lunedì 10 novembre 2008

Il Racconto del Mese Neapolitano

Il "Cihuavo"

- Uè! Uè…aiuto! No, no, fermate l’ autobus…fermate ‘o pullmàn!
- Signò ma che è successo?
- Fermate, fermate tutto…m’ hanno arrubbato ‘o cane!
- Signò, comme ‘o cane? Non è possibile…ma com’ era stu cane? Aspettate signò, sta venendo l’ autista…
- Né, ma che sta succedendo qua? Ho dovuto fermare l’ autobus per tutto il casino che state facendo…ma che cavolo è successo?
- Signor autista, qua è successo un guaio! Quello Coccolino…è sparito!
- Signora mia, ma vuie overo state facenno? Che stavate sul pullman col detersivo…che è un ammorbidente? Ma poi chi ve lo rubava un bottiglione di detersivo? Vabbè che la gente è sporca…ma mi sembra troppo…
- No, no, ma che avete capito? Coccolino è il nome del cane…piccolo…tanto bellino…un ciuavo…
- Un cichè?
- Comme, signor conduttore, aggio capito – intervenne una vecchia con gli occhiali – chillo è nu cane piccerillo…nu canillo…col muso schiacciato, le orecchie grandi e la coda all’ insù…povera bestia…chissà chi se l’ è arrubbato!
- No, signora – rispose la padrona – no…e vi state sbagliando…quello il cane ha il musetto appuntito, le orecchie poi sono sottili…piccole…so’ due orecchiette…
- Eh, ‘e facimme ch ‘e vruoccole! No, signò qua le cose non vanno – precisò l’ autista – qua la legge è chiara: voi non potete salire con un animale sul pullman, a meno che lo stesso non sia custodito in un’ apposita gabbietta…voi le regole dovete rispettarle…
- Ma chill’ è nu canillo! Che male po’ ffà?
Un signore alto e con un cappellaccio calato in testa si avvicinò al gruppetto, prendendo la parola.
- Eh…non vi credete…quelli i cani più piccoli sono e più so fetenti! Io tenevo un volpino, com’ era carino…ma poi lo chiamavi…Fischio…Fischio…
- Scusate, ma un nome stu cane non lo teneva? Lo chiamavate col fischio?
- Comme…sì…Fischio…ma no che lo chiamavo…fiiiuù…col fischio…quello Fischio era il nome del cane…Comunque, io lo chiamavo, no? E quello me muzzecava!
- Azzo! E meno male che ‘o cane era vostro…- aggiunse la padrona del “ ciuavo”- No, no…quello Coccolino è sempre buono, mica mozzica! No, e poi quando sta sul pullman si addormenta sempre…quello se non sta in braccio a me piange…
- Signò ma stu cane è peggio ‘e nu criature: s’ addome int’ ‘o pullmàn, chiagne e se perde pure! Ih, che marina!
- Signor conduttore – era di nuovo la vecchia occhialuta – ma siete un caino, quella la signora sta disperata…l’ amm’ aiutà a truvà ‘o canillo!
- Signò, n’ ata vota?…Non sono conduttore, mica so’ Pippo Baudo…io sono il conducente, non il conduttore!
- Eh…conduttore, conducente…sempre ‘na cosa purtate! – chiosò divertita l’ anziana donna.
Intanto la proprietaria della bestiola cominciava a disperarsi.
- Coccolino…dove sta? Coccolino…Coccolino…e mò come faccio? – singhiozzava la donna.
- Signora, non vi preoccupate che il cane lo troviamo…
- Chille, oì…so’ tutte mariule, primma s’ arrobbano ‘e borze…mò se piglieno pure ‘e cane! Sti fetienti…in galera tutti quanti! – s’infervorò l’ uomo col cappello.
- Vabbuò, mò l’ autobus è fermo - disse l’autista - tanto vale che sto cagnolino lo cerchiamo tutti…non vi preoccupate signora, non se l’ è preso nessuno – e poi, a voce bassa - tanto nun s’ è capito manco che razza di cane è…
- Signò, ma è un volpino come lo tenevo io…bianco e incazzuso?
- No, no quello è razza ciuavo…scuro scuro…
- Ma il pelo come ce l’ ha?
- Ma…in verità quello Coccolino non tiene il pelo lungo…diciamo che è mezzo spelacchiato…
- Eh, forse lo dovevate lavare a mano..’a lavatrice s’ ha zucato ‘o pelo…
Ma non ci fu il tempo di aggiungere altro, dato che un forte urlo interruppe le ricerche.
- Ah, ‘na zoccola!
Una signora grassa, visibilmente spaventata se ne stava in piedi sul sediolino – Aiuto! Cacciate ‘a zoccola…sta cà sotto, oì…aiuto!
Il conducente, compresa la situazione, cercava di calmare la cicciona, che isterica saltellava aggrappata al corrimano.
- No, signora, non vi preoccupate quello è un cane…state tranquilla…
- Coccolino, Coccolino…bello di mamma tua…smack!, smack!…bello, bello – urlava la padrona, mentre il cane, che adesso si capiva essere un cihuaua, atterrito vieppiù dal trambusto improvviso, tremava tutto, cercando di divincolarsi dalla stretta.
- Vedete signora – continuò l’ uomo, accomodante – è il cagnolino della signora…adesso potete scendere, mò vi do una mano…
- Eh, chille l’ elefante s’è mise appaura d’ ‘o surecillo! – aggiunse serafica l’ immancabile vecchietta.
- Vabbè, adesso possiamo andare? – chiese l’ autista a voce alta – tanto la bestiola l’
abbiamo trovata…qualcun’ altro ha perso altre cose? No? E allora andiamo…
Fece per rimettersi alla guida del mezzo, quando…
- Uh, Maronna mia, ‘o portafoglio!
- Chi t’ è bbive…

