martedì 23 ottobre 2012

Scherzi da prete















Baruffe chiozzotte per maschere atellane, chi è di oscena stasera? 

E t'accorgi che di scena è la dignità delle anime affumicate, degli ultimi in graduatoria, dei roghi neropece senza volto, dalle mani anonime e incancrenite dal puzzo. 
Terre di fuochi, santi, marine e madonne pellegrine; langhe fumose, perchè in fumo va la salute, in fumo dignità, un vento di terra marcia sulla faccia, un calcio in petto alla tua umanità, mite e tenace.
Armato della tua piccola voce, a cantilena, contro lo scempio delle tue radici divelte, dai soliti, noti, per notti buie e rossicce. I soliti interessi, il solito dolore, da monetizzare, perchè a regimento, perchè a profitto. 

E ne approfitto. Io piccolo uomo dello Stato inconsistente delle cose, per strumentalizzare l'osceno del momento, per farne proprio "instrumentum" di distrazione a massa, e per le genti tutte: attracco alla fonte, di punta e scuffiando, nella rada di bolina incontro, contro-vento: voilà! "Signora non sta bene, signora mai fu contemplata, s'ignora la sua presenza". 

E giù, un profluvio mediatico d'immagini e cartuscelle, e le figure che escon dagli arcani son vetuste e sempre quelle: il Giudizio, l'Imperatore e l'Appeso lì, a suo rovello, senza risposta. Che rimane dunque Arcano. Del resto l'ossa le getti "ar cane", frattaglie di gentilezza e fine grazia pure; tanto è dovuto, rispetto preteso, e massima l'arroganza. 

Rimane l'umiltà d'un prete, il puzzo d'una terra infettata dall'uomo ed un Prefetto, ominicchio al cospetto della sua dignità buttata via come un cencio spelacchiato. E tant'è, nella terra dei fuochi, dove il focus è per minuzie, mentre il villaggio sprofonda attorno: ma è il Villaggio Globale, e c'è sempre l'Osceno a dar spettacolo, svilendo la trama. 

Ma voi, alla ricerca d'uno spizzico di dignità sospesa, guardate sempre la trama, avviluppata e densa, c'è sempre un segno artigianale a ristabilir l'equilibrio del tessuto sfilacciato.  
Stavolta era l'umiltà d'un prete, a ricordare che la dignità non abbisogna di "vossia, eccellenza, onorevole", basta metterci la faccia. 

E che non sia come il cu-culo, al suo nido, fatto di gramigna, inutile e molesta.

venerdì 19 ottobre 2012

"Rivoluziò Aranciò!"






Dopo il Corvo Gennarino, non poteva mancare  ' O PAPPAVALLO d' 'A RIVOLUZZIONE!

Ripete a pappardella tutto quello che il popolo vuol sentirsi dire;

Ogno mattina il suo immancabile tweet d'inutilità quotidiana e banalità diffuse;

Ciancia  di ogni rivoluzione possibile, passata, presente e futura: da quella D'Ottobre, passando per quella Cubana e finendo a quella "Collezione-Autunno- Inverno" di "Duce e Bandana";

Instancabile masticatore di frasi altrui, trita-concetti perfetto, condensato di luoghi Comuni insuperabile;

Luigiggino, il pappagallo per i Capitani Arancioni di domani!

E da morto, lo puoi pure surgelare come un Findus!

Nelle migliori bacheche Facebook e Twitter Comunali!

Ritratto sfiziosetto per Dioscuri Napoletani.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
“Siamo tutti esuli dal nostro passato”.
A citar Dostoevskij, siam tutti transfughi d’una landa solcata da marosi e tempeste, figli d’un passato che tormenta nel deliquio o ristora nel conforto, pellegrini d’un culto vizioso, da concupire o blandire con preci e soliloqui.

Ma tant’è; la bruma è coltre da fugare, o velo al nerofumo da stralciare, in bilico tra ricordanze leopardiane, o concordanze mannare per homines lupoidi, che radono il pelo, per celar il vizio: vezzo immaginifico di coprire o descovrire le carte d’un passato che si scala o si rimira, o si teme come suocera sull’uscio.


Prodromi di Lari dis-persi nel focolaio d’un ricordo, sfuggente come sensale d’illeciti guizzi, scazzi ipocondriaci per germani, fraterne figure del nostro immaginario quotidiano; due figure, due retaggi.


Luigi, Giggino, ben insediatosi nel ruolo di arruffapopolo per poteri forti e disincantati, manolete opportunista, ma non scaltrissimo, lesto di muleta e banderillas ma troppo ondivago per esser coerente, sgravato d’amblais nel paludato mondo dei politicanti professionisti, lui integerrimo ed agguerrito ministero, del pubblico paladino, ertosi forse con malagrazia, ma di certo con enfasi ed impatto, fino allo smottamento emotivo delle masse plaudenti, che gli concessero fiducia, voto e poltroncina, per poi esser sedotte & abbandonate nell'arco d'un terzo di lustro, o giù di lì.


L'altro, Claudio, ottimo consigliori, nell'ombra ma rilucente alquanto, sobrio, si silente sicumera, radici che affondano in frasi sussurrate, memoria smezzata di chi nella vita organizza e-venti, strambando all'abbisogna per sbarcare il lunario, secondando le maree con furbizia e certa grazia, mai mettendo prora di traverso.


Il passato è terra straniera, brandelli di identità artefatte, per apolidi che gettano moneta nel pozzo, osservandone il tintinnio, esprimendo il desiderio della vita, per quel che si vuole essere (o almeno apparire); Giggino & Claudio "sempreinsieme" , che s’arenano sulla battigia lignea d’una zattera di fortuna (e che fortuna) in quel di Palazzo, remando in controsenso, aggirando le zone a traffico limitato d'un piano estemporaneo e confusionario alquanto.


