrino-Bond, lecchino lesto e poeta maledetto (poesucole da incartar lupini, e di gran lena); avanti Brunetta, forza un salto, op-op, la poltrona di Ministro è forse alta? Uno scranno, una spanna, ed è in basso, che s’avanza Belfagor-Ignazio, che chiccheria le Maserati cingolate alla Difesa; e in cielo il ballon soufflè, il Ferrara inghirlandato, tronfio e ciccioso come non mai, che fa, s’invola?; “Ha tentato!”, Grida il Belpietro, e prima che il gallo canti, l’oca diventerà parlamentare, ma chi ha tradito il Mestìa? Desdemona-Carlucci, avrai la tua rovina! Presto, un Frattini Dry, che arsura alla gola! Ma anche accidia, lussuria, ira….e mira, la pira. Arde la fiamma, il contrappasso, Virgilio! No, son fuochi fatui, son le aste dei Bot che s’infiammano, tossiche, vanno in fumo, e presto un estintore, Ser Pelliccia!

Fanfara francofona, si rompon gli indugi, Carlà rompe le acque, e l’inondazione dei mercati di titoli tossici è compiuta. È dramma come allora? Sfiducia del Consesso, 25 luglio? Badoglio come Monti? Insomma uno sbaglio, Napolitèn, sù Vittorio, pardon Giorgio, errore fu…Può uno “Sbadoglio arginare il mare”; di debiti, di interessi, d’asset spauriti, di finanze rincretinite? E’ l’alveo, è pregno, è ottuso: tracima, singulta, s’ammassa, c’ammazza…l’inverno del nostro scontento è qui, e dai Monti che scende la brina, a briglia sciolta, ad annunciar che “L’Italia è fatta”. E il Nano è lì, ancor con le braghe calate? No, pardon, scusate, avi ed evi che s’affastellano, si fa confusione. Che non si parla, quivi, di Risorgimento, al massimo di risollavamento: di morale, di gabbasisi, di borse, indici, spread, spritz, sottomento e minigonne; animo gente, gli zombies politicanti son ancora invitti, in vita, scantonano, scandagliano, scannerizzano, si scannano, per frattaglie di poltrone, brandelli di potere, lacerti di prebende, incarichi, scarichi, e la fogna è appilata, a PIL raso; il bolo starnazza, è contrito, a metà strada: non sale e non scende, ci vuole un rigurgito o un rutto di Bossi, un ratto delle Sabine Began, un ritto sulla tolda, un retto nella bolgia, un dritto a Palazzo. E il Poeta che direbbe? Pasolini non ripete, ahimè. Ma piano col mazzo; chè le chiavi, come quello? Ah, no, e meno male: le chiavi son del regno, dello scrigno, del capitale. E ci resterà, la Capitale, o dovremmo venderla alla Totò, come quel catino di Trevi, o alla Treviri, come Marx e i suoi fratelli, collettivizzando gli utili? Adda venì Barroso! UE, UE, e sono singulti fastidiosi, moniti e vagiti, striduli nella culla: oppure rischiamo la sindrome post-natale, ma ci arriviamo a Natale? Le luci, l’albero…il treno Italia è deragliato, l’ha beccato in pieno. Capo, la stazione è giusta, oppure è solo la prima della Via Crucis?

I mercati son generali, comandano e s’agitano come in borbonica ammuina; comma 22, legge ai pazzi, pizza per tutti e pozzi di greggio a sobbollire nervosi; la mota è in moto, è la somma dei titoli che fa il totale, non il dettaglio, il consumo, la massaia di Voghera, anzi. Tutti a vogare, dal Vomero al vomere, che il popolo è sempre bue, e adesso bua, abulico, mangia; e c’è sempre chi ci mangia, e non lascia avanzi, e non paga il conto, e canta la messa, posa la quaglia, insomma ma che siamo in un film comico? E dov’è il Principe? Ci rimane solo il Menarca, l’omuncolo dalla patonza in testa, trapiantata pure quella, prigioniero del più-sess-meno-stress, di Freud, degli anni ottanta, dell’iconografia tettonica e senza placca, ancora seduto al Drive In, a risentire le vecchie barzellette, a rimirarsi nello specchio, “wilde” e maschio, crine al vento (scollatosi?) da premio, da Premier, di sicuro da Oscar? E ‘o scarrafone è bello, e Mamma Rai ringrazia, svilita, sciupata, illividita e depressa a furia di minzolini notturni, perdendo liquidi e ascolti, perdendo dignità. E le macerie, sempre in conto nostro, Cavaliere?

