domenica 30 dicembre 2012

Sonno o son Destro?

























La Russa molla Berlusconi. Non gli ha teso il braccio.

Fonda un partito assieme alla Meloni. E dire che nel PDL in giro se ne vedevano di notevoli.

"Lanciamo il nuovo Centrodestra italiano". "Linciamo" era più credibile.

Giorgia Meloni, Ignazio La Russa e Guido Crosetto per la nuova destra: l'annuncio su Fez-book.

Un partito nato dalla scissione dei colonnelli di AN. Purtroppo, senza spargimento di sangue.

"Una scelta lunga e tortuosa", a sentir Crosetto. O il suo enorme swanstuck.

Puntano a rinnovare la destra. Ecco perchè al progetto è interesssato anche Renzi.

venerdì 28 dicembre 2012

TELE CAMURRIA






















  


"Ogni società ha i criminali che si merita" (Alexandre Lacassagne).

Telecamurria, per historia patria di banconote pallottole e dominio tribale, posizioni e rendite, mistura sempreverde quando di criminalità organizzata trattasi; e la terra infelix all'ombra vesuviana è coltura per bacilli resistenti e proteiformi, in Campania è da qualche lustro che han piantato vessilli ed antenne le cricche ormertose della medialità virale, risilienza muscolare per etere criminogeno a profitto para-imprenditoriale.
Terza Regione del Belpaese per numero di licenze, in cui nidificano ben 77 tv locali e 165 radio a media frequenza, la Campania ha subito l'assalto fenomenico e neoliberista di melodie a suon di kalashnikov e guapparia, "onore" e malavita, per noumenon sostanziale ad alto frequenziale malavitoso.

Dal boss che si iscrive alla Siae come autore, all’editore in diretta società con la zuppa del Casalese, al capoclan o al suo prestanome utile alla gestione della tv e del canale via etere: la Regione trasmette  questo e molto altro ancora, le trasmissioni radio e tv sono utilizzate per inviare messaggi agli affiliati, attraverso onde anomale sparate nell'aere come fossero proiettili, potenze fuori scala o su frequenza abusive, rubate allo Stato; un danno per la collettività stimato in almeno 500 milioni di euro, tendente al rialzo. Antenne trasmutate in sciabole puntute per fendere l'etere al ritmo di neomelodie metropolitane pronte a minacciare, intimidire, sfruttando il canale della pubblicità per giustificare il racket delle estorsioni, con cantanti pedine ed alfieri sul proscenio, per scambi cifrati di codici ed enigmi a "parlesia", per scacco matto al boss di turno.

Minime realtà, di vicolo e quartiere, divenute gruppi editoriali di caratura regionale: in ballo ci sono contributi pubblici per circa 12 milioni di euro annui, migliaia di spot, soprattutto elettorali, utilizzati per ottenere protezioni politiche, per allagare il refluo bacino di scambio per voti ed appalti, affari a tinte fosche; il controllo dell’informazione e la gestione dei posti di lavoro dell’indotto sono fetta complementare alle attività dei clan, cui si aggiunge direttamente la milizia neomelodica, con la fureria a rimorchio dei sedicenti maghi e taroccatori professionisti a complemento. Un’illegalità diffusa e tollerata, un sottobosco che sopravvive indenne, nonostante esposti, denunce, ed inchieste della magistratura: realtà proteiforme e fruttuosa, afferente alla parcellizzazione delle cosche napoletane e della provincia, un barnum a compagnia risalente ai primi anni '90, sempre in chiave neo-melodica.

Una chiave pseudo- musicale diventata poi colonna sonora di strati sociali dell’intero Mezzogiorno, genere che valica i confini rionali, divenendo traccia distonica, sottofondo per  "gruppi di fuoco" dei clan, coi guaglioni caricati a molla tra una striscia ed acuto, prima dei raid a spedizione; omicidi al ritmo trash di amorucoli ancestrali e vite in latitanza, boss e pentiti, 'nfami e malamenti : e quello dei cantanti è bussinesse  fin troppo redditizio, quantificato in 200 milioni annui, una perdita netta per l’erario stimata in 80 milioni di euro netti. Mercato in grado di generare un consenso e comunanza, promuovendo in tutta Italia la sottocultura camorristica, creando posti di lavoro ex novo, con estorsioni continue ai commercianti per gli spazi pubblicitari via etere imposti, e il sostegno delle società compiacenti (quando non strettamente controllate dai boss), che si declina in raffica di televendite "consigliate" sulle emittenti della Camorra S.p.A.