L’uno, irriverente, arrogante, piacione che pungola e seduce (qualcuno ancora c'è); l’altro, avviluppato alla discrezione, non vedi nelle sue mani il timone, ma la terra l'avvista sempre prima, un passo sempre indietro ma la punta è mezzo giro avanti, sonda il terreno e detta i tempi: e quando s'è dissodato il terreno, nello spazio lancia il germano reale, perchè quello abbisogna di spazio, per il suo ego a dismisura.


Certezza e rimozione: ci vorrebbe sovente un repulisti spurgante, una negazione dell'egotimia a scomparsa, per salvare almeno una scheggia, un chiodino, della zattera movimentista ormai ai marosi. Giggino e Claudio sfidano la sorte, il rendez-vous è giostra per parate e affondi, schermaglie ad orologeria con l'amministrazione della città porosa ad attendere sullo sfondo, quando lo sguardo è già più alto, altrove, chissà; il tempo è scandito da sguardi felini al lazo, valzer di sedie di comando scambiate come vesti, al minimo, pelle; che divengono dioscuri impudenti quando solcano il limite della loro baldanza, scadendo nel ridicolo e nella tronfia ridondanza.


Palazzo come refugium peccatorum per anime infanti, fortezze Bastiani con muraglie di carta, ordinanze e decreti che generano fumosi veli a ricoprire l'emergenza continua dell'esser sulla breccia, comunque e ad ogni costo.

Giggino rappresenta bene o male sé stesso, è lupoide alfa-dominante, che del nesso causale tra l'aver lo scettro ed il comando, ha fatto brani; l’arena politica è inganno, a sua volta passpartout per “ingannare” fanatici e critici dall'occhio accigliato, masse più o meno amplie che dipendono dagli umori del più altro in grado (ma sarà poi in grado?).

Claudio, insinuatosi nel ganglio, cela l’intermezzo con scambio fraudolento, competenza personale spacciata sottobanco, perchè la rivoluzione non è pranzo di gala, ed un coperto lo si deve pur pagare, ed il conto tocca a noi, è presto detto. Giggino l'eletto, Cluadio il suo cicero; si riconosca il torto, e tosto, chè la pena non è scontata, perchè un fratello è monade famiglia, di nulla (in pubblica piazza) meritevole, di nulla e così sia.


E cosa resta, del passato straniero, divenuto presente collettivo?

Polvere, bandane, manifesti per la via. E macerie, a solo un anno di distanza, ed un piccolo gingillo ad occupare i Dioscuri, un Palazzo in centro ad aspirarne frustrazioni e velleità. Il passato lo si polverizza, ma la cenere s’accumula negli interstizi più minuti.

I Diosuri, indivisibili, dalla culla al trionfo; dall'alveo al tramonto.

Fossero pure invisibili a tutti, non lo sarebbero giammai a loro stessi.
E così sia.

mercoledì 17 ottobre 2012

Bagnoli Futura, ovvero futuro remoto.



 
 
 
 
 
 
  "Si scioglie il sangue di Sangennoir, ma non Bagnoli Futura".

Questo è l'incipit perfetto per l'atto di Giunta Cocozza, che per bocca del suo Schettino in alamari e babbucce cremisi, il Sindaque du role nonchè Maire che non bagna Napoli, ha blindato il futuro poco anteriore di Bagnoli, del suo patrimonio post-archeo-industriale, e della società in perdita ed in bilico, Bagnoli Futura, portando in Consiglio Comunale (quello monotematico sull'assegnazione degli immobili comunali e sul futuro della "B.F.") la voce dell'incoscienza, o della resipiscenza, trasmutandola in delibera per evitare lo scioglimento della società, puntando alla sua ricapitalizzazione.


Giggino Murat incontra i gruppi di Federazione della Sinistra in una stanzetta fredda e al dis-gelo, durante una pausa dei lavori consiliari, incassando l'appoggio da parte del Capogruppo (alla faccia della trasparenza istituzionale; ieri l'altro IDV aveva fatto la medesima cosa garantendo il suo "sì"), poi riapre il dibattito nel consesso, bellamente dichiarando: "Sono per il superamento della società, abbiamo votato un atto di transizione, altra cosa è la nuova idea sul futuro di Bagnoli che esporrò il 25 quando è previsto un Consiglio ad hoc".


Hic et nunc, perchè illo tempore, il Pinocchietto in bandana ripeteva come un refrain a cantilena che la Bagnoli Futura S.P.A. doveva esser liquidata dopo aver appianato i debiti accumulati in dieci anni e più di mala-gestione fallimentare: una ripatrimonializzazione del leviatano (un anno orsono) era fuori discussione, per il Maire: il conferimento in patrimonio di tutto quello che la S.T.U. (Società Trasformazione Urbana) ha fatto fino a oggi, del valore di diverse decine di milioni (Porta del parco, Turtle Point, etc.), questo per dare respiro alle collassanti casse della B.F. ed evitarne il sacrosanto fallimento, stante l'inconcludenza decennale, appannaggio delle solite cricchette clientelari e del falansterio politicante et affine.


La società è gravata da 330 milioni di debito, bruscolini agli occhi di De Magistris, tanto che il nostro va dritto e sicuro per la sua strada, dopo aver imbroccato controsensi e sparigliato tutte le ztl del buonsenso politico, civico e razionale:

"Opere da restituire all’atto di estinzione della società stessa, è tutto ancora sul tavolo". Il campo è da restingere ancora, del resto la fantasia non manca quando scopiazzi e ti re-inventi il "Lungomare Scassa-Napoli, Libbberato", quindi a breve si torna in aula per giocare ancora con le tre carte ed il bancariello arancio della rivoluzione domenicale in bandana e calzoni corti.