Frau Merkel e Sarkoz-Igor si danno di gomito, si fregan le gobbe, e “prima-vedere-cammello”, cammelliere, cavaliere, carpentiere (o forse “muratore”, massone piduista al canto di malauGelli?). S’odono spread far festa, e di festa s’apprepara il desco, ahi Serva Italia! E che almeno sparecchi, no? E se non serve, che fine fa il servo sciocco e giullare, il Pulcinella arcoriano? Fu vera, Gloria? E poi Nicole, Deborah, Daniela, Rubacuori (a tacer del portafoglio), Noemi, Naomi, Mara, Mariastella e che Letizia! Le prefìche che plaudono in coro, al capezzale del Potere, ne cullano, come Ciullo (D’Alcamo, of course) i sogni più inverecondi. Sic transit gloria immundi, per tacer del resto. Hai visto mai, a seguir Bettino si facesse la fine del Libico?
Mesdames, Messieurs forse che sia finito il tempo di farlocchi mafiosetti dalla faccia ingiallita e dalle narici bianchicce? Forse che il barnum del potere, il lascivo spettacolo delle minne a cozzare con il machismo blando e femmineo dei cardinaletti, dell'ecclesia aurea e burocratica, del potere imporporato e sotto papalina sia lasso e vacuo, e in perdurante rotta?
Basterà la cura da cavallo, da somaro, Sancho Panza vacante e Don Chisciotte a trotterellare, che il nuovo Governo s’appresterà a dare? Ai posteriori la sentenza, e ce ne servirà di fortuna. Che è cieca, mentre la sfiga…

No, no, Silvio, ho detto sfiga, con la “esse”; che è lunga, e alla lunga, stanca pure quella. A te giammai, caricato a molla; e molla l’osso che le aziende calano, i figli chiamano, pigolano, abbi Fede, che Fedele Confalonieri è già al desco. L’ernia del desco, bravo che un altro po’ ti sbracavi di brutto, perdevi roba, e addio Ruby! L’Ultima Cera. Al Mausoleo di Ardcore.
Il Mestìa è al suo centro. Allarga il sorriso, benedice l'apostolato a sua congrega, alza il calice, cala la sacra ostia: come fossero in pena, come fossero Penati, già crepati, gli apostoli rivolgon lo sguardo a favor di Berlusconi, a favor di telecamera. Fidi e fidati, che cambian la marcia, innestando la retro; e "va' de retro, Silvio! Alla malora! Oste, porta via i resti, che banchettar con carogne non compete!". Quanti ne ha visti passare il Nostro, quanti i sottopancia, i leccaculottes, gli smutandati, smandrappati, lenoni che ha allattato, che ha allevato in questo ventennio. Il Mestìa li conosce, li blandisce, li riconosce a fiuto, qualcuna al tatto, ma son figli ingrati, eppur Lui è generoso. Non li ha mai traditi, li ha solo comprati, son oggetti cari al suo modernariato da museo cerato, oramai. La Sindrome dittatorella colpisce in senescenza, "dai nemici mi guardo io, che dagli amici mi guardi Papà", avrà rimurginato l'Unto e Bisunto dal Signore (Craxi?). L'ultima cera, l'ultima gag, forse, prima di spegnersi lentamente, fulminato come da cavo di corrente: perchè l'Unto è lì, a cincischiare da sempre con parabole ed antenne, ma è vecchio ormai, troppi acciacchi e reumatismi. Non resse il vento, nè i lampi. Un problema maniacale ai lombi, e restò all'antenna, attaccato da scossa fulminante. Assurgendo finalmente nell'Etere Profondo.
Adieu, che la Terra ti sia allieva.