E se un tempo per creare consenso sociale, serviva avere ville hollywoodiane, con serraglio di bestie esotiche a complemento libere di ruggire nell'aia, i nuovi boss 2.0 guardano ai media come a nuove frontiere per impiegare peones e manovalanza, "pali" ed antenne, sentinelle ed affiliati, con i cantanti neo in prime time e fila nella recherche spasmodica di profitto e rispetto: la fiction napoletana si arricchisce di crime time, con serenate calibro 9 a gorgheggiare sempre più dalla parte del crime.  
Benvenuti, Gomorra is on demand.

domenica 23 dicembre 2012

ANTENNA PATTA

























"Ci sono due categorie di televisione: la televisione intelligente che fa dei cittadini difficili da governare, e la televisione imbecille che fa dei cittadini facili da governare" (Jean Guéhenno).

Antenna Patta è tornato,  redivivo  ed e-rettile all'abbisogna, gastaldo priapesco ad eiaculatio ritardata, precoxemente smitizzato, per mitopoiesi mediale a tinte fosche e di cerone, tacco dodici e poppute al seguito: nulla sfugge al margravio plutocrate mascellonico e plastico, nessuna televisione, rete, canale, rivolo, frivolo, per il frugolo ottuagenario, Fregoli manigoldo ovviamente e pedissequamente in fregola diuturna. Ave, nell'alto di SKY, in MEDIASET stat virtus, RAI e ti sarà rato, e consumato il matrimonio, tra il Cainano e le sue ancelle e vestali, chè la TV è "robba" sua e le sue antenne vispe per vespidi in abito lungo e chaise longue svettano puntute e imperiture sul Montecitorio più alto.

La campagna è marziale, anti-montiana e ferale, i marziani voglion sbarcare a Roma, per prossima sventura, legislatura a futura memoria, memores domini  d'un PDL in reflusso gastro-esofageo da sbornia post-tennica, col Monti candidato e politicante, una nuova favella distonica rispetto all'abaco dell'A-B-C uber alles, dell' ormai svenata consiliatura a strascico; dunque è tempo di rimonta, del Mida alla Goldman and Sex, di antenne pazze, di marcatura ad uomo, col nano da giardino fossile pressurizzato a dovere e pronto a spectaculare eruzione come Tappo di champagne, come budello di cerone, prono all'auditel, coi servi sciocchi e meno grevi adulanti, questuanti, postulandi, per domande scoscese come galosce inumidite, per sicuro passo nella leccata di regime, che il Re è tornato e non vuole scrofole tra le palle, per tocco sicuro dall'umidiccio al sacro (nel senso d' osso).

E prima la D'Urso, cammellata di sicuro, e poi le consuete truppe, i Vespa, i Giletti, i TG4, TG5 e TG6, gli studi aperti come le notti di cabiria in quel d'Arcore, cosce contrite quanto sacrestani in chiesa, turibuli ed aspersorio per riti e lupercalia, gossip e malabolgia, e giù fino al girone dell'inferno più vero, per una diretta lunga un disadorno, crudo, e posticcio sogno, per l'election day after, e noi dislessici ed amorfi, a raccogliere le briciole del Belpaese, trasformato all'uopo nell'ennesima sagra di vinello, tarallucci e braciole affumicate. Il Drago non disdegna bastioni e merli, torri e torrette, passando senza sosta dall'ammiraglia alla scialuppa, ed approdando financo a Julie Italia, microbiotica emittente locale partenopea, satellite semi-oscuro dell'empireo Mediaset: la televisione appartiene a Lucio Varriale, storico patron di Telelibera 63, tv alle vongole allevata nelle vibrionica acque di Mergellina, epigono infinitesimale del Berlusca meneghino.

Il Cavalier Bananoni non s'è lasciato sfuggir occasione, prestando il suo cerato volto per una intervista sbottonata come una finanziera in ambasce: il figlio di Varriale, Livio, ha condotto a termine il grato compito porgendo assist al nostro Nanoleone, come nemmanco Ronaldinho ai tempi d'oro; e giù un florilegio di percentuali vincenti, con l'annoso problema rifiuti neapolitano rispolverato per l'occasione, ovviamente risolto dal Governo targato Hardcore, tra un Bertolaso uber alles, che quando non era occupato coi massaggi defaticanti delle coccottes, si ricordava d'esser capo della Protezione Civile (nel senso che metteva su i preservativi con un certo garbo), un Surdato 'Nnammurato, un pulcinella d'oro, ed una pizza a forma di mandola (o un culo a forma di mandolino?), etc. etc.