La società non sarà più "omnibus", ovvero con poteri di operare su tutta la città di Pullecenella, ma solo dentro Bagnoli. Questo l’atto approvato, nella seduta appena conclusa, col Consiglio a votare a maggioranza, con Federazione, Napoli è Tua, Italia dei Valori, PD, UDC e con gli astenuti dell'opposizione, sempre molto blanda ed accondiscendente col reuccio di Saint James Palace Hotel.


Unica nota stonata per Giggino nostro, il voto assolutamente contrario di Ricostruzione Democratica, con Iannello, Esposito e la Molisso, a votar contro la delibera, chiedendo invece, ad a gran voce, che fosse messa all'ordine del giorno la liquidazione della società, con "l' immediata convocazione di una assemblea degli azionisti, con all’ordine del giorno la verifica della messa in liquidazione della società Bagnoli Futura S.p.a. e la nomina di un liquidatore che verifichi la percorribilità di ogni procedura volta al ripianamento dei debiti anche attraverso le procedure concordatarie vigenti".


Unica voce contraria nel coro e tra i peana delle forze politiche in Consiglio: alto e fiero il coretto gregoriano nel vellicare le derive d'un esarca gran "bluffone" che stracciò i patti elettorali con la sua cittadinanza come fossero veline e pezze arlecchino per la Piedigrotta che fu.

martedì 16 ottobre 2012

Assessoroscopo per la Di Nocera, assessore alla "Kultura".


 
 
 
 
 
 
 
Far cultura a Napoli; dovrebbe esser sì facile, come trovar greggio in Arabia, eppure. Eppure sovente è come cercar acqua nel deserto e nell'arsura. L' ex direttrice dell'Arci Movie di Ponticelli par aver in parte compreso le sorti del variegato mondo delle arti, quivi a Neapolis greco-romana: cultura ed arte per anni son stati bassa greppia per intellettualoidi da falasterio clientelare in salsa sinistrorsa.

Quindi da oggi si cambia: “Niente fondi a pioggia per eventi che esauriscano i badget in poco tempo”, il che sembrerebbe cosa buona e giusta, ma significa anche che una volta ricevuti li si sappia spendere?


L'ottima Di Nocera Inferiore, tra un'inaugurazione e l'altra di mostre e convegni, (si ricorda qualche mese orsono il Museo del Giocattolo, al Suor Orsola; e di certo è imbambolata di suo, la nostra "Madame de Stallo", ferma come cavallo di frisia a ribattere flussi e cifre turistiche e critiche che sovente piovon addosso come mota e fanghiglia.


Chi si ricorda della querelle delle "segge a sdraio"? Con delibera d'afa e canicola della fin di luglio, il Comune paga alla ditta "FAST SERVICE SAS" la cifra di € 38.500,00, come fornitura di 300 seggiulelle e palchetto a sdraio per lo svolgimento delle manifestazioni sul Lungomare Libbbberato (più "b" si aggiungono più aumenta il tasso di "liberazione certificata" by Comune giggino-murattiano).


"Il Cinema a Sdraio", è un flop colossale, e con picchi di 15-20 spettatori di media a sera stende di sicuro la baldanza dell'assessore, una vero "lumiere" in materia di cinema: "Il cinema a sdraio — precisa a mezzo stampa Di Nocera — non è costato 40.000 euro, ma poco più di 10.000". Peccato che la delibera riporti correttamente la cifra poco sotto ai 40mila euro, con l'assessore in freddo imbarazzo, tanto quello dei cittadini nell'apprendere che in Comune manco due conti sanno fare, e che una sedia in plastica per poggiar le terga (in affitto, eh) costa circa 64 euro a chiappa, 128 per tutte e due.


Troppe balle in Comune tra noi? Errori veniali e di gioventù, ci si rifarà di certo col Forum Internazionale delle Culture, no?


L'evento "fortemente inutile" voluto in quel di Partenope da "el Bafo" Oddati, moquettiere della fidata ditta "Antonio&Rosetta", è finora costato solo milioncini extra per l'acquisto del brand barcellonese del Forum e per le trasferte a Monterrey (in totale circa una decina di milioni): la fondazione intanto viene commissariata, pare abbia 5 milioni di debiti, e manca sempre meno all'evento, eppure Mireia Belil, la direttrice generale della "Fondaciò Forum de les Cultures" preferisce un rispettoso assenso, un'afonia preoccupante, ma le indiscrezioni comunque "filtrano e se ne infischiano".


Corre voce che la fondazione voglia subito 3 milioni cash, altrimenti zomperà tutto il circo barnum e cucuzzaro: nessuno si fida più dell’Italia, lo stesso evento slitta di un mese e mezzo (doveva partire il 10/04/2013, invece il nastro di partenza è spostato – ma i 3 milioni si troveranno? – al 25/05). Il guado c’è, è non si passa: la linea Maginot che separa Comune e Regione dallo spernacchiamento internazionale si sfrantuma, divenendo limen sempre più valicabile.


La fiducia persa costa: il tutto, tradotto in soldoni, cristallizzerebbe lo stanziamento regionale di 15 milioni di euro di fondi europei, in un clima rovente di disagio imbarazzante e palese incapacità organizzativa da maelstrom italico. Ma la megalomania di Giggino Murat contagia tutti, anche i suoi scudieri al fianco, e la Di Nocera Inferiore è in scia col suo Generale a Stelle Arancioni, anche se opportunamente tace cercando di capirci qualcosa in più.


Poco piglio e sottile polso anche qui, la temperatura sale e rischiamo un'impennata dei costi o al minimo "un'impepata di cozze", visto che potrebbe finire tutto a sagra napo-paesana.

Assessoroscopo scarso, da 4 e ½ e poco più.