Il vociare ricominciò. L’ uomo al volante stava per sbottare infastidito, quando gettò uno sguardo oltre il parabrezza: il sole era ormai alto nell’ azzurro senza nuvole.
Per un attimo il tempo sospese il suo fluire. Sorrise. In fondo perché incazzarsi?
Era solo un altro giorno di ordinaria follia per le strade di Napoli.

giovedì 6 novembre 2008

Obama e Silviuccio:

Da un cartello esposto a Napoli, davanti l'ambasciata Americana:
"Se Berlusconi fosse nero, sarebbe il piccolo Arnold!"
Diavoli di Napoletani...

Uolter e Obama:

Uolter Veltroni si congratula con Obama:"Il Pd è con lui!Un nero alla Casa Bianca è un miracolo!"
Secca la smentita di Obama: "Grazie, ma è poca cosa. Il vero miracolo sarebbe lui a Palazzo Chigi!"

Pensierino Stupendo:

"Licio Gelli su Odeon Tv al posto di Biscardi".
"L'evoluzione della specie".

mercoledì 5 novembre 2008

Il Paese dei Bacucchi, Re Berlusmida e la sua Corte dei Miracolati

Si diceva del nostro Unto e Bisunto dal Signore e del suo passato poco chiaro, per non dire sinistramente oscuro, delle sue "amicizie pericolose", nonchè della sua affiliazione alla Lista di Nonno Gelli, il Venerabile mascherato, che lo accolse a braccia aperte con numero di tessera 1816. Il Signor B2 non si è fatto mancare mai nulla, diciamolo: dalla spregiudicata "liaison d'amour" con il caro Bettino, altro pelatone di vecchio corso, politico capace e spregiudicato, che nel 1984 gli parò il sederino (che si distingue dalla testa perchè non ha peli trapiantati) con il decreto codiddetto "salva-Berlusca" (Re Silvio ci ha preso la mano poi...), passando per i rapporti mafiosi dell'amico-degli-amici Dell'Utri e finendo alla fondazione di un partito-azienda più o meno politico che, guarda caso prende spunto da un documento ritrovato nel doppio fondo di una valigetta della figlia di (Au)Gelli-del malaugurio nei primi anni ottanta, il "Piano di Rinascita Democratica". E cosa diceva questo fondamentale testo ri-costituente (il vecchietto ci ha sempre tenuto alla salute, la sua e degli amichetti suoi), che di democratico aveva solo il nomignolo? Vediamolo in tutto il suo splendore. Il Piduista mai morto e sempre risorto, prevedeva già nel 1981, la nascita di due aggregazioni partitiche pari ed "antitetiche": il termine mi fa sbellicare, perchè Destra e Sinistra in Italia si danno la mano e passeggiano serene verso il tramonto (dell'Italia, of course)da almeno una ventina d'anni. Comunque, Gelli profetizzava, Silvio prendeva appunti. Per il "Piano" dovevano esserci due partiti, "l'uno, sulla sinistra (a cavallo fra gli allora esistenti PSI-PSDI-PRI-Liberali di sinistra e DC di sinistra), e l'altro sulla destra (tra DC più destroide, liberali e MSI)" per snellire il panorama dei partiti politici nel Bel Paese. Che coincidenza, direbbe qualcuno. Che culo, aggiungerei io! Dopo circa trenta e luuunghi anni, questi partiti indovinate un pò in chi si sono reincarnati? Mi vengono in mente solo due possibili