Se non fosse ben chiaro, Lo Hobbit è tornato sugli schermi, sempre alla recherche dell'Anello del Potere con cui infibulare un Paese intero per i suoi personali intrallazzi sessual-finanziari: il Regno di Montor è baluardo invalicabile, o solo cavalluccio a dondolo di frisia, per il Cavaliere e le sue Amazzoni? Sperando in un colpo di mano del destino, o al minimo un colpo apoplettico che se li porti tutti all'inferno, non resta che auguraci buone feste, spegnando adoranti come Magi gli schermi al plasma per almeno 48 ore. 

venerdì 21 dicembre 2012

Assessoroscopo per De Falco, Urbanistica Uber Alles




















"L'architettura è l'arte di sprecar spazio" (Philip Johnson).


Architetto di poca favella il De Falco, ex segretario di “Italia Nostra Campania”, strettamente legato al Piano Regolatore Generale per Napoli, approvato la prima volta nel 2004; da allora l'approccio bassoliniano alla materia è mutato come tufaceo sacello, e se prima era un imperativo categorico simil kantiano il nulla mutare, col tempo s'è avviato un carnascialesco barnum d'interventismo metropolitano, grandi opere e vento in poppa (sarà lo spirto dell'America's?). Quale il presente, per Urba-Napoli e De cata-Falco?

Diversi i PUA (Piani Urbanistici Attuativi) sul tablet dell'assesore, due per la periferia, Ponticelli (riqualificazione abitativa e commerciale per un'area di 8.506 mq) e Bagnoli (e lì se ne vedranno delle belle), uno per il Centro Antico (Patrimonio Unesco): oltre 50 milioni il valore degli investimenti, e mica cotiche direbbe il salsicciaio. ma qui non siam a scotennare cotechini, al massimo di goniometro oliamo il gomito, a scandagliar il metro cubo, e perchè no, a scrutar sfera di cristallo.  Meglio palla da calciare, visto che nei piani rientra anche la riqualificazione dello Stadio San Paolo, il tempio pallonaro, ma lì tocca sondare gli umori di De Laurentiis, e gli appetiti imprenditoriali in loco; un tempo si cianciava di riqualificazione un tanto al metro, d'una nuova tecno-struttura a copertura velica, per un costo previsto, dai 50 agli 80 milioni.  Come dire? Pay per view.

Ma torniamo alle periferie post-industriali e simil-lunari. Da ultimo, si prevede la costruzione di due palazzi con parcheggio interrato in quel di Ponticelli : Saint James Palace Hotel rilascia uti privatorum il placet per costruire,  approvando nell'afa del  luglio scorso il progettino, a firma dell’architetto De Falco: i  proprietari dell’area presentano il piano, anch'esso a firma De Falco. Mon dieu! Vedo doppio! L'ubiquitas non fa per noi...o forse sì? Il lavoro è firmato dall'attuale assessore in veste di privato, e nel progetto è prevista anche la possibilità di ampliare la strada sul confine est dell’area realizzando un marciapiede per servire meglio i palazzi. Si veda la data del piano: 29 aprile 2011, con firma in calce di Garruletta Iervolino.

Passano i sindaci come fossero evi, e col Cocozzaro in Comune tra noi siede anche De Falco, architetto-assessore con delega (ovviamente) all'Urbanistica: il piano ricicccia  sul tavolo e l'assessore si affretta a dichiarare di non aver nulla da chiarire in merito: "Non c’è una mia incompatibilità,  quel progetto l’ho portato a termine 4 anni fa, quando non ero ancora assessore. Ho interrotto tutti i rapporti professionali con privati quando sono diventato assessore", e poi del resto,  "non ho votato quel piano in giunta". Ed in vero nel verbale del 12 luglio 2012, presenti 11 assessori su 12, De Falco manca all'appello. Questione d'opportunità politica.