Amore. “Chiamami ancora amore” è la tua canzone, sei molto passionale, ma avrai difficoltà a concentrati sugli affetti in questo periodo. Poco male, tanto tuo marito lo vedi tutti i giorni in Comune, nello staff dell'assessore al Bilancio. Coltiva l'arte e mettila da parte.


Lavoro. La tua situazione professionale dovrebbe subire una vera trasformazione, sarai proiettata ad un livello superiore. Ma sempre comodamente stravaccata sulla tua sdraio preferita.


Salute. Hai la tendenza a rivivere le scene del tuo passato come fossero un film. A già, tu questo facevi prima. Lascia il passato al suo posto, e goditi il presente (finchè dura).

sabato 13 ottobre 2012

"LE FOGNE MORTE" ( di Giggin 'o Poeta)


 
 
 
 
 
 
 
"Oh!

Vorrei tanto che tu rimembrassi

il giorno dell'elezione, quando eravamo amici.

La vittoria era più bella.

Il sole più arancione.

Le fogne morte s'appilano a mucchi...

Voti?: ormai l'ho dimenticati.

Le fogne morte s'appilano a mucchi

come scarica-barile, mai rimpianto

e l'acqua del sud le trascina via

tra le fredde blatte nell'oblio.

Vedi: ho già dimenticato

la tante balle che vi contavo.

È una versione che vi spariglia.

Io mi amo

v'ho preso all'amo.

E viviamo, due fratelli insieme

Claudio che mi ama

io che amo Claudio.

Mai la vita separa chi trama

mano nella mano

incompetenza e clamore

e l' acqua cancella nella rabbia

gli schizzi ai passeggeri nella metro invisi.

Le fogne morte s'appilano a mucchi

come scarica-barile mai rimpianto

Ma il mio Sodano silenzioso e fedele

sorride ancora e pare lancia di sfida.

Ti amavo tanto, amara mia saittella.

Come potevo disappilarti.

La vittoria era più bella.

Il sole più arancione.

Era mia la poltrona più ambita ...

Ma non ho nè mai avrò rimpianti.

E' la cazzata che vi contavo

sempre, sempre la sentirete.

È una versione che vi spariglia.

Io mi amo

v'ho preso all'amo.

E viviamo, due fratelli insieme

Claudio che mi ama

io che amo Claudio.

Mai la vita separa chi trama

mano nella mano

incompetenza e clamore

e l' acqua cancella nella rabbia

gli schizzi ai passeggeri nella metro invisi".

venerdì 12 ottobre 2012

Assesoroscopo per Bernardino Tuccillo Assessore al Patrimonio e Personale



 
 
 
 
 
 
 
 
 
Napoli, città verticale, formicaio dove le case s'incollano le une alle altre, il tufo si fonde col cemento, il cemento preme, il suolo si sfalda, fiumi carsici magnano e rosicano le fondamenta, come denti di zoccole arruffate.
Un bel patrimonio da gestire, soprattutto sul versante pubblico: il Comune ha da sempre il problema dei fitti passivi (molti sprechi irrazionali) e di quelli attivi (dove riscuote poco, i canoni non vengono indicizzati, le risorse sperperate).

E l'ex sindaco di Melito è partito lancia in resta, verso una dismissione forzata degli immobili in eccesso, o non gestibili per costi e noncuranza; atto dovuto, per carità, peccato che nell'elenco degli immobili pubblici possano rientrarci (per mera svista, s'intende) anche siti di storico interesse, come la casa di Giuseppe Moscati, in via Cisterna dell'Olio, pieno centro antico. Per la serie “ci vorrebbe un Santo in Paradiso”, e manco quello abbasta più, oramai.


Resta il problema del Bel Romeo: tra Insulae che non ci sono, e che mai ci dovranno essere, perchè appaltare a concessione il patrimonio del Comune ad un soggetto come Romeo Alfredo, ben conosciuto nelle procure di mezza italia, è cosa capziosamente fuori dalla ragione (sociale e non solo), gestione del patrimonio immobiliare e dei fitti passivi sotto lente archimedea in vista di scadenza, e dismissioni forzose imposte dalla spending review governativa, a dicembre si prospettano momenti di gloria per il Tuccillo nostro.


Mancano solo 24 giorni alla scadenza del contratto con la Romeo Gestione: il bell'Alfredo compra pagine su pagine sulla stampa locale per sbandierare la sua presunta efficienza e capacità manageriale (ed in efftti la sua l'ha dimostrata, avendo per le mani i patrimoni immobiliari di ministeri, di città e di partecipate comunali), una competenza di gestione da "top level", mentre abbasta un giro nelle contrade, terre di mezzo e di nessuno, delle residenze popolari post telluriche, per toccare con mano lo stato di degrado, abbandono, fatiscenza ed emarginazione.


Arrivano i fogli di sfratto per le famiglie delle Vele a Scampia, rimane sul tavolo del Tuccillo il contratto della Romeo: che si fa, si proroga oppure no?

Allo studio tre diverse opzioni:

1)l’esternalizzazione con la realizzazione di una gara internazionale;

2) l’utilizzo della convenzione Consip (che comprende molti dei servizi che si intendono esternalizzare ma con ribassi considerevoli);
3) l'affidamento ad un organismo istituzionale come lo Iacp (Istituto autonomo case popolari);

Successivamente al confronto in giunta, sarà sottoposta alla Commissione Consiliare la soluzione adottata. Per quel che concerne i fitti passivi, l’assessore si sbilancia, annunciando che anche grazie alla dismissione immobiliare, e secondo una stima realizzata per difetto, si prevede un abbattimento totale del 30 % dei fitti passivi entro fine 2012.

E Romeo continua a "vendere" in conto Comune gli alloggi residenziali, con il principale intento di appianare i suoi personali crediti verso il Comune (del resto aveva pronte le cartuscelle ingiuntive per una cinquantina di milioni, col Comune che invece di resistere in giudizio, proponendo a sua volta un conteggio dei crediti vantati VERSO la Romeo, ha deposto immantinente le armi).