E che dai Monti spunti un’alba migliore, o al minimo decente; che di Tremonti cremisi così non vogliam vederne più.

lunedì 14 novembre 2011

Manifesto dei Valori e della Partecipazione Associativa Movimento Politico “Napoli è Tua Attivisti”














Capo I
Principi e Soggetti del Movimento.

Articolo 1.

1. Napoli è Tua Attivisti e' un Movimento Politico fondato sui diritti fondamentali riconosciuti e garantiti dalla Costituzione della Repubblica Italiana. Pari opportunità, libertà ed uguaglianza, sono riconosciuti a tutti gli aderenti al Movimento.

2. L'adesione al Movimento si completa attraverso la sottoscrizione del presente Manifesto.

3. Napoli è Tua Attivisti si impegna a rimuovere ogni elemento ostativo al raggiungimento della piena democrazia partecipativa all'interno del Movimento, nel pieno rispetto dei principi democratici, e nel solco della partecipazione politica attiva.

4. Napoli è Tua Attivisti non è un Movimento avente fini di lucro. Ha come scopo sociale la promozione e l'implementazione della partecipazione democratica attiva dei suoi aderenti e dei cittadini tutti, attraverso la difesa, la promozione e la tutela dei diritti dei singoli e della collettività. Il Movimento riconosce gli ambiti sociali e le competenze personali di ogni cittadino, favorendo il pieno raggiungimento della parità tra uomini e donne per l'accesso a tutti i livelli della vita partecipativa ed associativa. Fine precipuo di Napoli è Tua è lo sviluppo di una coscienza civica e politica da parte di tutti i cittadini, per l'integrità e la coesione del tessuto sociale, incoraggiando l'impegno politico come progetto teorico e cammino pratico per il miglioramento della società.

5. Napoli e' Tua Attivisti riconosce e rispetta il pluralismo delle idee, la libera circolazione delle stesse, delle opinioni politiche, sociali e culturali entro i limiti previsti dalla Costituzione della Repubblica Italiana.

6. Napoli è Tua Attivisti propone un programma politico unitario di indirizzo e gestione della Cosa Pubblica, impegnandosi a realizzarlo in ogni suo aspetto, collaborando con le istituzioni politiche ed amministrative presenti sul territorio, le associazioni e gli ordini professionali e di categoria, i movimenti civici, nel solco della massima implementazione e scambio di informazioni e progettualità.


Articolo 2.
Partecipazione al Movimento.

1. Napoli è Tua Attivisti è aperta alla partecipazione di coloro i quali ne sottoscrivano il Manifesto Associativo e si riconoscano nei Valori in esso espressi.

2. Napoli è Tua Attivisti riconosce agli aderenti il diritto di:
a) partecipare alla scelta dell'indirizzo politico del Movimento ed alla sua attuazione;
b) eleggere eventuali cariche associative;
c) partecipare alle Assemblee Politiche del Movimento.
d) avanzare la propria candidatura a ricoprire eventuali incarichi per il Movimento;
e) proporre, commentare e votare progetti ed iniziative di Napoli è Tua Attivisti;
f) avere sedi permanenti di confronto, costruzione e sintesi politica;
g) essere informarti compiutamente e dettagliatamente delle attività associative, ai fini di una partecipazione effettiva alla vita del Movimento.

3. Napoli è Tua Attivisti prevede da parte degli aderenti, il dovere di:
a) partecipare attivamente alla vita democratica del Movimento;
b) favorire l'ampliamento dei consensi verso Napoli è Tua negli ambienti sociali di riferimento;
d) rispettare coerentemente il Manifesto dei Valori e le regole interne del Movimento.
e) contribuire al finanziamento delle eventuali iniziative politiche e sociali del Movimento.
4. L'adesione al Movimento è aperta a coloro i quali abbiano compiuto il diciottesimo annon d'età. L'adesione è individuale ed è cumulabile con l'iscrizione ad associazioni e movimenti politici ulteriori, purchè non in contrasto con le finalità, gli scopi ed i principi di Napoli è Tua Attivisti.