Invero par di rivivere i fasti, seppur in ridotta misura, del Cavalier Bananoni, in arte Silvio da Arcore, che lasciava deserto in loco lo scranno decisorio, quando il Consiglio delle Minestre doveva impegnare carta, calamaio e penna per l' imprimatur reale atto a scaldare il cuore ed il portafoglio dell'ex Premier, per misure regolamentarie e normative che prevedevano qualche ritocco migliorativo alla televisioni, nel gran ballo di favoritismi a frequenza variabile e sempre costante per il nostro eroe diversamente alto, ma pur sempre all'altezza. Anche in qui casi il diletto interessato lasciava le sedute, a verbale mai risultando.  

Assessoroscopo fiacco, 5 -
Amore. Avrai voglia d'intimità, e perciò riscoprirai le gioie della casa. Ma solo fino alla prima rata del mutuo. Il tuo piano regolatore è efficiente e controllato, purtroppo anche un pò inclinato, e la partner se ne lamenta. Troppo stress, curati che sembri una cariatide romana (e se scavi per la metro, trovi pure quella).

Lavoro. La mole di lavoro affidatati non ti spaventerà; a quello ci penseranno i debiti del Comune.
Il tuo entusiasmo ti darà il coraggio di scelte difficili, finalmente butterai dalla finestra dell'Assessorato quel vecchio catafalco smollato dei tempi della Iervolino. Assicurati di non aver defenestrato proprio la Iervolino, in visita di cortesia.

Salute. Cura l'alimentazione, molti solidi, pochi liquidi (soprattutto in cassa). Starai attento ai segni che ti invia il tuo corpo, ti sentirai pesante come cemento, ma niente che un condono tombale non possa curare. Definitivamente.

giovedì 20 dicembre 2012

Lodo Alfano, ma può andare a cagare.

























Il PDL si divide: a Berlusconi spetta la parte di sotto.

L'ex Premier punta al 40%. Quando sei cliente fisso hai diritto ad uno sconto.

Pare che si sia fidanzato. E con una sola donna alla volta.

Il partito è scosso. E' che nelle camere mortuarie fa sempre freddo. 

Alfano ha puntato al cuore del partito. Ma Berlusconi non aveva il portafoglio con sé.

Situazione drammatica: i fedelissimi resistono. Ma nel bunker non c'è abbastanza viagra per tutti.

Berlusconi invade le tv con la sua presenza. In sovraimpressione dovrebbe comparire la scritta "vietato alle minori di 18 anni".

In Parlamento è' iniziata la diaspora dei parlamentari PDL. Oppure hanno aperto quel nuovo night club?

Settantasette anni e una politica nuova, che guarda al futuro. In caso di vittoria, toglierà l'IMU sulla prima cassa.

Dice che non teme la Sinistra. L'unico a cui dà ancora fastidio è D'Alema.

Ha ricominciato con lo stesso spirito del '94. Non siamo ancora riusciti a dargli fuoco.

La satira lo aspetta al varco. Come la satiriasi.

Comunque vada, Berlusconi è sempre sorridente e disteso. Devono aver esagerato col botulino. 







martedì 18 dicembre 2012

IL GIUDIZIO ELETTORALE

























(Nel riquadro, Berlusconi che azzanna nuovamente l'Italia)



"Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli" (Apocalisse, 12, 9).


Fuoco, fiamme e reflussi acherontei, d'essenze palustri, nel medioevo italico 2.0, i millenaristi preparano fughe iconoclaste, con ventiquattrore alla mano, per refugium in baita campestre, in scia dei Monti, e biglietti da piccolo taglio, per tagli di corda che fanno una resa, una ressa a strascico, e sursum corda, che l'immagine international è compromessa, torna il Drago, i lacchè, le pire poppute e le sue schiere: il Cavalier d'Apocalisse arma il  cavallo, sella il Dell'Utri e non teme il iudicium, nè di Dio nè Di Pietro, che i critici son serviti e la critocrazia è politicante per davvero, con le toghe rosse, arancio, cocozza e arcobaleno che scendono il crinale, cavalcano la crisi; ex p.m. nell'ora del meriggio, dei pubblici misteri divengono turiboli, incensando l'agone per elezioni d'antan, col Vecchio Faggio che dispensa moniti e frutti, lassù sul Qui rinale, in attesa dei maya o al minimo, dei soliti maiali.