Ma il caro Assessore, impelagato tra incontri di Giunta, sedute del Consiglio, carte bollate, ricchi premi e cotillones, trova financo il tempo per una querela da sporgere "senza indugio, per diffamazione aggravata" contro giornalista e direttore responsabile del periodico online "ladomenicasettimanale.it”; vicenda grottesca, dato che, seppur vero che il codice penale norma diffamazione e tutele collegate (ed in tal caso Bernardino Tucci-Tuccillo può sporgere querela contro i soggetti "incriminati", l'estensore dell'articolo ed il direttore della testata medesima) non si comprende come all'Assessore sia venuto in mente di querelare anche un terzo soggetto, Domenico Lopresto, segretario dell' "Unione Inquilini Napoli", reo di aver soltanto ri-pubblicato l'articolo incriminato sulla sua "bacheca" di FaceBook

( http://ladomenicasettimanale.it/index.php/77-archivio/notizie/143-tuccillo-chi).
Si resta basiti, spetterà adesso ad un magistrato sciogliere lo gnommero-cortocircuito venutosi a determinare.

Tra dismissioni, tagli al personale, stipendi da congelare (per un risparmio di circa 6 milioni di euro annui), dipendenti da sorvegliare (attivo un nucleo di vigilanza interno per la valutazione dell'operato degli amministrativi, che non poche critiche s'è attirato, anche dai sindacati di categoria), affitti da riscuotere (il Comune vanterebbe un credito anche da alcuni partiti politici per mancato versamento di canoni immobiliari, valore circa 1 milione di euro), cimiteri da costruire (a Napoli presto il forno crematorio comunale), è anche normale che uno si distragga, ritrovandosi nel proprio staff Dario Montefusco, figlio di Giuliana Visciola, direttore gerale alle politiche sociali del Comune, no?


Ma è mera distrazione, basta spiegarsi: “I parenti di un amministratore devono per forza espatriare per lavorare? Credo nel merito, nella formazione, nella selezione del personale. Il resto è chiacchiericcio fangoso”. Tutto chiaro? Andiamo al regolamento, qualche cavillo, codicillo, Tuccillo, dovrà pur esserci: no, tutto regolare, dov'è mai scritto che un parente non possa lavorare al tuo fianco, si parla pur sempre persone di fiducia, no? E chi non ha fiducia nei propri (o altrui) figli!


Amore. Dismessi i panni del seduttore seriale, il cuore lo affitterai alla persona giusta ad equo canone. Attento allo sfratto improvviso, comunque.


Lavoro. Sei in un periodo vulcanico, le valutazioni immobiliari alle falde del Vesuvio stanno salendo.Non esitare a proporre le idee più pazze. Ma quell'idea della pizzeria vicino il forno crematorio la rivedrei. O almeno cambierei la pala per infornare.


Salute. Dovrai ridurre le risorse interne, rischi che la tua cubatura aumenti in modo esponenziale. Attiverai un programma di ristrutturazione per il periodo post-natalizio, ma i tagli imposti al personal trainer, ti impediranno di ritrovare il peso forma, e sarai registrato come “bene demaniale”.

giovedì 11 ottobre 2012

Assessoscopo per la Palmieri, assessore alla Scuola e DIstruzione


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
“Io speriamo che me la cavo”, è la prece quotidiana dell'assessore all'Istruzione di turno, in quel di Neapoli. E la Palmieri non fa eccezione: la situazione dell'edilizia scolastica è post-tellurica, i tagli al personale sono da brivido, i servizi offerti ne risentono sistematicamente, e l'abbandono del percorso formativo resta in percentuale tra i più alti d'Europa.

“Bienveneau an paradis!”, molto dipende dagli stanziamenti centrali e non solo. “Attendiamo lo sblocco dei fondi Fas, per le aree sotto la media di sviluppo europea, sono fondamentali”; per il rilancio degli interventi di manutenzione sulle strutture, sia ordinarie che straordinarie; per la battaglia contro l'evasione scolastica; per tutto.


E la refezione per i bimbi da sei mesi ad un anno?

Ci vuol metter la faccia la Palmieri, di tacco e tubino armata, soprattutto per gli asili e le scuole materne, dato che in quel di Partenope v'è carenza di strutture che permettano alle madri di poter conciliare vita lavorativa e cura parentale.
“Gli asili nido sono strutture pedagogiche di primo livello, essenziali”, Palmieri docet. Ma i bimbi "non magnant".
Sono ben 7500 i pargoli tra 6 mesi e 6 anni iscritti ai 37 asili nido e alle 79 scuole materne della città "scoperti", come conto al ristorante mai saldato: accorpamenti, demensionamenti, taglia, cuci, scuci, più che un assessore val bene una sartina (sempre di tubin fasciata).

Ma la svolazzante Palmieri, è comunque front-woman di primo livello, e sovente incontra madri, padri, alunni e docenti, spiegando che, fondamentalmente, il grosso è cercare di tirar avanti con quel poco che cade dal desco Romano.

L'anno scolastico è appena iniziato e già pare una corsa, un decathlon irto di insidie ed ostacoli: slitta la refezione, poi i diuturni et atavici problemi di organico (la Uil parla di 10-12 piccoli per insegnante, piccoli pulcini pio sotto la chioccia spolpata dal turno), bambini disabili sprovvisti di adeguata assistenza, con il maelstrom rischia d'inghiottire piccini e parenti, che saran costretti a "venire già mangiati" dalle proprie tavole e focolari.