Articolo 3. Organi del Movimento.
1. L'Assemblea degli aderenti è l'unico organo decisionale del Movimento. Essa delibera a maggioranza assoluta. In caso di parità, le operazioni di voto si ripeteranno per una volta soltanto. In caso ancora negativo, la decisione assembleare non verrà adottata.

2. Le sedute delle Assemblee degli aderenti sono riassunte in un verbale apposito redatto dal Segretario e sottoscritto dal Presidente della singola Assemblea. Il Presidente è deputato ad aprire e chiudere l'Assemblea, moderare gli interventi nel rispetto dell'ordine del giorno, controllare le votazioni e le delibere. Il contenuto del verbale, le deliberazioni, le rendicontazioni e le decisioni sono pubblicate integralmente o per estratto sul sito internet di Napoli è Tua Attivisti e sulla pagina di Facebook attinente.

3. Per l'espletamento di incarichi o perizie tecniche possono costituirsi appositi Gruppi Tecnici interni al Movimento. Tali articolazioni sono suddivise per materia ed attribuzioni corispondenti. Non costituiscono un numero chiuso.

4. I Gruppi Tecnici elaborano sintesi documentale di progetti, proposte, idee, a contenuto tecnico-normativo, da sottoporre all'Assemblea degli aderenti.

5. L'Assemblea controlla, supervisiona e coordina l'attività dei singoli Gruppi Tecnici.
6. IL Movimento si propone di instaurare un contatto continuo col territorio cittadino, attraverso il lavoro degli attivisti nei territori stessi, eventualmente coordinando singoli gruppi su base municipale.




CAPO II

Manifesto dei Valori e Diffusione del Movimento.


Articolo 1.
Principi generali.

1. Non possono in alcun modo aderire al Movimento Napoli è Tua Attivisti, coloro i quali non sottoscrivano il presente Manifesto dei Valori.

2. Napoli è Tua Attivisti si prefigge, come fine etico e politico, la promozione democratica e attiva, a tutti i livelli associativi ed istituzionali, dei principi di libertà, uguaglianza, parità e rispetto tra tutti i cittadini. Lo sviluppo e la promozione di norme di legge, morali, etiche attinenti all'effettiva democratizzazione del tessuto sociale, sono lo scopo ultimo che Napoli è Tua Attivisti intende perseguire.

Articolo 2.
Manifesto dei Valori.

1. Napoli è Tua Attivisti è una libera associazione di cittadini che si impegna a combattere l'indifferenza civica, l'oscurantismo legale, etico e morale che abbrutisce le coscienze, rende abulico il pensiero, spegne il fuoco ardente dell'indignazione. L'indifferenza politica è una non-scelta, avviene perché i cittadini abdicano e rinunciano all'espressione partecipativa, ad esercitare quel controllo democratico sulle istituzioni e sugli organi che ne assumono il controllo, sovente abusando del potere politico ed esecutivo di cui sono investiti a nome della maggioranza. Napoli è Tua è tessuto collettivo, Movimento di idee, idee in movimento, rete di persone che rifiutano l'indifferenza, operando in nome di un principio comune di partecipazione attiva e sinergica. Perché democrazia è partecipazione. Al tal fine Napoli è Tua Attivisti promuove i diritti e doveri dei singoli e della collettività, s'impegna affinchè i principi e le norme della Costituzione Italiana non rimangano vuoto simulacro, ponendosi come interlocutore per tutti coloro che vogliano contribuire ad un reale ed effettivo cambiamento del modo di interessarsi e gestire la "Res Publica".

2. Napoli è Tua Attivisti ha natura indipendente ed autonoma. È aconfessionale, senza fini di lucro ed è fondata su principi di democrazia diretta, trasparenza, tolleranza, solidarietà e convivenza. Assimila e promuove i valori dell'antifascismo, ed è contro la guerra come mezzo d'offesa all'autodeterminazione ed autonomia dei popoli. E' attenta a tutte le nuove forme di intolleranza, razzismo, discriminazione ed autoritarismo, restituendo al cittadino la centralità nel tessuto sociale in cui agisce e svolge la sua vita.