"La Peste! La Peste!", s'ode a grida, tra fumisterie alchemiche di politicanti a mezza via, con l'osceno del villaggio che indica la S.C.I.A. dei fumi catramosi in bella vista, mille le bocche dell'ILVA da sfamare, e non basta il sacrilego tributo a baccanale, degli operai impilati come preci, su rosario sgranato, un tanto a pezzo, che il bubbone s'arrossa, s'esalta, s'ingrossa; tumor acqueo, di bolle ardenti, di morti avvilenti, di vite alla catena, di condicio sine qua non, tra lavoro e salute; di Sinistra afasica, vergognosa e senza voce in capitolo, al massimo capitolato, e Destra persa dietro la sorte mirabolante triste solitaria y final del Gran Ciarlatano d'Arcore, dei ritorni impossibili a scalare la sorte, in IMU signo vinces, dei processi ventennali ad un Paese decotto e alla sbarra, sfrantummato ed invecchiato senza l'umana speranza che il futuro sia arrivato, perchè più giovane significa invero più precario che mai.

Medioevo Italia, annus domini 2012, coi giullari servi dell'Io a promenade, prometei delle bolgosfera, armati di cinque stelle come ninja ieratici ed incazzosi, movimenti che rompono argini a borborigmo, montando rabbia sacrosanta e sedimentando a raggiera, per civismo politico prossimo venturo; adepti osceni adulanti del Grande Centro, leviatano convergente verso cameratismo moderato d'albagia borghese, screziato d' accenti anglofili e tabacco da pipa, e buone entrature, da bocconiani alla buvette; sinistrati di slavine passate, trapuntine ideologiche essiccate, figli del liberismo e del mercato, figli trapassati d'un remoto appartenere, sfumato e bruciacchiato, inutili piddini alle primarie, quando la scuola politica è già defunta, e da un pezzo ormai (e che qualcuno lo dica a Bersani); laboratori politici per ex magistrati vanesii e balbettanti, tra un Di Pietro in caduta libera, un De Magistris in ascesa solo virtuale e mediatica, ed un Ingroia palermitano, magistrato di valore in trattative deviate e gnommeri sciasciani, accalappiato alla causa per un flop semi annunciato, una purea cocozza allo 0,5 % su scala nacional.  

"Grande è la confusione sotto il Cielo", e grande è la fuga dei Ciellini di Formigoni, la piccola vedette lombarda, dei Proci della Polverini, dei margheritini delle API, dei Futuri disoccupati senza Libertà,  invereconda la ruffianeria, per anaconde partitiche che ancora sbuffano e si contorcono, dilatando muscolari il ventre, per le abbuffate in conto, e di contorno; per i Lumbard coi Maroni fumanti, adesso evanescenti, per i Marxisti per Tabacci, che almeno la satira rimane sacra, per tutte le liste, i listini, i renziani, i capponi, gli azzeccagarbugli, i  Ghedini, i gradini d'un pantheon a ruciuliare, come pantegane rasenti ai muri, zoccole da palingenesi, immortali e replicanti. 

E' giunta l'ora del Giudizio Elettorale.

"Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c'era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo". (Apocalisse 21, 1 – 2).

Eppure noi siam viepiù prosaici e parsimoniosi, ci basterebbe almeno non veder discendere la Pascale da Palazzo Chigi, pronta come una sposa adorna per il suo Sposo, in tacchi alti, cerone e sorriso suadente (e parliamo dello sposo, ovviamente).
 

lunedì 17 dicembre 2012

Il Maire non Bagnoli Napoli

















"Napoli è una città che non conosce se stessa". (Ermanno Rea).



Paiono laschi e vaporosi i sogni neapolitani di trasformare Bagnoli in novella Goitzsche teutonica (la regione mineraria di oltre 60 km quadrati di miniere di lignite a cielo aperto, riconvertite in laghi e parchi a misura d'uomo): azzerati i vertici del C.d.a. della Bagnoli Futura e sostituiti con altri nomi assisi a poltrona, la società Bagnoli Futura rimane ancora un carrozzone vuoto, barnum periferico che ha ingollato proditoriamente negli anni circa 340 milioni d'euro, con previsioni di spesa lievitate come porcini all'ombra dello Sterminatore; circa l'86 % in più rispetto alle prime ottimistiche previsioni. Sarebbero 31 i milioni di euro impiegati solo per la bonifica, vexata quaestio per baloccamenti ventennali, mentre nel totale sarebbero circa 259.358.195 euro, i fondi stanziati per il recupero dell' ex area Italsider. Gratta e vinci, ma è il Prence Cocozza al kommando, che comanda: "Quivi sarà ricapitalizzazione, qui sarà futuro e rinomanza".