destinatari delle profezie gelliane (dal Vangelo secondo Licio, paragrafo Publitalia 80, versetto P2): PDL e PD-meno-elle come dice il buon Grillo. Ed il tarlo del sospetto pare trovare forza e ristoro nella (s)convergente realtà che il leader del primo partito di cialtroni menzogneri, il Dott.Cav.On.Pres.Grand.Figl.Aricrisnalibabà Silvio Berlusconi, era stranamente iscritto alla P2, nonchè nella palese presenza di diversi piduisti in entrambe le formazioni pseudo-politiche.
Altro punto fondamentale del palinsesto (o palingenesi) piduista, vero pallino del Maestro Unico Licio, era controllo dei media e di tutti i mezzi di (dis)informazione: si auspicava il controllo pressochè totale dei quotidiani e dei periodici cartacei, nonchè la liberalizzazione perenne, sine die, delle emittenti televisive (in quegli anni della Milano da-bere-e-da-ruttare la trasmissione era prevista solo a livello puramente regionale), influenzando l'opinione pubblica col virus di una dittatura del pensiero strisciante (non a caso, il simbolo di Mediaset per anni è stato il Biscione): cosa che allo Streptococco Nano di Arcore è riuscita benissimo, il Nostro adesso controlla quasi del tutto sei reti televisve su sette, ed è riuscito ad affossare la RAI più di quanto non ci fossero riuscito DC e PSI prima di lui. Polvere (Rai)Eri e polvere diventeRAI! Prima che la Loggia di beati furfantelli venisse scoperta (Pertini come sempre enfatizzando la definì "banda di delinquenti", che esagerazione!), questo aspetto del piano (rialzato, da quando alla P2 era giunto il tappetto) s'era già realizzato con il pieno controllo dei quotidiani nazionali e l'acquisizione di Telemilano 58, che noi sprovveduti conosciamo adesso col nome di Canale 5 (ah, Silviuccio mio!). Ma Mr. Miconsenta ha addirittura migliorato il progettino iniziale, superando di gran lunga il Gran Maestro: le reti sue, "di sè medesimo proprio", sono tre, poi le sue manine sante si sono allungate anche su quelle nostre, nazionali, perchè pagate da tutti col canone (ma vista la qualità dei programmi che quotidianamente passa il convento, sarebbe meglio il cannone, per spararsi o per stordirsi, scegliete voi). E poi, banche, assicurazioni, fondazioni, squadre di calcio, società cinematografiche, dove mette le manine, ecco che arrivano i quattrini! E' proprio un Re Mida, raglio asinino incluso, non c'è che dire. (Continua...)

martedì 4 novembre 2008

Berlusconi e il Milan:

"Berlusconi vuole Beckam per tre mesi"
"E' il tempo che occorre per pulire la sua villa di Arcore..."

Pensierino Anti-nano III: Il Bordello dei Ministri

Berlusconi avverte il suo Consiglio dei Ministri: "Colleghi, il momento è duro, bisogna stringere i denti..."
La Carfagna: "Sì, Silvio siamo con te!"
Berlusconi: "Mara, ovviamente la cosa non riguarda te!"

lunedì 3 novembre 2008

Pensierino Anti-nano II:

Messo in commercio il francobollo di Berlusconi: si teme che Emilio Fede lo lecchi dalla parte sbagliata.