3. Napoli è Tua Attivisti promuove una politica attiva che riduca gli sprechi in tutti gli ambiti pubblici, che contrasti le connivenze tra pubblica utilità e privato interesse, il vampirismo clientelare, e che sia volta alla diminuzione progressiva dei costi abnormi del sistema politico. A tal fine intende vincolare eventuali contributi o rimborsi elettorali a scopi e fini di pubblica utilità ed interesse collettivo, nel segno della massima trasparenza di gestione.

4. Napoli è Tua Attivisti riconosce al cittadino il pieno diritto di esplicare attitudini, competenze, valori, impegno, attraverso il lavoro, inteso come mezzo di sussistenza materiale e morale per la ricerca della piena stabilità personale, familiare e sociale. Lavoro come diritto da pretendere e non privilegio da richiedere, nel solco delle previsioni costituzionali e contro ogni forma di indiscriminato utilizzo del lavoratore, rispettando il principio della giusta ed equa retribuzione, contrastando le politiche lavorative che assimilano la persona a mera forza lavoro da sfruttare e che ne umiliano e degradano le competenze e le individualità.

5. Napoli è Tua Attivisti promuove attività di confronto, studio, ricerca, formazione, informazione su problematiche afferenti l'ambiente e le politiche di bonifica territoriali, il ciclo integrato dei rifiuti, dalla differenziazione dei materiali di scarto, risulta et similia, fino al loro completo riciclo e riutilizzo. Promuove modalità di partecipazione alla vita socio-politico-economica dei cittadini, inerenti alla gestione ed erogazione dei servizi pubblici, all'organizzazione funzionale delle risorse territoriali, ai problemi di mobilità e trasporto di persone, cose, combustibili ed energie, all'analisi dell'influenza sociale delle lobbies politico/economiche, al risparmio delle risorse e allo sviluppo d'una sensibilità ambientale ed a basso impatto ecologico, alla sicurezza e salute dei cittadini, alla prevenzione e tutela della sanità pubblica, alla solidarietà tra persone, alla pacifica convivenza di culture e tradizioni differenti, nel solco dei principi democratici garantiti dall'Ordinamento e dalla Costituzione della Repubblica.

6. Il Movimento favorisce le forme di democrazia diretta, tutte quelle iniziative che prevedono la possibilità di intervenire direttamente nelle decisioni dei rappresentanti eletti e dei dipendenti impiegati nelle aziende e negli organismi della pubblica amministrazione. Compito del Movimento è stimolare gli enti locali, le aziende, le associazioni, i cittadini a migliorare i servizi pubblici, le infrastrutture e l'equa ridistribuzione ed utilizzo delle risorse pubbliche impiegate. Stimolare altresì gli enti locali e le amministrazioni competenti alla massima trasparenza nelle scelte effettuate e negli obiettivi perseguiti e da perseguire, attraverso un maggior dialogo costruttivo con i singoli cittadini e le varie forme di rappresentanza sociale, quali associazioni, comitati, gruppi, eccettera.

7. Napoli è Tua Attivisti avvierà una piattaforma mediatica permanente sulla rete Internet, attraverso pubblicazioni periodiche on line di filmati, documenti, notizie, materiale multimediale di matrice politico-economico-culturale. L'utilizzo della piattaforma mediatica e delle risorse disponibili su Internet permette una maggiore integrazione tra le finalità ed i valori che il Movimento persegue, e la partecipazione attiva dei cittadini alla vita interna e alle attività pubbliche dell'associazione.
8. Napoli è Tua può, nel pieno rispetto delle norme e delle finalità del predetto Statuto, svolgere ogni ulteriore attività lecita e conforme, complementare, strumentale e sussidiaria per il raggiungimento dell'oggetto associativo, anche attraverso attività di natura commerciale in conformità con le leggi vigenti e nei limiti consentiti dal D.Lgs. 4 dicembre 1997 n. 460 e successive modifiche ed integrazioni.