E già, perchè in campagna marzial-elettorale De Magistris si beccò perfino una querela dall'amministrazione della Bagnoli Futura, tuonando contro gli sprechi di pubblico denaro succedutisi nell'arco di più lustri all'ombra delle ciminiere ad archeo-trave industriale: ex voto per miniere amiantifere, scintille e polvere rossa, polmoni saturi di particelle deformi, ad imperitura memoria, per l'eternit dei secula seculorum.
Scoccava l'ora delle decisioni irrevocabili, la Bagnoli Futura andava sciolta ed azzerata, per preservare un futuro a Bagnoli e a mezza Napoli; tramontava l'idillio cementifero di chi è padrone d' ampia sacca in area (Caltagirone docet), e si puntava alla maxima riqualificazione in loco, per riprogettazione in chiave ambientale ed eco-sostenibile. Poi, di grazia, che fu?

Fu che il Cocozzaro cambiò verso, sistemò chi di dovere nei punti chiave e volle fortissimamente volle la ricapitalizzazione della società, dando in pasto alle banche beni interamente pubblici, quali la Porta del Parco, il Parco dello Sport e l’acquario tematico delle tartarughe, attraverso un atto di liberalità indiretto, e cioè trasferendo la proprietà degli stessi alla Bagnoli Futura, permettendo alla società di disporne in funzione creditizia, ponendoli a garanzia dell'elargizione del credito; un mezzo obrobrio giuridico, che incontrò le perplessità degli stessi revisori contabili, ma che non fermò il Maire che non bagna Napoli, permettendogli di rinnovare la sua rivoluzione sbrindellata. Ergo, la società diviene 'na meza S.T.U.( Società a Trasformazione Urbana), con obblighi in capo al pubblico per la bonifica ed il cambio di destinazione dei suoli, ed introiti sicuri per il privato che dovrà poi edificarci sopra e vendere gli immobili; ed in questa ubriacatura di nuovi volumi e cubature, la bonifica finisce in fondo al mare, a far compagnia agli idrocarburi aromatici et similia.

Nuovi strumenti e risorse per implementare l’influenza della Bagnoli Futura su tutto il bacino territoriale nell’ottica di una progettazione ampliata e di gestione d’un volume di beni e risorse che invece di diminuire, fino alla prevista estinzione della società come previsto, punterà al rafforzamento d’una azienda che finora ha ingollato finanziamenti europei e nazionali per una cifra ormai vicina alle iperboli matematiche.
Alla faccia della coerenza e della politica oculata e di risanamento. Alla faccia del bene comune e della democrazia.

Una politica mediatica fatta di "libbberazioni", quella del Giggino Murat, passando per il Lungomaire Caracciolo, tra Z.T.L. abnormi e malsane (il volume di traffico aumenta nelle zone limitrofe congestionando polmoni e lamiere), Movimento Arancio-ammuffiti e finendo con la liberalizzazione definitiva dei beni pubblici della collettività, posti sul mercato per bene-comunismo distorto, trasfumato in affarismo preferenziale per carrozzoni comunali in perdita perenne.

Nulla di nuovo sotto al Sol dell'Avvilir, basta portarsi dietro un ombrellino per ripararsi dai raggi della rivoluzione cocozzara, sperando poi che il medesimo non ci finisca dietro per davvero, laggiù dove non batte sole. Altan docet.

domenica 16 dicembre 2012

LA VITA E' BALLA

























E' la più bella addormentata del mondo, a sentir il Toscanaccio.

No, non Dante, che ai suoi tempi ancor di Gran Ducati si discutea, del Benignaccio nazionale, quello che prendeva in collo Berlinguer.

Quello che dopo "La vita è bella", pare essere in sollucchero per tutta la poesia italiota, fin dagli albori.

Quello che negli anni berlusconidi si è inabissato meglio d' U-boot teutonico.

Quello che nella guerra degli spread teutonici, delle politiche repressive tecnocratiche, mai espresse battuta o satirica opinione.

Quello ormai buono per tutte le stagioni, al di là delle correnti che spirano.

L'Arci-italiano.

Quello del "tengo famiglia".

E non vorrete mica che prenda freddo, no?