Non c'è da stupirsi che molte scuole, asili e materne, siano allo sbando, perchè il bando s'è imbandanato (sempre nell'arancio spinto, da avvolger intorno al senno perduto): in tempi di crisi, in una città come Napoli, c' sempre una notizia a far da contorno. La gara d’appalto è slittata, per motivi burocratici, dal 25 settembre al 16 ottobre, con gli uffici comunali incartati ed avviatti ma pronti ai salti mortali, a saltar pure il pasto (assieme ai ragazzini) pur di far quadrare il cerchio.

Sarà bandita una procedura di accelerata d’urgenza. «Mi assumo questo impegno», chiude il medesimo cerchio la Palmieri.

Pare sia infuriata per quanto accaduto da ultimo, ed è pronta ad intavolare personalmente i pasti caldi nei termini previsti, a costo di portare tutti dal Mc' Donalds più vicino al Comune (ce n'è uno proprio nelle immediate vicinanze).

ma prima meglio cambiarsi d'abito, gli schizzi di ketchup non vanno via facilmente.

Amore. Gli astri ti sono benevoli e sorridono. Probabilmente è solo una paresi. Il vero banco di prova sarà la fiducia verso il partner, lo terrai sotto esame per tutto il semestre. Ma all'orale ti darà delle belle soddisfazioni.


Lavoro. I tagli si fanno sentire, anche per te suonerà la campanella. Ma risalirai la graduatoria, fino alle prime posizioni. Poi una riforma dell'ultimo minuto ti segherà le gambe. E mancano anche gli insegnanti di sostegno (vedi sopra).


Salute. Esami continui ti daranno ragione: l'herpes zoster l'hai contratto durante l'ora di educazione fisica. Con l'istruttore della palestra. L'ultimo quadro svedese l'hai barattato con una canadese, almeno così state più comodi.

martedì 9 ottobre 2012

UN COSENTINO NAPOLETANO














L'enigma Cosentino. Nel senso di Nicola Cosentino, avvocato, sottosegretario all'Economia, il fu braccio destro del "creativo" Tremonti, ex coordinatore regionale per il PDL, il partito del popolo del Nano di Arcore: per uno nato e cresciuto, anche politicamente, a Casal di Principe passare dall'essere un postino dei boss casalesi, al ruolo di gran visir del PDL in Campania era il minimo che gli poteva capitare.

Sono quattro i pentiti ad accusarlo, in più vi è una parentela (acquisita, bontà sua) del boss Giuseppe Russo, detto Peppe 'o Padrino: del resto uno i parenti non se li sceglie, no? Gli amici teoricamente sì, almeno. Ma andiamo con ordine.
Tutto nacque da una costola del mega-processo "Spartacus", quello alla cupola casalese, che ha portato all'arresto e alla condanna all'ergastolo di Francesco Schiavone, meglio noto come "Sandokàn" e dell'altro super-boss Francesco Bidognetti, conosciuto nell'ambiente col nomignolo di "Cicciotto 'e mezanotte"; processo che ha visto imputati oltre trenta galantuomini in odor di mafia (non solo, c'è voluta l´escussione di 508 testimoni,tra cui l´interrogatorio del pentito Carmine Schiavone, cugino del capoclan; è durato 49 udienze, 50 udienze per la requisitoria del pubblico ministero, 108 udienze per le arringhe dei difensori.

L'esito provvisorio di questa prima fase fu di 95 condanne, di cui ventuno gli ergastoli comminati, ventuno anche le assoluzioni, tutte per i politici coinvolti e i rappresentanti delle forze dell'ordine: un catafalco di carta alto quanto la Torre di Pisa; in uno degli ultimi verbali depositati in Procura, in occasione dell'inchiesta "Spartacus tre" ( c'è anche uno "Spartacus due", sugli appalti truccati e sui cantieri ed imprese gestiti direttamente dalla camorra casalese), un pentito, tale Domenico Frascogna racconta di Cosentino, di come fosse il Caronte, il traghettatore politico della volontà camorristica dei boss di Casal di Principe.

Siamo a cavallo degli anni Novanta, Schiavone all'epoca era libero come un fringuello e si godeva l'ozio nella sua villa hollywoodiana, immerso nella sua vasca da bagno colosseale, nel senso che la circonferenza della stessa ricordava quella dell' Anfiteatro Flavio, volgarmente detto il Colosseo.
Nicolino viene eletto consigliere regionale per Forza Italia, un plebiscito di voti, il trampolino giusto per fare un salto nel salotto buono (vabbè, si fa per dire), tra quei parlamentari di Casta e di Partito che bivaccano in Parlamento: in quegli stessi anni, secondo Frascogna, Cosentino andava facendo la spola tra Schiavone e gli altri boss minori del clan.

Il pentito non lo chiama mai direttamente in causa, ma si riferisce ad un politico molto conosciuto, detto 'O 'Mericano, molto attivo sul piano regionale e provinciale, tra Casal di Principe, San Cipriano, Cancello Arnone, e tutta la provincia casertana. Insomma, un vero Camorr-trotter, con tanto di pedigree accreditato nell'ambiente malavitoso. Ma il pentito non è il solo ad accusare il Cosentino: anche Michele Froncillo e Gaetano Vassallo, in due distinti interrogatori datati duemilaotto, parlano del bell'indagato come del "postino del boss".

Vassallo conosce il sottosegretario fin dagli anni Ottanta, quando il piccolo Nicola si faceva le ossa (e si preparava spiritualmente al lavoro sporco)nel partito socialista italiano: era conosciuto nell'ambientino fine della camorra come "quello dei Bidognetti". Proprio un bel curriculum, ci si stupisce che il ragazzo non l'abbia scritto sul biglietto da visita! Ma i rapporti tra Cosentino e gli Schiavone sono ben saldi, non c'è da avere paura che il nostro si dimentichi degli amici.