Il Paese dei Bacucchi, ovvero Berlusconi Superstar

Il sistema Paese sta fallendo. O forse è fallito da tempo, ci stiamo affannando a rianimare un cadavere che ha reso l'anima al Padreterno da almeno due decenni, se non di più, e manco ce ne siamo accorti. Portiamo ossigeno, invece dei fiori. Il problema dell'Italia non è riducibile e riconducibile alla sola presenza (onnipresesenza, meglio dire)dell'omino nero di Arcore. Ci mancherebbe, il nano da giardino piduista non è il solo responsabile del decadimento politico, sociale ed economico che questo Paese sta vivendo. Re Silvio è un alunno diligente, bisogna dirlo, ce la sta mettendo tutta per smantellare la Costituzione, ma anche lui ha avuto i suoi maestri. Anzi, il "Maestro", unico anche lui (a proposito, avviso a Mary-Star, il dado da cola-brodo della Pubblica D-istruzione: Gelmini, tranquilla mi occuperò anche di te). Per un attimo voglio però allargare il discorso alla Penisola, tralasciando i singoli problemi di inefficienza e gestione politico-clientelare-camorristica della cosa pubblica qui, nella nostra Campania Infelix, la Terra dove i fuochi non si spengono mai (nella notte, l'immondizia continua ad ardere, manco fosse la pira di di Priamo!). Come siamo giunti a questo? Da dove partire, in quale momento è iniziata la china-martiny dscendente? Partiamo da un anno, il 1981, e da un nome, quello di un allora sconosciuto (almeno agli onesti italiani) Licio Gelli, detto il "Venerabile". Uomo chiave il nostro: Gelli è un imprenditore spregiudicato, un massone fascistoide pronto a tutto pur di attivare il suo piano massonico di controllo dei poteri forti in Italia. Ma andiamo con ordine. L'avventura (dis)umana di Gelli inizia ad avere un senso quando il nostro Venerabile entra in contatto con gli ambienti massonici del dopoguerra. La loggia "Propaganda", affonda le sue radici nell' Italia post-risorgimentale: fa parte della Gran Loggia d'Oriente, mega associazione segreta che riunisce personalità influenti in vari ambiti politico-finanziari. Nel 1893 questa loggia Propaganda fu coinvolta nel primo vero scandalo italiano dall'Unificazione del Paese( sull'unificazione ci sarebbe da dire molto, io parlerei di annessione forzata e militare): lo scandalo della Banca Romana, che permise di rilevare come molti banchieri italiani finanziassero esponenti politici di rango, come Giolitti e Crispi, ed emettessero moneta nuova in circolo senza preventiva autorizzazzione, per coprire ammanchi colossali nei bilanci. Molti dei personaggi coinvolti risultarono legati alla loggia Propaganda. In seguito allo scandalo, questa venne ridimensionata e marginalizzata, ma come tante belle cose del nostro Paese, non scomparve del tutto, ci mancherebbe: corsi e ricorsi storici, il caro Vico aveva colto il segno dei tempi! Nel primo dopoguerra, ecco che ricompare, schierandosi subito dalla parte del virile Mussolini dalla lucida e volitiva pelata. Questo fino al momento in cui il caro Nonno Benito, Cavaliere anch'egli (poveri noi, non abiamo fortuna con i cavalieri, magari è il titolo a portare male) non decide che di movimenti eversivi ed antidemocratici ce ne sono troppi in giro, basta e avanza il suo. E così il simpatico fascistone, il dittatore che mandava gli oppositori in "vacanza", come ha sostenuto il suo epigono pelato-trapiantato (ah, come cambiano i tempi, almeno Mussolini non arrivò a mettersi il parrucchino, seppure di vigogna!) stronca la Loggia con il suo piglio deciso e mascolino che tante donne aveva conquistato (anche Re Silvio a donne non scherza, Viagra docet). Ma la Loggia ha mille vite e dopo la caduta del Fascio-che-si sfascia, eccola tornare in auge, ed è qui che entra in scena il nostro vero eroe, Gelli il Venerabile, il supereroe che tutti vorrebbero, padre costituente occulto dei nostri anni peggiori. Gli anni d'oro del Venerabile sono quelli a cavallo tra la seconda metà dei Settanta e i primi anni Ottanta: in quel periodo temporale la "P2" (cioè Propaganda Due, la vendetta) è una loggia come tante altre, ma Gelli attua un golpe all'interno della massoneria! Un genio, non c'è che dire, un colpo di stato occulto, all'interno di una associazione già occulta di suo: ma al nostro non basta il controllo della setta, lui vuole attuare un piano globale, nazionale, per il controllo delle leve del potere in Italia. Il progettino,tanto caro anche al nostro Nano di Arcore, con tanto di firma e copyright, ha anche un nome: "Piano di Rinascita Democratica", ma che di democratico non ha neanche un capello (ecco perchè Silviuccio ci tiene tanto!). Lo vedremo in dettaglio, e credetemi, Berlusconi dovrebbe pagare i diritti d'autore al vecchio Gelli, fossi in lui gli farei causa... (continua, sintonizzatevi).

domenica 2 novembre 2008

Il libro del mese: Leggere, perchè no?