11. Gli incarichi elettivi, nominali e tecnici di Napoli è Tua Attivisti sono esercitati a titolo gratuito e nessuna indennità o retribuzione è dovuta per l'espletamento degli stessi.


Articolo 3.
Promozione del Movimento.

1. Napoli è Tua Attivisti promuove attività politiche e culturali per la diffusione e lo sviluppo di una partecipazione democratica e diretta alla vita del Movimento e dell'intera collettività. A tale scopo Napoli è Tua Attivisti stabilisce relazioni e rapporti di collaborazione con Associazioni, Fondazioni, Movimenti, Centri di Ricerca ed Istituzioni Pubbliche.

2. La partecipazione a tavole rotonde, forum tematici, incontri, covegni, attività sul territorio, manifestazioni è aperta a tutti i cittadini che si riconoscano nelle finalità politiche e culturali che il Movimento promuove attivamente.

3. La libertà ed il pluralismo associativo sono garantiti secondo le norme costituzionali. Napoli è Tua Attivisti riconosce i movimenti, le istituzioni, le associazioni e fondazioni quali strumenti per la divulgazione del sapere, libero ed accessibile a tutti, per l'elaborazione di una piattaforma politico-programmatica condivisa e collettiva.

venerdì 11 novembre 2011

Dramma di Regime















Berluschello con Desdemonella Carlucci, alla Camera.


"Non mi dimetto! Giammai! A me li traditori!"
Berluschello, Atto, I oscena qualunque.
Il Moro c'è, ed piccoletto; praticamente un moretto.
E c'è il fido, infido, Jago-Letta, ed il tradimento ordito.
Ha scoperto l'andazzo osceno, la Desdemonella Carlucci l’ha tradito.
Chi? Chi il marrano? Con Pierferdy Cassio-Casini.
Il fido, infido, braccio armato, luogotenente prediletto, ma Berluschello l’aveva cacciato, tacciato d'infamia, dopo il duello con Roderfranco Finigo.
Ma l'alveo è ancor materno, orsù torna Cassio-Casini!
Anche lei, Desdemonella Carlucci, prega e spanteca, ma nulla.
Jago-Letta si finge amico, "niuna vendetta, Messere!", ma in realtà spiana il cammino agli occhi verdi di gelosia: che vada nella Camera, che lavi l'onta, per affondarla.
Berluschello geme, spread nei suoi occhi, la vede alfine; guarda e scruta, alfin la prova; tra le mani giunte, il grave e turpe tradimento: un vessillo scudocrociato!
"DC..dicci o donna, maliarda e spergiura! Tu il mio cuore di pietra, aggravi. Quale disdetta, che vedo...il fazzoletto!"
E Desdemonella Carlucci soccombe: "Io a Berluschello diedi il mio cuore. Muoio di una morte crudele, senza colpa".
Cala il sipario sulle nostre miserie.
Ah, ma il marrano, l'altro.. Alfano!?
Che parte, per Alfano, nel dramma di Berluschello?
Nulla, come sempre.
Al massimo sta a cuccia, novello Pdl.

martedì 8 novembre 2011

Ricetta per un ribaltone coi fiocchi


Prendete un Premier bollito e ben pelato; aggiungete un pizzico di spread ai crauti; una manciata di maneggioni, con una spruzzata di grana padana; un'opposizione rosè light e vellutata; un contorno di patate già depilate; mezzo vasetto di vaselina; un cucchiaio di burro, qualora non bastasse la vaselina; un chilo di paccheri alla Napolitano; mezza cipolla per la commozione. Aggiungete mezzo bicchiere di Grecia di in tufo (acrobatico), fate scaldare a fuoco vivo sulla carne dei contribuenti e spalmate i crostini di Belpaese filante. Servite in tavola agli amici degli amici e fate una grande abbuffata. Per dessert una cascata di approfitteroles dell'ultima ora. Buon pro magnaccia, e ricordate che Lavitola è bela. Basta avere l'umbrela. Quello di Altan, per capirci.