Le amicizie del nostro sono da prima pagina e ben presto ci trascinano anche lui, che ovviamente si dichiara estraneo al tutto, e fino a condanna definitiva vige la presunzione d'innocenza. Ma le circostanze sono comunque inquietanti, come una foto di Ferrara che fa il bagno nudo.
Nel 1993, Cosentino e Mario Schiavone, cugino di Sandokàn, si ritrovano concordi davanti al notaio per un matrimonio d'interessi: Schiavone è lì per vendere un terreno (circa due ettari), Cosentino per acquistarlo, prezzo sull'unghia quaranta milioni.

Il piccolo sottosegretario casale si presenta alla stipula dell'atto al gran completo: tutti e cinque i fratelli Cosentino davanti al notaio, una famiglia molto unita a quanto pare. Un piccolo affare per i Cosentino, eppure c'è tutta la Sacra Famiglia per Mario Schiavone, un pò strano, no? La società della family in quell'anno fattura già oltre venti miliardi di lire, eppure per un semplice acquisto di terreno si presenta tutto il gran giury! Mah, del resto le tradizioni sono importanti qui al Sud, Natale e dal Notaro con i tuoi, Pasqua con chi vuoi... Resta però la stranezza di questo atto: un terreno che sorge proprio a ridosso degli appezzamenti di bufale degli Schiavone, che cacchio se ne facevano i Cosentino?

Quindici anni dopo il terreno è ancora nello stato iniziale, nessuna costruzione è sorta sopra: eppure il bel Cosentino di palazzi se ne intende, visto che ha costruito anche il tribunale civile di Santa Maria Capua Vetere. Oddio, l'edificio era destinato ad un condominio di civili abitazioni, ma che volete siamo in Campania, edilizia creativa! Giudici ed avvocati gironzolano per stanze minuscole, passeggiando davanti a balconi su cui, all'occorrenza, possono stendere le toghe ad asciugare. Ma il vero "bissinesse" della famiglia è l'energia.

Chiedete a Sparanise, poco più di settemila anime in provincia di Caserta, e vi diranno a chi appartiene la centrale elettrica entrata a regime nel duemilasette: sì, è del nostro Nicolino, quel ragazzo una ne pensa e cento ne fa! Il Leviatano elettrico da ottocento megawatt era stato fortemente osteggiato dagli abitanti di Sparanise, e ci volle l'intervento dell' allora ministro Marzano, che come un falco calò da Roma per imporre la centrale. E indovinate chi gli stava affianco, tutto bello sorridente con doppiopetto d'ordinanza? Eh, vedo che siete scoraggiati, ma sì, proprio lui, il nostro Nicolino! Quel ragazzo farà strada, ve lo dico io...
Forse una persona dabbene, un politico che non vuole gettare ombre su di sé, non dovrebbe avere interessi economici così forti ed ingenti, quando agisce come esponenete politico? Di sicuro non fa più scandalo, Berlusconi docet.

Ma il piccolo Nicola non finisce di stupirci: al suo gruppo appartengono l'Aversana Gas, l'Aversana Petroli, i distributori IP Service, l'Immobiliare 6C, la società Agripont; il fulcro dell'impero rimane comunque la produzione di energie e combustibili fossili, anche grazie alla forte presa dei Cosentino sul territorio. Presa o morsa soffocante? Eh, già, perchè i nostri Cavalieri della Cupola Rotonda, riescono a vincere facilmente appalti e commesse, il loro indice di penetrazione nel territorio è altissimo: e questo, in una terra martoriata dal racket casalese, non è poca cosa. Appare addirittura sospetto.

A Sparanise la pompa di benzina più vicina alla centrale elettrica appartiene, guarda caso, ai Cosentino, ma chi la gestiva per conto loro? Il nipote di Giuseppe Papa, noto boss della camorra, condannato per omicidio: quando si dice la coincidenza! A dire il vero la Procura Antimafia ci provò pure a fare luce sull'enigma Cosentino: nel novantasette nega il certificato antimafia per i cantieri della centrale elettrica, pare che il pericolo di infiltrazione mafiosa sia più di una semplice eventualità. A Nicolino gli viene un colpo. "Gli appalti bloccati? E come cacchio faccio?".

La società Aversana Petroli ricorre al Tar, poi al Consiglio di Stato, ma evidentemente gli intrallazzi politico-casalesi sono qualcosa di reale e non macchinazioni delle toghe rosse, di un opposizione inopponente, o degli alieni venuti da Plutone: Cosentino and Family stavolta rischiano grosso. Poi, il miracolo!
In Prefettura cambiano idea, Cosentino ottiene la tanto desiderata certificazione antimafia: c'entra per caso qualcosa, il fatto che il nuovo Prefetto Maria Stasi sia stata eletta alla Camera col PDL, lo stesso partito-azienda del bel Nicolino?
Beh, in Campania niente è casuale, e la necessità procura ben strani compagni di letto, ma il tarlo rimane. Nicolino pure.

Nel 2009, la Magistratura dinvia alla Camera degli Imputati una fitta richiesta di autorizzazione a procedere custodia cautelare (e buttatela, sta chiave...) per il reato di concorso esterno in associazione camorristica; nel documento, testualmente, era riportato questo: "Cosentino contribuiva con continuità e stabilità, sin dagli anni '90, a rafforzare vertici e attività del gruppo camorrista che faceva capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone, dal quale sodalizio riceveva puntuale sostegno elettorale [...] creando e co-gestendo monopoli d'impresa in attività controllate dalle famiglie mafiose, quali l'Eco4 spa, e nella quale Cosentino esercitava il reale potere direttivo e di gestione, consentendo lo stabile reimpiego dei proventi illeciti, sfruttando dette attività di impresa per scopi elettorali". Un vero signore, così nobile d'animo e sentimento che la Camera a malincuore si vedeva costretta a rigettare l'incartamento con un fascio di rose alla Procura, respingendo la richiesta dell'arresto di 'Nick The American.