Dunque pronti con la maglia della salute, che il tempo è passato, ed anche il Comico rischia il raffreddore.

A meno che non abbia sana e robusta Costituzione.




venerdì 14 dicembre 2012

Il Marchese del Grullo















"Roma è tutta un vespasiano". (Alberto Sordi, ne "Il Marchese del Grillo").

Massi sulla scesa, come prole, spacciata al novello Cronos, fiero pasto-ne mediale, per il Grillo Grande Twittatore, passando per i gorghi del Casaleggio come fosse Timoniere, guizzando come otaria in quel di Scilla speculum di Cariddi: grande è la confusione sotto i Monti, con s-partitocrazia alla deriva, in cerca di refugium certo per peccatori impenitenti, e cosa accadrà dopo la fine dei Maya, nel prossimo venturo medioevo italico 2.0?

Bruciante lo scatto, il capo dà di matto, ardente e scaltro, col militante five stars che si fa lu mazzo: i territori son rade e lande da conquista, Movimento in resta, e non ci resta che ridere, ché di Comico parliamo, o piangere, che di strali para-bellici trattiamo: quali le regole, ove posa la corona, sua Maestà Democrazia? Di certo, non sul Capo, tricoricciuto marchese grillesco a nido di hirundo rustica, al più è duello rusticano, tra dissidenti, discernenti, discepoli e jedi, guru e mentore: e la mentula, dove la mettiamo, che di scrotar l'orizzonte mai siam sazi?

Fosche nubi a presagio, con diaspora da bar, ieratico scazzo da blog, vulcano eruttò sententia: "Fuori dalle balle", disse il Grillo, come bulla fulminante, scarlatto marchio, di meglio logo, con le cinque stellette precluse a chi alla tempra del guru puntò il fuoco sacro dei rovelli: Voltaire è fuori gioco, fuori onda, oscurato a giorno, col Genovese pronto al pesto, pur di non rovinare il giocattolo a pochi mesi dall'elezione; e dunque via all'Epuration Day, con vaffanculo ad personam al dissidente-consigliere di turno.

E se pria fu Tavolazzi, ora tocca a Salsi e Favia mangiarsi il fegato e senza contorno, che il Marchese tuonò senza ritorno, coniando refrain a ritornello: "Non venite a rompermi i coglioni (a me!) sulla democrazia. Io mi sto stufando. Mi sto arrabbiando. Mi sto arrabbiando seriamente. Abbiamo una battaglia, abbiamo una guerra da qui alle elezioni. Finché la guerra me la fanno i giornali, le televisioni, i nemici quelli veri va bene, ma guerre dentro non ne voglio più". 

Ergo, è verde e genovese, pronto al pestello, sbatacchiando i bastian contrari, sbarrando la sua fortezza fin dai bastioni: fuori, e andate a scocciare qualcun altro, che qui si va à la guerre comme à la guerre, lo scudo non è crociato, la ma la crociata è già partita, sicuri d'incornare la partitocrazia sull'uscio, incrociandone il passo in quel di Montecitorio, nel 2013 prossima sventura.

Cosa buona e giusta , eppur non basta barba a vestire il filosofo, ed il Grillo rischia di perdere la cappa per un sol punto: "porta patens esto nulli claudatur onesto ", e basta segnare il  ".com" nel verso in-giusto per cambiar seme e segno a destino e parole. Si spera che il passo sia segnato, e non sia marziale, che di guerre in testa già troppe qui ne abbiamo. Ma di regole, e democrazia reale, e di rispetto, di ciò siam ancora bisognevoli, et a iosa.

Chè se il Marchese addiventa del Grullo, nessun voto segnerà la sua scheda, al massimo una croce; da metter sopra, e senza titubanza o tema alcuna di beccarsi l'ultimo, definitivo e sonoro, "vaffanculo".





giovedì 13 dicembre 2012

FACCE RIDE

























E' tornato.

E' sempre lui.

E' sempre più puzzone.

E' sempre più Rubacuori.

E' sempre più Leader Maximo.

E maxima è anche la sua prostata.

E' Berluscloni, il clone che non muore mai.

Perchè ha visto cose che voi umani non potete nemmanco immaginare.

Facce molli come culi ai cancelli di Arcore, veline mezze nude attaccate ai pali di lapdance, depilazioni brasiliane che nemmanco un trans di Bahia.....

E tutto questo andrà perso, come viagra sciolto nella pioggia.