Voglio per un attimo parlare di un libro che ho letto da poco, il Paese della Cuccagna della nostra ava-come-lava Matilde Serao. Una parentesi letteraria che spero di ripetere almeno una volta al mese. Perchè anche un libro graffia la mente, parola di Graffio.
I “demoni” di donna Matilde.
Matilde Serao era una donna moderna: giornalista, scrittrice, mente feconda e sguardo caustico sulle miserie del mondo, siano esse morali o materiali. I suoi “demoni”, lemuri impalpabili eppure dannatamente terreni, la tormentavano spesso nelle notti romane senza luna, le apparivano in sogno le facce smunte, gli sguardi affamati e le mani protese dei figli della sua Napoli, la città che tanto amava ma che, ingrata, per lungo tempo le negò i fasti ed i successi in campo giornalistico e letterario. Donna di cuore, dalla favella salace, sempre sferzante verso i capricci borghesi, eppur così compassionevole verso le debolezze, verso i “vizi del popolo”, del suo “popolo”. E in tale ottica va inquadrata una delle sue opere di maggior impatto emotivo, quel Paese della Cuccagna che affonda le radici nel tessuto popolare, nel ventre molliccio e brulicante della Napoli di fine ‘800, sferzato dallo scirocco che annacqua gli sguardi ed illanguidisce gli animi, ma che non può quietare i morsi di una fame antica, millenaria, belva inquieta e mai sopita che t’afferra il ventre ed ottunde la mente. L’opera è una rappresentazione viva, un presepe di anime indemoniate, romanzo corale, dalla tela spessa ed impregnata d’umori antichi, ferali: la Napoli di donna Matilde non è più la città lazzarona descritta nelle vivide pagine del Dumas, è una Partenope appesantita dal suo passato ingombrante, cristallizzata nelle sue figure piccolo-borghesi: è la Napoli di Mastriani, di Viviani, del poetico Di Giacomo; una nobile decaduta, svestita, o meglio, rapacemente spogliata, delle sue vestigia reali, del suo abito scintillante di ex capitale borbonica. I fantasmi della Serao sono uomini e donne che vivono la loro condizione umana con invitta rassegnazione, disperatamente tesi verso la tenue speranza d’una vincita al lotto, d’una bonafficiata fortunosa che li liberi almeno per un istante dai tarli quotidiani d’una vita logora e stracciona, costellata di miserie costanti e fortune estemporanee e mai durature. Sono maschere sfuggenti, dagherrotipi in chiaroscuro, comparse intercambiabili sul palcoscenico di una fragile esistenza che s’arrovella su se stessa, eppur non crolla, resiste, s’aggrappa alla più flebile speranza come edera tignosa. La prosa della Serao risente forse di una scrittura fin troppo impressionistica, descrizioni minuziose fino all’esasperazione, aggettivazione ridondante e barocca, eppure i suoi ritratti, quei bozzetti umani così vividi e luminosi, rischiarano con leggiadria i dedali stretti, i fondaci bui, i bassi lividi e limacciosi. Il suo tocco sicuro disegna contorni umani precisi, cesellando finemente, “sporcando” a dovere quelle figure popolari tanto amate: sotto il bisturi muscolare della scrittrice non risultano mai banali, e se a volte rasentano il ritratto caricaturale, la retorica del vicolo, non sfociano mai nella grassa sceneggiata, nella folclorica rappresentazione della realtà. La Serao rende omaggio ai suoi lillipuziani senza mai scadere nel pietismo meschino e cinico delle pagine alto-borghesi: il suo occhio è terso, e le lacrime d’inchiostro che versa per la sua gente sono vere, di un verismo crudo, che sente sulla sua pelle. Il Paese della Cuccagna è un’opera ancora vivida, drammaticamente attuale: Napoli è una realtà anestetizzata, chiusa all’interno del suo bozzo pulcinellesco, parodia eterna, immutabile, di uno spettacolo sempre più misero ed allucinato. Città- crisalide, attente da secoli una metamorfosi mai avvenuta: i laceri figli di donna Matilde non sono scomparsi, i fantasmi del passato trascinano ancora le pesanti catene. Perché anche oggi, come allora, il popolo ha fame, d’una fame eterea, non meno antica e stringente di quella fisica: è fame di dignità. Quella dignità che non si può reprimere, un grido lancinante nella eterna notte napoletana: e di questo la Serao ne era cosciente.