Nello stesso anno, un altro pentito, Luigi Guida, detto O'ndrink, accusa ulteriormente il galantuomo di Casal, dichiarando urbi et orbi dello stertto e collaborativo rapporto nello smaltimento abusivo di rifiuti tra Cosentino e i fratelli Sergio e Michele Orsi, collusi con la Camorra (il primo fu arrestato per associazione a delinquere, il secondo fu assassinato nel 2008 per aver denunciato dei camorristi): la Camera continuò a negare l'uso delle intercettazioni a carico di Nicolino, Silvito Goebbels Berluscn lo blinda ancor di più, confermandogli gli incarichi di Governo (deve esser proprio l'Anno della Piovra, nel calendario cinese!).

Ma andiamo avanti, suvvia, che la zuppa del Casal non s'è mica già raffreddata! Siete sui Carboni ardenti? Nick pure, perchè Flavio (Carboni, appunto), noto imprenditore, viene pizzicato per delle irregolarità nella gestione degli appalti per degli impianti eolici in Sardegna; gran giramento di pale, nevvero, ma che c'entra questo con il nostro Cosentino-Napoletano?
Carboni è stato arrestato insieme a Pasquale Lombardi, geometra ed ex esponente della Democrazia cristiana, nonché ex sindaco di Cervinara (Avellino), e all'imprenditore Arcangelo Martino, ex assessore comunale di Napoli: a tutta la cricca, i magistrati capitolini contestanoanche l'accusa di:

"aver esercitato pressioni sui giudici della Corte Costituzionale al fine di favorire la legittimità del Lodo Alfano, aver sostenuto la riammissione della lista civica regionale "Per la Lombardia" (la quale appoggiava il candidato di centrodestra per le elezioni regionali del 2010 e attuale governatore della regione Lombardia Roberto Formigoni), aver favorito la nomina a presidente della Corte d'Appello di Milano del pm Alfonso Marra" (che effettivamente ottenne la nomina).

E per la stessa accusa, avrebbero pure favorito la posizione di Nicolino come candidato governatore di centrodestra per la Regione Campania alle elezioni 2010, finita nelle melme di scandalotti e dossieraggio interno allo stesso PDL in Campania, con Silvito Goebbels sceso di corsa a frenare il suo Sottosegretario per lasciare spazio al volto pulito e diafano di Stefano "fantasmino" Caldoro.

Negli ultimi anni, il nostro eroe, dopo aver schivato intercettazioni, richieste della magistratura, processi, arresti e tutto il cucuzzaro, siede tranquillo e beato in Parlamento, dopo essersi finalmente dimesso anche da coordinatore campano per quella sottospecie di partito in dissoluzione che è il PDL.

Come ultima curiosità, resta una agguerrita battaglia in sede civile contro la pubblicazione d'un libro piccolo e coraggioso, "Il Casalese", a firma di più autori giornalisti, stampato dalla casa editrice "Cento Autori" di Villaricca, in provincia di Napoli: la famiglia Cosentino al gran completo ha fatto causa per 1, 200 milioni di euro, chiedendo anche la distruzione, stile Fahrenheit 451, del volume, con pubblica gogna degli autori stessi in pubblica piazza.
Alla fine della filiera, la richiesta è stata respinta dal tribunale, ed il libro non andrà ala macero.

La bella carriera del Cosentino-boy potrà dunque trovare la sua degna collocazione tra i libri di folclore e curiosità mitologiche della bella e sfortunata Campania (In)felix.

La zuppa del Casal è ancora fumante in tavola.

lunedì 8 ottobre 2012

LA PURPETTA CAMBIA SUGO
















MINISTORIA del GIGGINO PROVINCIALE:

Il 6 e 7 giugno 2009 si va al voto, Neapoli è barocca e trabocca di munnezza, satolla di promesse, Berluscaz palpa il terreno e sonda il pertugio: nettezza e pulizia a suon di ramazza e leggi speciali: con ‘a Purpetta è cosa fatta, servizo all’Americano; il duo alla fratelli Al-Capone scala i vertici di Forza Italia, mecenatismo in olezzo di camurria e menestrellismo in odor di caseo e muzzarella (Cesaro non manca di sottolineare come diuturnamente inondi le stanze di Palazzo Grazioli con trecce, code e zizzone d’Aversa e Battipaglia per Silvito Goebbels da Hardcore, ghiotto di zizza, e non sol di luteo lacte).

Quel dì afoso di giugno, il 58,3 % di preferenze, 809.621 voti, è tutto per lo Sterminator di congiuntivi, il gaffeur tracagnotto e paonazzo (carica i microfoni sotto al suo grugno in mediatico eloquio, falciando e scalciando lessico ed accenti, senza tema alcuna), genius loci d’un berlusconismo provincialotto e in odor di zuppa del Casal di Principe; il cursus è bello lungo, e l’onor è da scoprire.

A metade anni Ottanta si becca una condanna in primo grado, cassata in Cassazione (presidente di sezione all’epoca l’ ammazzasentenze, il festoso Carnevale Corrado), per presunte collusioni, nonché diretto favoreggiamento, verso la N.C.O. de ‘O Prufessore, il Don Raffaè di deandreana memoria; da assessore al bilancio nel suo feudo di Sant’Antimo riesce a fuggir, latitando, ad un blitz della Procura partenopea per truffe ai danni dello Stato.

In in una informativa dei carramba si legge: “Cesaro Luigi, nato a Sant’Antimo, avvocato non praticante, (…) risulta di cattiva condotta morale e civile (…) in pubblico gode di scarsa stima e considerazione. È solito associarsi a pregiudicati di spicco della malavita organizzata operante a Sant’Antimo e dintorni”.

Curriculum perfetto, avrà pensato ‘o Mericano Nick, e via di candida candidatura per la tornata provinciale dello ’09, risultato lasso (e) vincente.